martedì 13 agosto 2013

ALLA SCOPERTA DELLA COSTA VASTESE (6/15): LEBBA, IL PUNTO CRITICO DELLA SCOGLIERA


di Lino Spadaccini
Dopo aver osservato il primo tratto di litorale dall’alto del promontorio di Punta Penna, è arrivato il momento di scendere e vivere da vicino la bellezza della costa.
Riprendendo la strada in direzione sud, superato il ponte della Lebba, si svolta subito a sinistra. Percorrendo lo stretto sentiero, facendosi largo tra la folta vegetazione, dopo una ventina di metri si giunge alla foce del torrente Lebba.
Anche lo storico Luigi Marchesani, nella
25 FOTO >>>
sua Storia di Vasto, ricordava questo luogo: “Indi si appresta il seno della Lebba, che lievemente restringendosi retrocede per due miglia e più in forma di poco profonda valle. Un fiumicello nato nel tenimento nostro le solca il mezzo, e nella foce si allarga in guisa che il più esteso sbalzo non lo sorpassa… Mancando di alveo il fiumicello, le sue acque spandevansi nel piatto fondo della vallicella; ed unite alle altre, che di qui assorgevano per ragione delle vicine alture, formavano palude e fitta, ricchissime di cacciagione, ma oltremodo infeste alla umana salute per miasma produttore di febbri periodiche”.
Questo è uno degli angoli meno conosciuti dell’intera costa. Per molti sarà la prima volta e vi assicuro che lo spettacolo è assicurato. Se vi aiutate con un bastone oppure una canna molto resistente, potete provare a scavalcare il torrente e passare sulla riva opposta per osservare da vicino i tanti scogli che affiorano dall’acqua trasparente. Anche se rimane l’amaro in bocca nel vedere gli enormi silos a pochi metri dal mare, la sporcizia ovunque e il torrente Lebba che scorre silenzioso verso il mare, a volte con un olezzo maleodorante.
Guardandosi intorno, quello che salta subito all’occhio, sono le tante pietre porose, come fossero state corrose nel tempo. Come è facile immaginarsi, questo è uno dei tratti più inquinati della costa e il divieto di balneazione è d’obbligo.
Se siete fortunati potete trovarvi davanti uno stormo di gabbiani riposare sulla spiaggia sassosa e di tanto in tanto spiccare il volo e volteggiare nell’aria.
Questo tratto di costa non è sfuggita alla penna di Nicola Del Casale, che verso la fine degli anni ’70 l’ha immortalata nella poesia “A ddo’ carre la Lebbe”:

La Lebbe s' aripiâgne de 'na vodde
lu tuembe a ccarre tra jünge e ccannëzze,
senza capazze e ll'âcca chiäre sciodde,
mäje alliséte 'na hacce, 'na stëzze.

- A rréte pi la Panne mi n'ascëjve –
la Lebbe - e da la firruvuëjje,
quäse durmuenne, ridenne a la rëjve,
fin' a lu muäre nghe ppoca fatëjje.

Jë ' ntinghe calpe de gna mé se’ vvratte,
mess 'a ddirëtte pi ffä’ la pandäne.
Ghrâsse e ‘lliséte, mi tréuve custratte

Li cânne a ttagne, li préte, 'stu muäre.
M ' hanne cagnäte natüure! E ddumuäne,
la môrte a li scujje. Pòvere crapäre!






















Nessun commento: