Quando si parla
del “cotto”, solitamente s’intende “il
mattone”, nelle sue varie forme e applicazioni. Si fa riferimento, in
termini di pregiatezza, al “fatto a mano”,
riscoperto oggi, ma come tradizione vuole. Nel caso, si dice: “Ogni pezzo diverso dall'altro, serba nel
tempo l' impronta del lavoro della mano dell'artigiano, nel rifiuto
dell'anonima perfezione standardizzata del prodotto di serie”.
Con tutto questo, peraltro, si
resta al ...laterizio, produzione e
uso. Ed è quello che è accaduto nel tempo a Vasto, territorio ricco d’argilla,
in cui la popolazione ha per secoli impiegato manufatti fittili per le sue
costruzioni, soprattutto in termini strutturali, e decorativi solo marginalmente.
Ma, mentre in altro luogo, della stessa area
frentana, per dire la vicina Lanciano,
quantomeno si è sviluppato e permane un utilizzo della ‘creta’ per fabbricare
manufatti e stoviglie d'uso quotidiano (vasellame e “tijelle”...) da noi ci si è limitati a produrre – tranne una breve
esperienza ottocentesca di tipo “vasellare” – soltanto manufatti per
l’edilizia. Non ho idea da cosa sia dipeso, storicamente e culturalmente, ma
resta – a mio avviso – una stranezza, in considerazione del fatto che gusto per
la bellezza e per l’arte nel posto non si può dire che manchi, o sia nei secoli
precedenti mancato. Ma, come leggiamo, in una considerazione del tempo che fu: “...i nostri vasellai forse sono industri ma
ignoran l'arte di affinar le crete ed applicare i colori, onde
appressarsi alla maiolica”. Potrà dispiacerci, ma tant’é.
Ciò premesso, di là della nota e sempre creativa attività promozionale,
espletata variamente nel corso dell’anno, terrei a sottolineare che
particolarmente ad opera del Laboratorio didattico manipolativo “Creta Rossa” (del M° d’arte Giuseppe Buono, coadiuvato dalla
decoratrice e pittrice Michela
Monteodorisio) una cultura del cotto ceramico, innovativamente per il
luogo, s’innesta nella sua tradizione d’uso e valorizazione della “creta”. Un
valore aggiunto che trova anche presso altre “botteghe” vastesi una contemporanea e pregevole proposta, con
manufatti che spaziano dall’artigianato artistico a creazioni d’arte vere e
proprie. In tal senso, meritano un’esplicita citazione, in particolare:
l’Associazione Culturale “Arti-Bus”
(di Bruno Stivaletta, pittore e
ceramista, supportato da Daniela Madonna,
critico d’arte), dotata di ampio laboratorio didattico con sala espositiva,
attiva anch’essa nella didattica ludico-creativa per piccoli, e ora nell’offerta di corsi, nelle diverse discipline artistiche, riservati ai giovani e agli adulti. Non meno, “Percorsi d’arte”, degli artisti Giulietta Spadaccini e Giuseppe Muzii, presenti e attivi in
città con il proprio rinnovato laboratorio artistico e attraente esposizione
commerciale. Con esse (e con altri singoli praticanti) a Vasto, indiscutibilmente,
si è dato incremento nuovo, culturale ma non solo, alla qualità propositiva del
fare “opera” anche con la ceramica. Un settore che altrove, per restare all’Italia
- in particolare laddove è sviluppato in termini di qualità e di pregevolezza
manufattiera ed estetica, costituisce persino un’attrattiva aggiunta per il
luogo. Si pensi a Castelli in Abruzzo, a Deruta
o Gualdo Tadino in Umbria, a Faenza in Emilia, alla ligure Albissola
Marina, a Civita Castellana nel Lazio, alla salernitana Vietri sul Mare, e, per andare nel sud:
a Grottaglie in Puglia, Caltagirone in Sicilia, o Assemini in
Sardegna.
Se questo è un ‘buon’ discorso da fare anche per Vasto, ed
è indubbio il valore molteplice e nuovo che hanno i Laboratori-Studio,
d’artigianato e d’arte, sopra citati, credo
che gli stessi meritino maggiore attenzione anche da parte degli Enti Pubblici, con provvidenze che
facilitino e rendano possibile ampliare le attività, e con iniziative
promozionali (una Mostra annuale
dedicata, ad esempio) volte a farle conoscere, sia localmente che in ambito
esterno. Non meno, sarebbe opportuno che il locale Liceo Artistico istituisca Corsi
dedicati anche alla Ceramica, seppure
con Progetti collaterali e non
strettamente legati ai programmi ministeriali, per ampliare la conoscenza della
tecnica produttiva e dello specifico valore del manufatto in cotto-d’arte. Allo scopo andrebbe
ripetuta ed ampliata – coinvolgendo e mettendo a frutto le specifiche
professionalità presenti in città – la recente, positiva e assai apprezzata
esperienza, per un arredo urbano creativo, posta in opera sulla ormai celebre Scala che fiancheggia la Casa
Rossetti.
Seppure, nel tempo d’oggi, a Vasto non esistano più le fornaci
per i mattoni, ... impastati come siamo
di mare e d’argilla, come Dio primordialmente e quì in particolare ha
voluto (per dirla con una espressione vagamente poetica), il mio auspicio è che
ci si attivi sempre più per (saper) creare anche da noi manufatti di pregio e
di bellezza per l’arredo, sia strutturale che di complemento, delle nostre
abitazioni. Della città, casa comune, non meno.
Giuseppe F. Pollutri
Per maggiori
info, si consulti in Rete:





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