Un fuoco per vivere
Tornato nel luogo
della mia residenza altrove, in
questi tempi stagionalmente grigi e d’un tratto freddi, intristiti da dolori
famigliari e, parallelamente, da miserie sociali varie e diffuse..., dalla mia Vasto mi sono riportato, seppur virtualmente,
un’immagine di fuoco. Un
crepitante,
quasi solare ma raccolto ardere di legna stagionata, di potatura, messa a
bruciare in un forno domestico di sperimentata efficacia per la cottura di sante pagnotte di pane e,
all’occorrenza, per offrire agli amici invitati una ben lievitata e croccante focaccia
o pizza, condita con i prodotti dell’ orto (a ... metro zero), da gustarsi lì nei pressi, “a scottadito”, tra la
veranda e la campagna.
Va da sé che una
tale immagine, naturalmente in grado di evocare quanto sopra descritto, ha la
capacità – io credo - di scaldare e di vivificare il nostro quotidiano.
Io l’ho posta sul desktop del mio pc di casa e da essa traggo - non ci crederete - un autentico calore e ...un invito a riconciliarmi con la vita. Una vita che - si sa - si consuma, sino a farsi cenere, ma che è pur sempre bella nel suo ardore, da conservare e da attizzare per rivivificarla quando occorre, da utilizzare al meglio e da godersi, per quanto lecito e umanamente possibile. Da tenersi cara, finchè il fuoco (e il battito del cuore, il proprio e di chi ci sta accanto) arde ed emana il suo calore, che talvolta ci ferisce con le sue improvvise e brucianti faville , ma nel buio dei sentimenti, o della stagione, ci rallegra o conforta, ci scalda e illumina.
Io l’ho posta sul desktop del mio pc di casa e da essa traggo - non ci crederete - un autentico calore e ...un invito a riconciliarmi con la vita. Una vita che - si sa - si consuma, sino a farsi cenere, ma che è pur sempre bella nel suo ardore, da conservare e da attizzare per rivivificarla quando occorre, da utilizzare al meglio e da godersi, per quanto lecito e umanamente possibile. Da tenersi cara, finchè il fuoco (e il battito del cuore, il proprio e di chi ci sta accanto) arde ed emana il suo calore, che talvolta ci ferisce con le sue improvvise e brucianti faville , ma nel buio dei sentimenti, o della stagione, ci rallegra o conforta, ci scalda e illumina.
Per chi vuole e
pensa che possa giovargli, il mio invito è di prenderla per sé. Vuol essere un
mio dono personale, a tutti. Per essa devo io stesso un grazie a Piero e Carmela, custodi e fomentatori del
fuoco, nonchè dell’agape condivisa e
fraterna.
gfp - nel novembre ‘13
gfp - nel novembre ‘13

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