martedì 3 febbraio 2015

La vita di San Biagio, uno dei primi vescovi della Chiesa

 di GIUSEPPE CATANIA
San Biagio (detto "Lu gareharuzzite", da gargarozzo, gola), è il protettore dei mali di gola ed è venerato dagli abruzzesi, al pari di S. Antonio Abate e San Sebastiano.
E'  festeggiato, il 3 febbraio, partecipando al rito religioso, durante il quale il Sacerdote, incrociando al collo dei fedeli due candele benedette, invoca la benedizione del santo con il rituale: "Per le preghiere ed i meriti di S. Biagio, Dio ti liberi dai mali della gola e da ogni altro male".
San Biagio fu un medico vissuto tra il III e il IV secolo a Sebaste, in Cappadocia, di cui fu Vescovo, e venne perseguitato da Licinio (307-323) che aveva autorità imperiale nelle regioni orientali dell'Impero di Costantino, divenendone antagonista e perseguitando i cristiani. S. Biagio si sottrasse alla persecuzione allontanandosi e rifugiandosi in una caverna dove, secondo la leggenda, "al gregge dei Cristiani" si aggiunge quello degli
animali che visitavano il santo recluso per recargli cibo e ricevendo guarigioni da malattie. Venne scoperto e processato, ma il santo vescovo cristiano si rifiutò di sacrificare al dio pagano. Durante le torture una vedova si recò da lui per pregarlo di farle riavere un maialino sottrattole da un lupo. Recuperato l'animale la donna, quale ricompensa, porto al santo cibo e candele. Il santo le disse: "offri una candela ogni anno alla Chiesa che sarà innalzata al mio nome ed avrai bene e nulla ti mancherà". I carnefici, vista la incrollabile fede del Santo, gli strapparono la carne con pettini di ferro dalle punte acuminate (per questo è invocato patrono dei cardatori di lana), ma il santo resistette al dolore ed allo strazio del corpo (Delicerato corpore, infractus animo resistit). Venne condannato alla decapitazione e, mentre si avviava al martirio, si avvicinò a lui una donna che lo pregava di salvare il figlio dalla morte perché "gli si era travolto un osso di pesce entro ne la gola". E San Biagio, ponendo le mani sul fanciullo, benedicendoloe pregando il Signore, operò miracolosamente la guarigione.
 Giuseppe Catania

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