di Rodrigo Cieri
Il saluto dei pazienti con Grazie dottore e la citazione sulla targa di gratitudine: Ciò che conta non è fare cose speciali ma mettere molto amore in ciò che si fa (Madre Teresa di Calcutta) sono il senso delle testimonianze rese ai suoi 40 anni di nobile servizio.
La cerimonia di saluto al dott. Giuseppe Quinzii è stata organizzata da un comitato di pazienti guidato dall’insegnante Maria Antonietta Sabetta nel pomeriggio
del 30 dicembre 2014 nell’ex edificio scolastico in Celenza sul Trigno. Tanti pazienti, tanti amici, compresi colleghi medici da altri comuni, pur di vivere il momento emozionante, hanno sfidato un tempo inclemente da mettere a rischio il muoversi non solo in auto, ma anche a piedi. Sala strapiena, quindi.
Non poteva e non ha voluto mancare all’appuntamento l’amico collega di studi universitari, dott. Arturo Muscente, venuto da Lucca insieme con la gentile signora Maria Rosa. Condivisione della stessa camera, stessi esami negli stessi giorni, conseguimento della laurea lo stesso giorno. Troppo bello, vero?
Ci sono persone che nascono con un destino segnato, con un progetto di vita professionale ereditato dal dna di famiglia. Proprio Arturo Muscente, già direttore della ASL Firenze, quotidianamente a contatto con Peppe, come preferisce chiamarlo, durante gli anni universitari a Firenze, cogliendone il pensiero e le aspirazioni e notando la sua predilezione per la patologia, vedeva da allora Peppe nell’esercizio della professione nel suo paese che pensava a come calare nella realtà della sua comunità il suo essere medico.
Tale pensiero è stato chiarito e confermato dallo stesso dott. Quinzii, per gli amici celenzani e abruzzesi Peppino, quando orgogliosamente, ma con un tocco di tristezza tipico di quando una cosa bella giunge alla fine: “dopo 110 anni quel portone è chiuso!” È il portone dell’ambulatorio sede di servizio medico della famiglia Quinzii. Ma subito rincuora: sarà settimanalmente presente in quell’ambulatorio, nel suo ambulatorio, per le sue prestazioni specialistiche e anche per consigli.
Se si nasce con un destino, con un progetto, è necessaria l’applicazione per concretizzarlo. Chi risponde al suo destino o all’idea di vita che si è fatto da piccolo, si sente realizzato. Da qui il corso degli studi felicemente scorrevole e brillante, dalla premiazione per il migliore alunno durante la suola media al collegio Histonium (e piace ricordare a chi scrive che allora vi svolgeva il ruolo di istitutore) al conseguimento della laurea in Medicina e Chirurgia con la discussione della tesi in Ortopedia Terapia chirurgica della scoliosi idiopatica nel dicembre del 1973, alla specializzazione a Bari in Clinica Dermosifilopatica.
Subito dopo il dott. Quinzii ha iniziato a Celenza il suo luminoso cammino professionale, medico condotto all’epoca, 24 ore su 24, aggiungendovi l’impegno sociale, con la presidenza dell’ A.s.Tri. (Associazione Sportiva Trigno) ricoperta per 15 anni con importanti successi conseguiti a livello regionale, la carica di consigliere e assessore comunale, e i prestigiosi incarichi sindacali. Il tutto svolto con senso del dovere, della responsabilità, competenza, con amore. Un professionista serio e un uomo coscienzioso che troppo spesso ha messo il suo essere medico prima della famiglia.
Questi aspetti, quasi imposti da un profondo sentimento imperioso di riconoscenza e gratitudine, hanno rimarcato gli interventi dell’insegnante Maria Antonietta Sabetta, che ha avuto l’idea della manifestazione e l’ha splendidamente realizzata con le sue collaboratrici, l’avvocato Chiara Piccoli a nome dei pazienti, il dott. Walter Di Laudo che, tra l’altro, gli ha consegnato una targa a nome dell’Associazione Sportiva, il già sindaco Firmino Spalletta, il dott. Arturo Muscente, il dott. Domenico Totaro che, a nome del Si.me.t. (Sindacato medici del territorio) gli ha consegnato la medaglia d’oro alla carriera, il dott. Eugenio Spadano.
Il paziente è stato sempre al centro del suo pensiero, per il quale era pronto a intervenire e che seguiva scrupolosamente e meticolosamente, con il quale ha saputo creare un rapporto di fiducia e rassicurarlo con la sua calma anche in momenti di sofferenza. Il dott. Di Laudo ha usato efficacemente la parola P.U.S. per evidenziare quanto da lui ha imparato: p come pazienza, u come umiltà ed s come segreto, oltre a rimarcare il rapporto di collaborazione e di intesa a beneficio della comunità celenzana.
