di Lino Spadaccini
Stasera, vigilia dell’Epifania, torna il rito
della Pasquetta per le vie della città.
Come da antica tradizione, diversi gruppi di cantori, muniti
di fisarmoniche, chitarre, tamburelli e altri strumenti arrangiati, si riuniranno
e andranno in giro per la città, per intonare il canto beneaugurale della
Pasquetta.
Lo scopo principale della serata è
quello di portare un po’
di allegria tra la gente ma, soprattutto, è quello di andare in giro per i
negozi e chiedere i “doni”, perché come afferma il testo della canzone “Noi di qui non ce ne andremo se di doni non
ne avremo”. I negozi più ambiti sono le macellerie e gli alimentari (“Date a noi un gallinaccio, o salsicce, o
sanguinaccio. O prosciutto e mortadelle, o buon cacio o scamorzelle”), ma
anche qualche famiglia che tiene particolarmente a questa bella tradizione e
accoglie i cantori con la tavola imbandita di ogni ben di Dio.
Nel giorno della vigilia dell’Epifania, un tempo, nelle case
dei vastesi, si svolgeva il rito della foglia. In pratica, venivano staccate da
un ramo d’ulivo alcune foglie e gettate nel fuoco, ripetendo
Pasch’e ‘Bbufanìje e
Bbufanelle
che vvé tré vvodda l’anne
me vo’ bbéne (qui si faceva
il nome della persona) chest’anne?
Se le foglie bruciando scoppiettavano era di buon auspicio, al
contrario, di cattivo presagio.
In quest’ultimo caso si cercava di ripetere il rito fino a quando le
foglie scoppiettavano.

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