Nozze
d'argento per la stazione ferroviaria di Vasto-San Salvo.
Era
il 18 maggio del 1989, esattamente venticinque anni fa, quando alle ore 10,15
veniva aperto all'esercizio ferroviario la nuova stazione di Vasto-San Salvo.
Chiuse
le due vecchie stazioni di Vasto Marina e San Salvo, l'apertura del nuovo
scalo, più efficiente e
con tutti i confort e servizi delle strutture moderne,
doveva rappresentare una grande opportunità per tutto il territorio, invece,
anno dopo anno, si è assistito ad un progressivo declassamento, accompagnato
dall'inevitabile degradamento di tutta la struttura.
"Inaugurata la megastazione… dove non fermano
i treni", con questo titolo il periodico VastoNotizie, diretto da Nicola D'Adamo, sottolineava l'apertura
della nuova stazione, in seguito alla soppressione di sei treni importanti. Da
venticinque anni a questa parte, tante altre sono state le soppressioni, portando
lo scalo vastese ad un progressivo declassamento voluto da Trenitalia, non
senza la complicità dei politici locali che non sono stati capaci di fermare
questo scempio inferto al non solo a Vasto e San Salvo, ma a tutto il
territorio. Non ultima la polemica dello scorso marzo, in merito alla
soppressione della Polfer, con conseguente interrogazione parlamentare dell'on.
Maria Amato (PD) al Ministro dell'Interno Angelino Alfano.
Oggi
fermano solo i treni regionali, per lo più della tratta Termoli-Pescara, ed
alcuni convogli a lunga percorrenza, con l'esclusione dei servizi
Frecciabianca.
Pesanti
e ripetute sono le accuse rivolte a Trenitalia da parte dei tanti pendolari che
usufruiscono dei servizi ferroviari: poche fermate dei treni, biglietteria spesso
chiusa, mancanza di sicurezza, bagni sporchi, distributori di cibo e bevande
spesso rotti per mesi, presenza specialmente nelle ore notturne di senzatetto e
ubriachi.
Lino
Spadaccini
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