Del dott. Quinzii, che ha saputo coniugare etica e moralità, di cui è stato fedele interprete, ha parlato il dott. Eugenio Spadano, il quale, per chi non lo sapesse, ha sottolineato l’importante ruolo svolto in campo sindacale, come segretario regionale e componente della Segreteria nazionale del Si.me.t., sempre presente negli incontri con le parti sociali e politiche governative soprattutto regionali a tutela degli interessi non solo della categoria, ma di una politica sanitaria in favore delle zone interne, quelle più disagiate, più bisognose di attenzione. Si tratta di incarichi importanti conquistati sul campo: moderatore e relatore nei convegni, compresi quelli di aggiornamento dermatologico, in Italia e all’estero, essendo stato socio fondatore dell’Associazione dermatologica della Magna Grecia. Molto apprezzato nell’ambiente medico e preso ad esempio.
Quanto impegno per il mantenimento della sede della Guardia medica a Celenza! ha ricordato il dott. Quinzii nel suo intervento di ringraziamento ai presenti ed agli organizzatori della cerimonia o festa di saluto. Non solo. Ha ricordato che i medici condotti, nati all’inizio del secolo scorso come medici dei poveri, poi degli assistiti di enti quali Inail, Enpas, etc, con la riforma sanitaria del 1978, che ha visto l’istituzione della Guardia medica, sono diventati medici del territorio che con il tempo potrebbero scomparire. Un errore, visto che in Francia si parla di una sua possibile forma di istituzione. Dove va la sanità? Non è facile prevedere. Siamo in fase di trasformazione. La casa della salute? Chissà!
La manifestazione è stata molto bella e ben riuscita. Da oggi il dott. Giuseppe Quinzii, Peppino, è a riposo. Davvero meritato.
A lui la gratitudine di tutti i pazienti, in particolare di chi ha vissuto momenti difficili, anche lunghi.
Quando ti sorgono improvvisi dei problemi di salute che ti impensieriscono, che coinvolgono nella sofferenza anche i famigliari, ed hai un medico che non si ferma alla prescrizione delle analisi più o meno specialistiche, ma che ti segue dappertutto anche quando sei ricoverato, che s’informa, magari senza dirti nulla, dell’esito degli interventi in ospedale, che sovrintende a tutto il percorso evolutivo, e ti accorgi che si sente coinvolto e pure mantiene la riservatezza e la sicurezza professionale, che ti sa rassicurare, sperare e incoraggiare, allora senti dentro di te che hai al tuo fianco il medico, il medico vero.
Dott. Quinzii, ultimo medico di stampo antico nel medio alto Vastese, ha detto qualcuno che lo conosce bene. Di stampo antico, non certo per età!
Buona pensione, carissimo dottore, meglio Peppino!
Rodrigo Cieri
31 dicembre 2014
La cerimonia di saluto al dott. Giuseppe Quinzii è stata organizzata da un comitato di pazienti guidato dall’insegnante Maria Antonietta Sabetta nel pomeriggio
del 30 dicembre 2014 nell’ex edificio scolastico in Celenza sul Trigno. Tanti pazienti, tanti amici, compresi colleghi medici da altri comuni, pur di vivere il momento emozionante, hanno sfidato un tempo inclemente da mettere a rischio il muoversi non solo in auto, ma anche a piedi. Sala strapiena, quindi.
Non poteva e non ha voluto mancare all’appuntamento l’amico collega di studi universitari, dott. Arturo Muscente, venuto da Lucca insieme con la gentile signora Maria Rosa. Condivisione della stessa camera, stessi esami negli stessi giorni, conseguimento della laurea lo stesso giorno. Troppo bello, vero?
Ci sono persone che nascono con un destino segnato, con un progetto di vita professionale ereditato dal dna di famiglia. Proprio Arturo Muscente, già direttore della ASL Firenze, quotidianamente a contatto con Peppe, come preferisce chiamarlo, durante gli anni universitari a Firenze, cogliendone il pensiero e le aspirazioni e notando la sua predilezione per la patologia, vedeva da allora Peppe nell’esercizio della professione nel suo paese che pensava a come calare nella realtà della sua comunità il suo essere medico.
Tale pensiero è stato chiarito e confermato dallo stesso dott. Quinzii, per gli amici celenzani e abruzzesi Peppino, quando orgogliosamente, ma con un tocco di tristezza tipico di quando una cosa bella giunge alla fine: “dopo 110 anni quel portone è chiuso!” È il portone dell’ambulatorio sede di servizio medico della famiglia Quinzii. Ma subito rincuora: sarà settimanalmente presente in quell’ambulatorio, nel suo ambulatorio, per le sue prestazioni specialistiche e anche per consigli.
Se si nasce con un destino, con un progetto, è necessaria l’applicazione per concretizzarlo. Chi risponde al suo destino o all’idea di vita che si è fatto da piccolo, si sente realizzato. Da qui il corso degli studi felicemente scorrevole e brillante, dalla premiazione per il migliore alunno durante la suola media al collegio Histonium (e piace ricordare a chi scrive che allora vi svolgeva il ruolo di istitutore) al conseguimento della laurea in Medicina e Chirurgia con la discussione della tesi in Ortopedia Terapia chirurgica della scoliosi idiopatica nel dicembre del 1973, alla specializzazione a Bari in Clinica Dermosifilopatica.
