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| Le prime operazioni di recupero (Archivio Emilio Santoro) |
1982 l'affondamento, l'anno dopo il difficile e costoso recupero del relitto
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| La nave fu tagliata a pezzi e poi portata sulla spiaggetta per essere smaltita (Archivio Emilio Santoro) |
Era l’11 marzo 1982 e le condizioni meteo su Vasto erano veramente proibitive. Così
Stampa Sera del 12/3/82 riporta l’avvenimento: NAVE AFFONDA A VASTO: L'EQUIPAGGIO È SALVO. Una nave
battente bandiera liberiana, proveniente da Gaber (Tunisia) e diretta a Casablanca (Marocco), è affondata la scorsa notte nel porto di Punta Penna di Vasto. Il piroscafo, “Maria K”, di circa tremila tonnellate di stazza, aveva scaricato per la “Chimica Puccioni” di Vasto 2600 tonnellate di fosfati di ammonio ed era ormeggiata al molo di Levante quando, a causa del fortissimo vento di Nord-Est che soffiava a circa 10 nodi all'ora, ha rotto gli ormeggi finendo in mezzo al bacino. Il comandante della nave, Moustafà al Yendi, di nazionalità siriana, ha tentato invano di portare la nave al largo. Lo scafo si è squarciato contro la scogliera esterna del molo di Levante e la nave è affondata. Tutto l'equipaggio è stato salvato. (Ringraziamo Beniamino Fiore per averci fornito copia del prezioso articolo).
Perché la nave doveva essere portata al largo? Non poteva stare al sicuro dentro il porto? “Il Comandante ha fatto la cosa giusta – spiega Mario Pollutri presidente ANMI – all’epoca non ancora era stato completato l'ultimo prolungamento del molo nord e la nave muovendosi dentro il porto aveva già arrecato danni ai motopescherecci. Bisognava portarla a largo e dare la fonda: li poteva “beccheggiare”, cioè oscillare anche forte, ma sicuramente non sarebbe affondata”.
Ma purtroppo è andata male e mentre usciva dal porto, la Maria K, con una forte mareggiata, affondò.
E' bene ricordare che all'epoca il porto non dava garanzie di sicurezza. Appena due anni prima, la notte del 31 dicembre 1979, per le forti mareggiate affondarono dentro il bacino portuale 5 motopescherecci e la motovedetta dei Carabinieri.
Tornando alla Maria K a gennaio 1983 la ILAsub di Roma per conto dell’Agenzia Musumeci Giuseppe provvide al recupero del relitto, tramite “aggancio con cavi di acciaio D60”.
IL 23 gennaio 1983 Emilio Santoro si trovava al porto con la famiglia ed ha scattato le foto che pubblichiamo. Questi sono i suoi ricordi dell’affondamento e del recupero: “Avevo molto sentito parlare di questo naufragio – dice Emilio - ma, lavorando fuori zona, non mi era mai stato possibile di andare a vedere. Quando ho avuto un giorno libero ho approfittato, con la mia famiglia, di andare a vedere cosa era successo. Ho ancora presente l'impatto visivo appena arrivati al porto: gli alberi che uscivano fuori dall'acqua e tutto il resto che era sommerso, non avevano ancora cominciato la demolizione. Successivamente ci sono ritornato e c'era la piattaforma galleggiante con la gru ed operai al lavoro che facevano a pezzi la nave. I pezzi venivano caricati sulla piattaforma e scaricati sulla spiaggetta del porto. Il lavoro è stato lungo,rischioso e delicato e vedere tutti i rottami accatastati metteva un po di tristezza, ma consolava il fatto che non c'erano state né vittime né feriti”.
Nicola D'Adamo
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| (Archivio Emilio Santoro) |
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| (Archivio Emilio Santoro) |
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| (Archivio Emilio Santoro) |







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