di GIUSEPPE CATANIA
San Biagio (detto "Lu gareharuzzite", da gargarozzo,
gola), è il protettore dei mali di gola ed è venerato
dagli abruzzesi, al pari di S. Antonio Abate
e San Sebastiano.
E' festeggiato, il 3 febbraio,
partecipando al rito religioso, durante il quale il
Sacerdote, incrociando al collo dei fedeli due candele
benedette, invoca la benedizione del santo con
il rituale: "Per le preghiere ed i meriti di S. Biagio,
Dio ti liberi dai mali della gola e da ogni altro male".
San Biagio fu un medico vissuto
tra il III e il IV secolo a Sebaste, in Cappadocia,
di cui fu Vescovo, e venne perseguitato da Licinio
(307-323) che aveva autorità imperiale nelle regioni
orientali dell'Impero di Costantino, divenendone
antagonista e perseguitando i cristiani. S. Biagio
si sottrasse alla persecuzione allontanandosi e rifugiandosi
in una caverna dove, secondo la leggenda,
"al gregge dei Cristiani" si aggiunge quello degli
animali che visitavano il santo recluso per recargli
cibo e ricevendo guarigioni da malattie. Venne scoperto
e processato, ma il santo vescovo cristiano si
rifiutò di sacrificare al dio pagano. Durante le torture
una vedova si recò da lui per pregarlo di farle
riavere un maialino sottrattole da un lupo. Recuperato
l'animale la donna, quale ricompensa, porto
al santo cibo e candele. Il santo le disse: "offri una
candela ogni anno alla Chiesa che sarà innalzata al
mio nome ed avrai bene e nulla ti mancherà". I carnefici,
vista la incrollabile fede del Santo, gli strapparono
la carne con pettini di ferro dalle punte acuminate
(per questo è invocato patrono dei cardatori
di lana), ma il santo resistette al dolore ed allo
strazio del corpo (Delicerato corpore, infractus animo
resistit). Venne condannato alla decapitazione e,
mentre si avviava al martirio, si avvicinò a lui una
donna che lo pregava di salvare il figlio dalla morte
perché "gli si era travolto un osso di pesce entro
ne la gola". E San Biagio, ponendo le mani sul fanciullo,
benedicendoloe pregando il Signore, operò
miracolosamente la guarigione.
Giuseppe Catania

Nessun commento:
Posta un commento