Subito dopo il dott. Quinzii ha iniziato a Celenza il suo luminoso cammino professionale, medico condotto all’epoca, 24 ore su 24, aggiungendovi l’impegno sociale, con la presidenza dell’ A.s.Tri. (Associazione Sportiva Trigno) ricoperta per 15 anni con importanti successi conseguiti a livello regionale, la carica di consigliere e assessore comunale, e i prestigiosi incarichi sindacali. Il tutto svolto con senso del dovere, della responsabilità, competenza, con amore. Un professionista serio e un uomo coscienzioso che troppo spesso ha messo il suo essere medico prima della famiglia.
Questi aspetti, quasi imposti da un profondo sentimento imperioso di riconoscenza e gratitudine, hanno rimarcato gli interventi dell’insegnante Maria Antonietta Sabetta, che ha avuto l’idea della manifestazione e l’ha splendidamente realizzata con le sue collaboratrici, l’avvocato Chiara Piccoli a nome dei pazienti, il dott. Walter Di Laudo che, tra l’altro, gli ha consegnato una targa a nome dell’Associazione Sportiva, il già sindaco Firmino Spalletta, il dott. Arturo Muscente, il dott. Domenico Totaro che, a nome del Si.me.t. (Sindacato medici del territorio) gli ha consegnato la medaglia d’oro alla carriera, il dott. Eugenio Spadano.
Il paziente è stato sempre al centro del suo pensiero, per il quale era pronto a intervenire e che seguiva scrupolosamente e meticolosamente, con il quale ha saputo creare un rapporto di fiducia e rassicurarlo con la sua calma anche in momenti di sofferenza. Il dott. Di Laudo ha usato efficacemente la parola P.U.S. per evidenziare quanto da lui ha imparato: p come pazienza, u come umiltà ed s come segreto, oltre a rimarcare il rapporto di collaborazione e di intesa a beneficio della comunità celenzana.
Del dott. Quinzii, che ha saputo coniugare etica e moralità, di cui è stato fedele interprete, ha parlato il dott. Eugenio Spadano, il quale, per chi non lo sapesse, ha sottolineato l’importante ruolo svolto in campo sindacale, come segretario regionale e componente della Segreteria nazionale del Si.me.t., sempre presente negli incontri con le parti sociali e politiche governative soprattutto regionali a tutela degli interessi non solo della categoria, ma di una politica sanitaria in favore delle zone interne, quelle più disagiate, più bisognose di attenzione. Si tratta di incarichi importanti conquistati sul campo: moderatore e relatore nei convegni, compresi quelli di aggiornamento dermatologico, in Italia e all’estero, essendo stato socio fondatore dell’Associazione dermatologica della Magna Grecia. Molto apprezzato nell’ambiente medico e preso ad esempio.
Quanto impegno per il mantenimento della sede della Guardia medica a Celenza! ha ricordato il dott. Quinzii nel suo intervento di ringraziamento ai presenti ed agli organizzatori della cerimonia o festa di saluto. Non solo. Ha ricordato che i medici condotti, nati all’inizio del secolo scorso come medici dei poveri, poi degli assistiti di enti quali Inail, Enpas, etc, con la riforma sanitaria del 1978, che ha visto l’istituzione della Guardia medica, sono diventati medici del territorio che con il tempo potrebbero scomparire. Un errore, visto che in Francia si parla di una sua possibile forma di istituzione. Dove va la sanità? Non è facile prevedere. Siamo in fase di trasformazione. La casa della salute? Chissà!
La manifestazione è stata molto bella e ben riuscita. Da oggi il dott. Giuseppe Quinzii, Peppino, è a riposo. Davvero meritato.
A lui la gratitudine di tutti i pazienti, in particolare di chi ha vissuto momenti difficili, anche lunghi.
Quando ti sorgono improvvisi dei problemi di salute che ti impensieriscono, che coinvolgono nella sofferenza anche i famigliari, ed hai un medico che non si ferma alla prescrizione delle analisi più o meno specialistiche, ma che ti segue dappertutto anche quando sei ricoverato, che s’informa, magari senza dirti nulla, dell’esito degli interventi in ospedale, che sovrintende a tutto il percorso evolutivo, e ti accorgi che si sente coinvolto e pure mantiene la riservatezza e la sicurezza professionale, che ti sa rassicurare, sperare e incoraggiare, allora senti dentro di te che hai al tuo fianco il medico, il medico vero.
Dott. Quinzii, ultimo medico di stampo antico nel medio alto Vastese, ha detto qualcuno che lo conosce bene. Di stampo antico, non certo per età!
Buona pensione, carissimo dottore, meglio Peppino!
Rodrigo Cieri
31 dicembre 2014


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