Commercio & Vigilanza, alla tant’è! (…Ma può essere?)
Atto I
2010, 2011, 2012 …. La stagione estiva 2013 è ormai, all’incirca, giunta alla sua metà. Ancora una volta, ieri,
sul Lungomare centrale, un’improvvisa quanto
prevedibile rappresentazione: stessa
scena, stessi protagonisti, stesso finale inconcludente. Vigili che vedono …e
non vedono, che sanzionano a senso unico (…o secondo direttiva?). Commercianti
locali, sottoposti – come deve essere - a tutte le leggi e i controlli,
esasperati della massiccia e crescente concorrenza, diurna e notturna, dei
liberi commercianti abusivi, decidono di manifestare per protesta, posteggiandole
alcune auto sulla pavimentazione della passeggiata, lì, proprio dove espongono
e vendono le proprie merci i detti vu’cumprà.
Una coppia di vigilesse, dopo
aver esortato (e sanzionato?) il gestore del ristorante prospiciente il luogo, a contenere tavole e
sedie nella porzione di suolo pubblico concesso e definito, per scarsa intelligenza di quel che avveniva, o
per disposizione loro pervenuta, si apprestano a rilevare la targa di un’auto
dei commercianti manifestanti. Nasce il putiferio: voci alte e irate (Venga qui il Sindaco,…adesso!), animi
accesi, vigilesse intimorite, richiamo della folla incuriosita e in parte
divertita… Sopravvengono presto i “rinforzi” di vario grado della Polizia
Urbana che si adoperano a placare gli animi, dichiarando che loro “fanno quel che possono”, nei limiti di
orario di servizio prestabilito, in attesa che …si stabilisca un tempo “straordinario” per poter fare
controlli, e ripristinare legalità, anche nelle ore notturne. Presenti e
accorsi fotografi e blogger, ed anche alcuni consiglieri comunali che osservano
e si adoperano nella circostanza affinché i manifestanti sappiano distinguere
responsabilità e competenze dei Vigili in servizio (…seppur, da quel che
appare, con i “paraocchi”) e chi dal Palazzo dovrebbe (?!) disporre per la
piena e continuativa osservanza delle leggi, comunali e statali.
Nello stesso tempo, nelle
immediate vicinanze, un’abituale libera prestatrice d’opera tricologica, con sua ‘insegna’ ben
esposta e tanti rocchetti multicolori sulla pavimentazione della passeggiata, (una
di quelle …che ti fa “le treccine” in
stile afro-etnico) è in piena, indifferente quanto indisturbata, sua lucrante attività.
Al vigile - sollecitato a ciò da un manifestante - che le dice, semplicemente:
“Lei qui non può stare”, la Signora
risponde, annuendo, un “Va bene …lo so…”,
e poi continua, imperturbata e per nulla infastidita, nella sua libera e incontrastata
attività …air-fashion. Via le auto e
i manifestanti, via i vigili e i fotografi, i curiosi e i villeggianti: tutti a
cena.
Atto II – Epilogo
A sera inoltrata (come ogni sera
e poi a notte), dopo qualche timore e titubanza dei liberi operatori di commercio abusivi, l’invadente mercato riapre… (qualcuno si rifugia nella
penombra del Duca D’Abruzzi), con i suoi panni a terra, cartone-banchetto
presto eretto, ombrellino rosso girevole della bigiotteria, d’un tratto aperto
e in fretta chiuso e celato. I bagnanti-turisti, vastesi compreso, si affollano
nei pressi: guardano, scelgono, contrattano, acquistano con passaggio di denaro
breve mano, ordinando persino l’articolo voluto per l’indomani.
Così come visto e semplicemente osservato, racconto. Rituale, quanto stucchevole, Commoedia italiana e vastarola continua, e …tant’è! (histon.civis)




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