venerdì 16 agosto 2013

ALLA SCOPERTA DELLA COSTA VASTESE (9/15): oggi LA CANALE, la residenza estiva dei d'Avalos


di Lino Spadaccini
Qualche anno fa Espedito Ferrara a proposito della costa vastese scriveva: “Dopo la Penna una serie dolce e sinuosa di prominenze e di insenature, altrettante spiaggette deliziose e discrete, si svolge armoniosamente per raggiungere la Marina, - la donna Reggine de tanda bbeltà -, marcate ciascuna da un trabocco nerognolo come un grosso ragno insidioso ai
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pesci della costa. Tra allor’e mmò per ripetere un titolo poetico del De Titta vi è questa differenza assai stridente: queste gemme di località allore, a tempo della dittatura, erano a disposizione del popolo e quindi raggiungibili in qualsiasi ora del giorno e della notte; mò, a tempo di democrazia, ossia di aristocrazia del popolo, sono state confiscate dagli arricchiti del dopoguerra e dalla speculazione, i quali ne vietano l’accesso al popolo con tanto di tabella: “Proprietà privata”: potenza del progresso democratico, non c’è che dire!
Negli ultimi anni alcuni accessi al mare sono stati aperti, ma molti altri, come più volte segnalato da Nicola D’Adamo sul blog NoiVastesi, sono rimasti soltanto sopra un pezzo di carta.
Percorrendo la Statale 16, qualche centinaio di metri dopo aver superato il Ristorante La Vela, si giunge nella zona cosiddetta di “Canale”, chiamata così per l’abbondanza delle acque che sorgevano nella zona.
Il Marchesani ricorda che quando i d’Avalos “signoreggiavano in Vasto teneansi riserba di caccia nel loro podere alla Canale, cinto per tre miglia da muro, del quale tuttavia sussistono lunghi avanzi”. Lo storico vastese ricorda che l’abbondanza di acqua presente nella zona, animava molte fontane ed inoltre era presente anche uno splendido giardino di fiori ornato da molte statue, comunemente chiamati “li pupattune di la Canale”.  Per l’amenità del luogo il Marchese del Vasto, don Cesare Michelangelo, progettò di costruire un “casino fra le onde della confinante scogliera marina”.
Fino agli anni ’50 i resti dei giardini di Villa Canale erano ancora ben visibili. Con la realizzazione della Statale 16 la grande fontana, usata come peschiera fu distrutta, mentre le statue, rimosse, finirono in mani ignote. Oggi rimane ben poco  se non l’arco, ancora visibile dalla strada, e alcune piccole peschiere.
Debitamente segnalato dal cartello, attraverso una larga e comoda strada si può scendere fino in spiaggia, anche con la macchina, così come fanno alcuni residenti, che hanno la casa in prossimità della costa. Attraverso una diramazione sulla sinistra, si può giungere in direttamente ai trabocchi a nord di Canale.
Il golfo di Canale è piuttosto ampio, mentre la spiaggia di pietre lisce è stretta, ma molto accogliente. Due trabocchi si trovano verso la punta nord, ed uno sulla punta opposta, denominata “Rosa dei venti”, di recente costruzione, a confine con il golfo di San Nicola.
Alcuni scogli isolati emergono dalle chiare acque, rendendo il paesaggio alquanto suggestivo.
Al trabocco, l’antica macchina da pesca tipica delle coste abruzzesi, il poeta Fernando D’Annunzio ha dedicato una bella poesia che con piacere riportiamo.

Lu truabbàcche

Cand’é ccuriòs’ e bbèlle lu truabbàcche!
Tra mar’ e ccéle päre šta suspuàse.
‘N’ôpera d’ârte di tréve ‘ndricciéte
turt’ e ddirètte, e di ferrifiléte.

Tréve che da la tèrre va’ ‘lu muäre,
tréve che da lu muäre va’ ‘lu ciéle,
tréve che ss’arimmèire ‘mmèzz’ all’âcche
a ndo’ la ràite šta ‘ spittä’ lu puàsce.

E ‘n gèime šta ‘ spittä’ lu trabbuccânde
nghi la vôliche, prond’ a ssalipä’.
…M’aricorde, cand’ ére scacchjinôtte,

jàv’ a li scùje aunìt’ a li ‘micèzie;
‘i tuffuaväme da ‘n gim’ a li ‘ndànne.
Ci’aripènze… e mi vé’ li trimilèzie.






























































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