| Enzo La Verghetta |
di Enzo La Verghetta
I genitori e parenti dei ragazzi che con successo stanno raccogliendo i frutti della loro professionalità e
impegno all’estero, dagli Usa all’Australia, hanno letto con orgoglio le interviste riportate nei mesi scorsi su NoiVastesi.
E’ il giusto riconoscimento ai sacrifici dei ragazzi e delle loro famiglie. Tutte rose e fiori? Direi di no, ci sono le spine: la solitudine dei genitori e soprattutto la rabbia dei ragazzi che sono dovuti andare per il mondo per vedere riconosciuti i loro meriti. Certo a qualcuno di loro Vasto e forse l’Italia andava stretta. Quanti avrebbero preferito essere profeti in patria? Oltre una romantica nostalgia espressa nelle interviste, quanta rabbia è nascosta in quei ragazzi che sono stati scippati da chi, per meriti non professionali, ha ottenuto ciò che era un loro diritto. E’ il prezzo ingiustamente pagato per l’attuale sistema clientelare che per salvaguardare i propri interessi, ottusamente non vuole ancora cedere il passo alla meritocrazia.
Dobbiamo prendere coscienza che il furto non è solo a danno di quei ragazzi e delle loro famiglie. E’ l’intera comunità che è derubata ed è privata di persone qualificate che avrebbero dato qualcosa in più alla società in termini di gestione del bene comune e di progresso per tutti e probabilmente anche nuovi posti di lavoro. Dobbiamo entrare nell’ordine delle idee che un sistema clientelare per definizione è inefficiente e costoso per la comunità. Infatti, non ha nei suoi obiettivi l’eccellenza, ma è concentrata sulla conservazione del potere dei pochi che procedono al grido, di “Sta bene Rocco sta bene tutta la rocca”.
I genitori e parenti dei ragazzi che con successo stanno raccogliendo i frutti della loro professionalità e
impegno all’estero, dagli Usa all’Australia, hanno letto con orgoglio le interviste riportate nei mesi scorsi su NoiVastesi.
E’ il giusto riconoscimento ai sacrifici dei ragazzi e delle loro famiglie. Tutte rose e fiori? Direi di no, ci sono le spine: la solitudine dei genitori e soprattutto la rabbia dei ragazzi che sono dovuti andare per il mondo per vedere riconosciuti i loro meriti. Certo a qualcuno di loro Vasto e forse l’Italia andava stretta. Quanti avrebbero preferito essere profeti in patria? Oltre una romantica nostalgia espressa nelle interviste, quanta rabbia è nascosta in quei ragazzi che sono stati scippati da chi, per meriti non professionali, ha ottenuto ciò che era un loro diritto. E’ il prezzo ingiustamente pagato per l’attuale sistema clientelare che per salvaguardare i propri interessi, ottusamente non vuole ancora cedere il passo alla meritocrazia.
Dobbiamo prendere coscienza che il furto non è solo a danno di quei ragazzi e delle loro famiglie. E’ l’intera comunità che è derubata ed è privata di persone qualificate che avrebbero dato qualcosa in più alla società in termini di gestione del bene comune e di progresso per tutti e probabilmente anche nuovi posti di lavoro. Dobbiamo entrare nell’ordine delle idee che un sistema clientelare per definizione è inefficiente e costoso per la comunità. Infatti, non ha nei suoi obiettivi l’eccellenza, ma è concentrata sulla conservazione del potere dei pochi che procedono al grido, di “Sta bene Rocco sta bene tutta la rocca”.
Un’ottica miope che non punta all’evoluzione culturale e professionale, ne scaturisce una comunità che non solo non progredisce ma arretra in un mondo sempre più competitivo che distrugge chi non si adegua alle nuove esigenze e realizzazioni. Questo vale sia a livello personale sia di nazione sia di singolo comune. In pratica “chi sta annenze ma lasse e chi sta arrete me passe”. Oggi, è innegabile che, viviamo un sistema clientelare dominato da dinastie politiche e burocratiche, il tipico esempio è la famosa formula di apertura di un colloquio di lavoro: “di chi si fije”. Un sistema di selezione il cui perdurare porta all’autodistruzione. Che non si limita ai soli “sfigati”, quelli senza santi in paradiso, ma che coinvolge anche i pochi “arroccati nel potere” che vedranno a breve sgretolarsi le mura di difesa che si sono costruite discapito dei tanti. Non avranno mucche da mungere. Se non c’è un cambio di cultura e non ci si convince tutti che il merito e la professionalità sono le leve per la sopravvivenza, andremo in default.
Il mondo economico sempre più selettivo, marginalizza e poi espelle le persone e di conseguenza le comunità culturalmente e professionalmente inadeguate. L’assistenzialismo dei decenni trascorsi che ha consentito a queste comunità clientelari di sopravvivere e ha agevolato gli “squali” ormai è solo storia, qualcosa di irripetibile anche a volerlo riproporre. Dobbiamo prendere atto che un sistema politico burocratico oneroso che fornisce servizi inadeguati è diventato insostenibile e dannoso sia per cittadini e sia per le imprese, che sono gravati da costi esterni eccessivi che mettono in pericolo la loro sopravvivenza. Un disastroso handicap, che costringe gli imprenditori alla delocalizzazione delle produzioni e i lavoratori all’emigrazione in massa verso paesi più competitivi. La cassa integrazioni e le sue variabili sono delle pezze temporanee non una regola da seguire a vita. Detti fenomeni già si stanno manifestando e s’incrementeranno, occorre un’inversione di marcia basata sull’efficacia delle strutture pubbliche e l’emarginazione dei gattopardi. La delega che è stata data alle istituzioni pubbliche non può essere più a scatola chiusa, occorre, nel comune interesse, vigilare e richiedere: etica, professionalità e trasparenza all’apparato politico burocratico. E’ un diritto che diventa sempre più un dovere per sopravvivere e non danneggiare le generazioni future che sono già affardellate dei tanti debiti fatti nei decenni scorsi. Non possiamo continuare coltivando solo una rabbiosa rassegnazione, rischiamo di diventare attori e/o spettatori di azioni disperatamente estreme.
La nostra sopravvivenza richiede un atto di coraggio e di dignità: togliere il potere a chi ha investito e vuole ancora investire in “ aiutini ”, è un invito sia ai richiedenti sia agli elargitori.
Speriamo che siamo ancora in tempo per cambiare.
La nostra sopravvivenza richiede un atto di coraggio e di dignità: togliere il potere a chi ha investito e vuole ancora investire in “ aiutini ”, è un invito sia ai richiedenti sia agli elargitori.
Speriamo che siamo ancora in tempo per cambiare.
ENZO LA VERGHETTA ROMA
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