Uno
dei simboli del Natale è rappresentato dal tradizionale presepio, che ogni anno
viene allestito nelle varie chiese vastesi, ma anche, per la gioia dei bambini
e non solo, nelle tante case dove è ancora vivo il significato cristiano della
festa.
La
tradizione del presepio, prevalentemente italiana, risale
all’epoca di San Francesco, che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione vivente della Natività. Oggi la mente corre soprattutto
all’epoca di San Francesco, che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione vivente della Natività. Oggi la mente corre soprattutto
al centro storico di Napoli, a Via
San Gregorio Armeno, famosa in tutto il mondo per la produzione artigianale di
presepi. Ma anche la nostra città, in passato e fino ai giorni nostri, ha avuto
dei veri appassionati di quest’arte: a cominciare dall’illustre Filippo
Palizzi, che prima di trasferirsi a Napoli, fu iniziato all’arte da un
modellatore di statuette per presepi, passando per Munzù, per arrivare ai
giorni nostri, con alcuni bravi artigiani, che ogni anno si dilettano a creare
presepi sempre nuovi e ricchi di particolari.
In attesa di visitare i presepi
realizzati all’interno delle varie chiese vastesi, e di assistere all’atteso
“Presepio vivente”, tra i vicoli di S. Maria Maggiore e la Loggia Amblingh,
oggi vogliamo presentarvi alcune foto di quello allestito e visitabile già da
qualche giorno nella chiesa dell’Incoronata.
Al presepio, qualche anno fa il poeta Fernando
D’Annunzio ha dedicato una bella poesia, che merita di essere letta perché,
oltre a descrivere la scena tradizionale, che viene realizzata intorno alla
capanna, ci ricorda che nel presepio, “le stelle che luccicano di più / sono gli occhi belli di un bambino / che
sta incantato a contemplare Gesù”.
A Lu pressèpie
Mo ve’ Natale e m’haja da’ da fa’
‘ca lu pressèpie l’haja fa’ cchiù bbèlle.
Déndr’ a la cocce già štingh’ a ppenzà
ca ci’haja métte pure lu ruscèlle.
Se chiude l’ucchie ji li véde ggià:
...mundagne, pizzarille e casarèlle;
sènde lu scupunàre ggià a sunà;
sènde lu ‘ddore di la jirvitèlle...
...La vijarèlle nghi la vriccilélle,
lu ciéle fatte nghi la carta bblù,
a’ ddo’ ci šta pittàte tanta štélle.
Però li štélle ch’ arlùce’ di cchiù
è l’ucchie bbille di ‘nu citilélle
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