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| Luigi Martella |
Ebbi modo di incontrare personalmente Luigi Martella (1911-1971), allora autorevole Preside d’Istituto Magistrale più che architetto e artista in esercizio, nell’anno 1966 o forse (non ricordo esattamente) l’anno prima. In quel tempo univo ai miei studi classici anche un’autodidatta pratica dell’arte, e, a richiesta del religioso cappuccino di Stella Maris, ebbi modo di dipingere per così dire “a quattro mani” (a supporto dell’amico e studente dell’artistico Gianfranco Bevilacqua) fondali di scena per il nostro teatrino di Via Zara, o per il grande Presepio in chiesa, a Natale.
Padre Luca da Bazzano, mente intellettualmente acuta e parimenti parroco assai attivo, ebbe un giorno idea e voglia di chiedere a Martella, con cui
aveva consuetudine quale insegnante di religione, un qualche parere ed eventuale suggerimento su quel che stava allestendo nella “Sala parrocchiale” per l’intrattenimento ludico e culturale dei giovani della Marina, o ...“della Stazione”, come allora solitamente si diceva a Vasto.
Lo vedemmo entrare nel Salone, a lato del sacerdote. Udito il nome della persona che p. Luca ci presentava, restammo lì silenziosi, con pennello e ciotola del colore alla mano, in attesa. In noi la curiosità di conoscere il giudizio del noto preside-artista sul nostro lavoro pittorico, e insieme un certo timore (...quel che si aveva un tempo) di uno studente che si raffronta con “il professore”. Del resto, la sua età, palesemente quella dei nostri padri, era di per sè motivo di inevitabile soggezione.
Lui, dopo averci scrutato nell’udire i nostri nomi, studi in corso di ciascuno e meriti “azionisti-cattolici” addotti dal nostro estimatore e committente, lo vedemmo piegare la testa a sinistra e poi a destra, avvicinarsi e poi allontanarsi dalla scena dipinta, e sorridendo appena, prima al frate e poi verso di noi, ci regalò un incoraggiante e confortante: “Ma sì, ma sì..., padre Luca… Il risultato mi pare buono. Direi abbastanza…”! Poi, alzando e dirigendo l’indice della mano destra, prima verso di noi, per essere sicuro che lo ascoltassimo, poi più chiaramente verso il paesaggio che stavamo dipingendo, aggiunse uno stentoreo e professorale: “ Però... ricordatevi, ragazzi, che in pittura c’è anche …una prospettiva aerea!”. Capimmo da noi l’inespresso e sottinteso “…da osservare e realizzare”.
Non disse altro. Ci salutò con un cenno del capo e si allontanò parlottando a voce bassa con il religioso. Noi, riguardando in certo modo con occhi diversi il fondale sin lì dipinto, capimmo, allora e poi in seguito, che nella pittura, e nell‘arte in genere, seppur ‘moderna’ o se si vuole ‘astrattizzante’ (non cambia), nel realizzare “un quadro” o un opera di vario genere, occorre ben conoscere quel che si vuole realizzare e quale vuol essere il risultato. Per quel che personalmente mi riguarda, da operatore di ‘scrittura d’arte’ divenuto poi, l’avvertenza leonardesca lì datataci, solo apparentemente di tecnica pittorica, è valsa a farmi tener presente, nel rapportarmi ad un’opera, che la ‘verità’ dell’informazione visiva e poetica espressa sta nel particolare ‘colore’ con cui l’artista ha visto, e poi tradotto e mostrato, le cose, gli uomini e il mondo.
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| Luigi Martella, en plein air |
Da un pittore come Luigi Martella, che da buon “impressionista” amava dipingere all’aperto (en plein air) , dove “anche le ombre hanno un colore” (Manet), non poteva che venire la qui narrata indicazione estemporanea. Una mai dimenticata lezione, impartitaci e direi donataci nell’occasione da uomo di cultura, prima che da capace ed esperto pittore ed urbanista. Vale a dire: la necessità di dotarsi in arte, quale che sia la disciplina, di un modus operandi finalizzato a una percezione attenta e approfondita (si potrebbe dire metaforicamente spaziale) di quel che si vuole o si ha “da dire”, illustrare o raccontare. Un’avvertenza valida comunque, pur in tempi creativi decisamente diversi e ancor più innovativi (forse), in cui poco si sa o ci si cura – figuriamoci – della ... “prospettiva aerea”.
Un ‘richiamo’ per noi allora, un insegnamento di metodica, oggettivo e fruttuoso, poi, che a mio avviso onora già di per sè l’autorevole personaggio che fu e resta Luigi Martella, di là della sua cifra pittorica, delle sue proposte architettoniche o della sua scolastica carriera.
Giuseppe F. Pollutri


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