Il torneo arrivato alla 6^
edizione, ha
visto la partecipazione di 19 squadre provenienti da diverse
regioni d'Italia, ma anche dal Belgio e dall'Albania.
Il progetto è stato ideato da
Giuseppe Pillo, psichiatra, responsabile del Centro di salute mentale di Troia
(ASL della provincia di Foggia).
Il motto che ha animato e che
anima i promotori di questa iniziativa insegue «l'utopia possibile, ovvero
l'integrazione attraverso gli scambi». Una manifestazione che ha lo scopo della
lotta allo stigma e che mira all'integrazione sociale. L'obiettivo principale è
proprio quello di combattere l'esclusione sociale, inevitabile conseguenza del
pregiudizio e della discriminazione, generati impropriamente sulla malattia
mentale e sulle persone affette.
L'avventura del team della
Fondazione Mileno Onlus, è iniziata con la calorosa sfilata lungo il corso
principale di Troia durante la cerimonia di apertura alla quale hanno
partecipato tutte le squadre giunte sul posto, dando vita ad un corteo di
colori, fischi, suoni e canti, e dove ogni squadra ha mostrato con orgoglio i
propri colori, striscioni, e/o bandiere. È stato per gli ospiti il primo
assaggio di quello che sarebbe stato il clima festoso dell’intero torneo.
Gli ospiti del team della
Fondazione Mileno Onlus, non partiti di certo con il favore dei pronostici,
sono riusciti a ben figurare durante tutto il corso del torneo, migliorando
partita dopo partita, battendo la squadra belga, la favorita Trieste arrivando, così, a disputare l'ambita finale
poi persa contro l'EPASS-Barletta.
Un risultato brillante, una
partecipazione esemplare sotto tutti i punti di vista, che ha ampiamente
soddisfatto gli ospiti, non senza lasciare però qualche piccolo rammarico per
la finale persa, dando così loro le motivazioni e gli stimoli per partecipare
nuovamente il prossimo anno, e puntare al gradino più alto del podio.
Aldilà del calcio e dei risultati
sportivi, gli ospiti della Fondazione Mileno Onlus sono stati sin da subito
entusiasti e felici di prendere parte alla bellissima manifestazione,
sentendosi coinvolti in prima persona in ogni attività oltre quella calcistica
e sentendosi parte integrante di una squadra
nella quale si è vissuto aiuto reciproco, profonda condivisione senza
essere ritenuti diversi o problematici.
È stata un'esperienza unica che ha arricchito ospiti
ed operatori dal punto di vista sociale, emotivo e perché no anche sportivo...

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