domenica 15 dicembre 2013

Personaggi: FRANCESCO CICCARONE deputato vastese dal 1904 al 1919

Un grande personaggio d'altri tempi. E' stato il primo vastese a rappresentare la nostra città in Parlamento, per 15 anni.  Amico di Silvio Spaventa, Gabriele D'Annunzio, Filippo Palizzi e altri importanti uomini del tempo.
Settantacinque anni fa, il 15 dicembre 1938 ci lasciava Francesco Ciccarone, personaggio di spicco della vita politica vastese, eletto deputato nel collegio di Vasto nel 1904 e per altre due volte, per un totale di 16 anni di attività parlamentare.
Francesco Ciccarone nasce a Vasto il 29 maggio 1859, da Silvio e Maria Cardone. Durante l’infanzia assiste quasi ignaro e inconsapevole alle vicende che porteranno alla liberazione di Vasto e all’Unità Nazionale, vedendo passare per casa, lungo
Corso Plebiscito, illustri personaggi quali Silvio e Bertrando Spaventa, Alfonso La Marmora e il marchese Pes di Villamarina.
Nel 1870 entra nel celebre collegio Cicognini di Prato, dove stringerà amicizia con Luigi Nasci, Gabriele D’Annunzio, Ettore Montecchi e Vincenzo Camerini. Dopo aver conseguito la licenza liceale a Firenze, si trasferisce a Roma per frequentare la facoltà di giurisprudenza.
Il ritorno a vasto, nel 1884, non è del tutto positivo e l’entusiasmo giovanile acceso dalle vicende dell’epopea nazionale, si frantuma difronte alle beghe e agli intrighi politici di quegli anni.
Rinchiuso in se stesso e nello studio, Francesco Ciccarone apprende l’inglese, il tedesco e lo spagnolo; accresce la cultura storica e filosofica, maturando pian piano una propria formazione politica sotto l’ombra dell’amico Silvio Spaventa.
Nel 1888 un comitato gli offre la candidatura al Collegio di Atessa, ma egli pur incoraggiato da Silvio Spaventa, rifiuta, perché non si sente ancora pronto per il grande passo. Nel 1895, accetta la candidatura per il Collegio di Vasto e, malgrado l’incoraggiamento di Gabriele D’Annunzio ed il sostegno del pittore Filippo Palizzi, tornato da Napoli per votarlo, registra il primo insuccesso, seguito da analogo risultato, due anni più tardi, dove racimola 1105 voti, contro i 1246 del Barone De Riseis, nonostante il palese sostegno del settimanale locale Istonio.Ed ecco perché questo popolo”, si leggeva sul periodico diretto da Silvio Monacelli, “migliorando, cerca unicamente in sé stesso il propugnatore delle sue idee, l’interprete dei suoi bisogni e delle sue aspirazioni; ecco perché esso ama Francesco Ciccarone come un figlio e lo invoca come un padre: ecco perché esso andrà a votare come pecore matte, per ordine del superiore immediato, senza convinzioni e senza ideali, ma vi andrà per un elevato sentimento di uomini, di cittadini e di patrioti: ecco perché nella imminente battaglia arriderà la vittoria al candidato locale il cui nome è fatto vessillo dal disinteresse e dall’entusiasmo”. Nonostante la sconfitta, il prestigio di Francesco Ciccarone cresce sempre più, non solo a Vasto, ma anche in tutto il circondario.
Nel 1899, attraverso una cerimonia intima, con pochi invitati, convola a nozze con D. Rosina Marcantonio, distinta e colta signorina di Mozzagrogna, da cui avrà sei figli: Silvio, Antonio, Giuseppe, Maria, Giulia e Enrichetta.
Finalmente, al terzo tentativo, nel 1904, Francesco Ciccarone entra in Parlamento: è il primo cittadino vastese a rappresentare il territorio dall’Unità d’Italia. A Vasto c’è molto entusiasmo e il popolo festante canta per le strade e per le campagne le strofe de “La rundunèlle”, popolare canto scritto da Eugenio del Greco su un motivo napoletano: “e ccanda Ciccarone va la Cambre ce s’appresènde come nu rugnande…”.
Seguono 15 anni di intensa attività parlamentare, fino al 1919, quando rassegnerà le dimissioni da parlamentare. Sicuramente avrà inciso in modo determinante la morte della moglie, trovandosi costretto a dover crescere da solo i sei figli, ma anche fortemente deluso dalla vita parlamentare. Così ricordava il Ciccarone l’ultima seduta parlamentare: “Ricordo che, quando il Presidente dichiarò sciolta la seduta, io rimasi qualche istante quasi paralizzato e poi volsi gli occhi intorno alla sala come se volessi fissarne bene il ricordo nella mia mente. Poi me ne andai lentamente, non senza una certa tristezza, inseparabile da tutti i commiati, ma anche con un senso di liberazione e di sollievo. Io lasciavo dietro a me 16 anni di amarezze, di disinganni, di sterili fatiche, di servitù e tornava finalmente nella pace della famiglia, forse ai miei studi ed in ogni modo alla piena indipendenza delle mie azioni. Ero entrato in quel tetro palazzo di Montecitorio, fucina d’intrighi, di doppiezze per le quali io non ero nato, con l’animo pieno di baldanza, di nobili sogni, di puri ideali, e ne usciva materialmente affranto e moralmente sconfitto, amareggiato da disinganni d’ogni sorta”.
Queste memorie sono state scritte da Francesco Ciccarone pochi mesi prima della morte. Solo nel 1998 Maria De Luca e Costantino Felice hanno rispolverato il diario manoscritto, conservato presso l’archivio della storica famiglia vastese, pubblicando un interessantissimo libro, fondamentale per ricostruire uno spaccato di vita sociale e politica della nostra città tra ‘800 e ‘900.

Lino Spadaccini








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