lunedì 9 febbraio 2015

SPECIALE 2015: Il carnevale di don Felice Piccirilli, anni '50 (4^ puntata)


di Lino Spadaccini

Ricordando i fasti del Carnevale di un tempo, che a Vasto ha sempre avuto una buona tradizione ed un coinvolgimento popolare davvero imponente, non possiamo non ricordare le belle sfilate organizzate dal Centro Cattolico Diocesano, per iniziativa del parroco della Cattedrale di S. Giuseppe, Don Felice Piccirilli.
Nel 1957, in occasione del "Primo Carnevale dei Bimbi", la sfilata di carri allegorici, partita dalla storica
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residenza dei d’Avalos, percorse le principali strade cittadine, tra due ali di folla entusiasta. «Lo spettacolo completo della ingenua e artistica manifestazione si è avuto al Corso Italia – si leggeva per l’occasione sulle colonne del periodico Histonium, diretto da Espedito Ferrara – sono passati così la "Conca Abruzzese" circondata da un nugolo di villanelle e di contadini nei costumi regionali allietati dal suono della fisarmonica; la "Conchiglia" schiusa su un angolo di mare pullulante di pesci, che un adusto marinaretto ha stretto nella sua rete, mentre una graziosa sirenetta invano tenta d’incantare il minuscolo pescatore; la "Casetta dei Nani", gentile offerta del Pibigas, con i sette rossi gnomi, la gentile Biancaneve e la vecchia Strega; la "Musica" rappresentata da una gigantesca arpa circondata da una aiuola di piccole in costume bianco e nero recanti sul gonnellino candido il segno del pentagramma; "l’Aerodromo", scena del Vittorioso, con al centro un grande aereo ammirato da indianoli, cinesini, europei in mezzo a un gruppo di animali esotici; il "Carnevale", un grosso pupazzo rubicondo festeggiato da numerose mascherine in irreprensibile costume settecentesco: cavalieri e damine amorosamente preparate». 
Una sfilata caratterizzata dalla semplicità, con l’unico scopo di far trascorrere una serena e festosa giornata, soprattutto ai tanti bambini presenti per le strade con le loro mascherine. Al rientro dei carri, sempre a Palazzo d’Avalos, la festa proseguì con piacevoli scene folkloristiche e la tipica quadriglia, danzata da cavalieri e dame sul palco sistemato davanti il Monumento ai Caduti, quando si trovava in Piazza L. V. Pudente.
Nel 1958, per la seconda edizione, curata dal sempre attivo Don Felice Piccirilli, sfilarono i carri della musica jazz, del mulino a vento, del Giardino Giapponese, dei Corsari, del Tribunale, della Capanna nel Bosco, di Pinocchio e la Balena, delle fatine e per chiudere il buon Carnevale, bruciato al termine della serata.
Nel 1959, nonostante la minaccia della pioggia, sfilarono i gauchos messicani, con i caratteristici sombreros, le musmés giapponesine, le pacchianelle abruzzesi e una tribù africana. L’anno successivo, tra i carri spiccava quello di Pulcinella intento a suonare una gigantesca chitarra, mentre al termine della sfilata dei carri allegorici, davanti Palazzo d’Avalos, andò in scena una puntata speciale della nota trasmissione "Campanile sera", in ricordo della partecipazione televisiva della Città di Vasto, avvenuta alcuni mesi prima.
Anche oggi chiudiamo in versi con una bella poesia di Osvaldo Santoro.

Carnevale

Sune chènte e magna magne,
Cicerchiate, tammurrille,
tra coriandele e trumbatte,
la sfelate de le chèrre,
mascarate de cartèlle,
bbërre, vëine e pizza calle,
'nce šta hìune che sse lagne.
Lu bballà nen ne parlame,
sonne titte prufussure
da le schéule depluméte,
balle 'n gruppe gne' le pasce,
tutte sìrie e cungiundréte
ca n'zia mà sbèjje lu passe
t'ome squàccene nu péte
e t'acchiàppene pe fasse.
Doppe canne a lu vujjàune
Schine a la matëine apprèsse.
'Ngecanëite, štracche e trèšte
Vì lu štuasse a fatejé,
ma la cocce annacquanëite
n'arijèsce a rraggiunà.















































































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