di
Lino Spadaccini
“San Nicola: un’altra amena spiaggia quieta e
signorile”, scriveva Espedito Ferrara molti anni fa, comodamente
accessibile dalla statale e servito da un ampio parcheggio di recente
realizzazione.
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selva di canne, davanti ai nostri occhi appare in tutta la sua bellezza
il golfo di San Nicola: una spiaggia molto ampia, con un’enorme distesa di
grandi pietre lisce, a scalare verso il mare.
Chiunque
rimane attratto dal fascino di queste pietre. Provate a portare un bambino in
questi luoghi e vedrete come rimarrà affascinato dalle pietre, ognuna diversa
dall’altra per forma, colore e sfumature. State certi che un piccolo ricordino
lo porterà anche a casa e, quando un giorno riprenderà in mano quella piccola
pietra, gli tornerà in mente il luogo dove l’ha presa, e la bellezza di quello
straordinario paesaggio, a cui inizialmente non aveva dato peso, ma che adesso
gli appare vivo come in una cartolina.
Sulla
parte nord della costa possiamo notare una fila di scogli posizionati lungo la
riva, fino al trabocco, mentre verso sud si può notare la “roccia spaccata”:
due enormi scogli, un tempo sicuramente uniti, divisi da una quarantina di
centimetri. Il golfo si chiude con una serie scogli che la dividono dalla
successiva località, Torricella.
Da
qualche anno, con la presenza di alcune attività turistiche e di ristorazione,
sono presenti anche ombrelloni, sdraio e un piccolo bar.
A
farvi compagnia ci saranno sicuramente alcuni gabbiani, che volteggeranno sopra
le vostre teste e di tanto in tanto si fermeranno a riposare sopra gli scogli
per un’immagine perfetta da immortalare come in una cartolina.
“Li préte de Sanda Nichéule” è il titolo
della bella poesia scritta dal poeta Nicola Del Casale:
Enne e sséchele e sséchele li prète
bbiènghe a lu suàule a mmijjäre ammucchiéte;
e da lu muäre vusséte a la 'ssütte,
da lu dusbâtte alliscéte.
üune fucânde, abbrunëjte e lluciuende,
sött’a Ssanda Nichéule si lamende:
- Lu fìjüme m’ha strippäte a la mundâgne,
tinghe dandre nu fuéuche che ‘nzi câgne.
A nu tuòcche de ferre jë’ scindëlle,
ma ecche j'ttäte tra stègne e ccaträme,
manghe lu Suânde la lüuce mi stëlle.
Mi te’ cundende lu muàse de mâjje,
canda Nichéule nghe’ mméne tré
ppâlle
a spâlle asciagne a ‘sti prète e
‘risâjje.-

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