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L’autore ne fa un ritratto essenziale e completo in un’opera agile che si legge piacevolmente e ti fa sentire il personaggio un eroe, non di quelli lontani e distaccati, ma vicino a te, anzi dentro di te, che parla al tuo cuore, che vorresti
imitare, che ti lascia il segno.
Inquadrato nel contesto storico in cui è vissuto (Agnone 1682-Bovino 1752), il beato Antonio Lucci ha respirato, interiorizzato, perché affascinato, lo spirito francescano del paese di nascita, che ha fortificato durante gli studi ad Assisi, e lo ha messo in pratica nello svolgimento dei suoi ruoli fino all’ultimo giorno della sua vita.
Conseguita la consacrazione episcopale, si è impegnato nell’attività accademica prima come docente di filosofia in Agnone e poi espletando numerosi incarichi all’interno e per conto dell’Ordine anche a Roma, tanto che fu annoverato dal papa benedetto XIII come teologo del Concilio Lateranense del 1725. Di profonda cultura, ma modesto, umile, ammirato da tutti per la sua amabilità e venerabilità e considerato come maestro.
Non si tirò indietro nel fronteggiare l’illuminismo e il Giansenismo, ma comprese –e si sentiva in grado di farlo- che non era sufficiente la teologia dogmatica e sistematica, bisognava affiancarle la teologia morale, teorica e pratica. Peccato che la gran parte delle sue numerose opere scritte sono andate disperse.
Don Erminio Gallo analizza l’attività pastorale del beato Antonio Lucci, vescovo di Bovino. Il Concilio di Trento, a quasi duecento anni dalla sua chiusura, non aveva certo trovato attuazione. Innanzitutto bisognava contrastare quel grande male che è l’ignoranza, da cui tanti mali derivano. Non gli riuscì, come voleva il Concilio, di erigere il seminario, ma si impegnò di persona, aiutato da alcuni collaboratori, alla formazione dei futuri sacerdoti, la formazione morale in primis, con prediche, discorsi, editti, raccomandando loro di condurre una vita esemplare, dignitosa, confacente al loro stato, rendendo visibile la «modestia esteriore» e quella interiore.
L’istruzione e l’educazione andavano estese ai fanciulli ed anche al popolo, con un parlare facile, comprensibile.
Sempre dalla parte del popolo a cui doveva essere facilitata la partecipazione alle funzioni religiose. Da qui le sue annuali visite pastorali, ben ventitré, come momenti di verifica e di riflessione, occasione per fare esperienza della vita del popolo, correggere errori e vizi degli ecclesiastici. Fermo nei suoi principi, raccomandava la cura dei luoghi sacri, l’osservanza delle feste, rifuggiva dai privilegi, e si dedicò con tanto spirito di carità e amore ai poveri che nessuno poteva eguagliarlo. E con ogni mezzo difese i poveri anche contro gli usurai. Tra i poveri anche i carcerati ai quali riservò un’attenzione particolare. Naturalmente la sua carità era tutta concretezza. E verso i signori locali e il potere politico? Assoluta indipendenza e libertà; mai sceso a compromessi, senza paura, sempre vincente. Arrivò a negare al duca, don Inigo Guevara, di sedere al presbiterio durante le celebrazioni e vietò il suono delle campane quando i signori arrivano in pompa magna nei loro feudi e quando le nobildonne partorivano.
Voleva una Chiesa che privilegiava i poveri e lui si fece povero tra i poveri fino a morire «più povero dei suoi poveri».Un uomo di studio, un riformatore scrupoloso, un pastore di carità; per lui la vita è una ricerca di Dio. Un francescano autentico. Come non pensare di questi giorni a papa Francesco?
Ecco le ragioni del libretto di don Erminio Gallo: far conoscere questo personaggio della Chiesa molisana, beatificato da Giovanni Paolo II il 18 giugno 1989.
Don Erminio Gallo, che ha conseguito nel 2014 il dottorato in Storia e Beni Culturali della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, ha già parlato in precedenti volumi di San Casto, primo evangelizzatore della diocesi di Trivento, e del cardinale Antonio Carafa, prefetto della Sacra Congregazione del Concilio in Abruzzo e Molise. Anche il nostro territorio, quindi, ha avuto personalità religiose che hanno fatto la storia della Chiesa ed hanno inciso profondamente nella società del loro tempo.
Don Erminio Gallo non si ferma qui; la sua ricerca continua.
Rodrigo Cieri
Vasto, 8 aprile 2015

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