Un breve sosta sul promontorio di Punta Penna, all’altezza dell’antica Torre di avvistamento, uno delle 366 che il viceré di Napoli fece costruire fra il 1563 e il 1568 per porre un freno alle scorrerie dei turchi, è l’ideale per avere una bella visuale su tutto il Porto.
Purtroppo, con la costruzione del Porto è stato cancellato uno degli angoli più belli della costa vastese “lo scoglio spaccato”. Da sopra il promontorio, attraverso una piccola fessura si entrava come in una caverna sotterranea, inizialmente
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molto stretta, fino ad arrivare ad una caverna più ampia in prossimità del mare. Un vero spettacolo per i nostri padri, che amavano recarsi in quel posto meraviglioso per indimenticabili scampagnate.
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molto stretta, fino ad arrivare ad una caverna più ampia in prossimità del mare. Un vero spettacolo per i nostri padri, che amavano recarsi in quel posto meraviglioso per indimenticabili scampagnate.
La descrizione più completa del luogo ce l’ha tramandata Francesco Pisarri attraverso le colonne del Il Vastese d’Oltre Oceano del 25 aprile 1926: “In questa scogliera”, scriveva il letterato e giornalista vastese, “ma più verso l’estremo apice della pinta, è lo «Scoglio spaccato». Per un viottolino dirupato si scivola verso il mare; per una piccola fessura si entra, come in una caverna sotterranea, in uno stretto budello; poi la caverna si apre e si trova all’improvviso di fronte un pezzo di mare turchino e di sopra un pezzo di cielo azzurro. Intorno, massi ciclopici che pare debbano schiacciarci da un momento all’altro. Sotto i piedi, sabbia finissima; e fra roccia e sabbia zampilla una vena d’acqua fresca e dolce. Il mare è a due passi. Come è gradevole merendare colà!”.
Davanti al cartello “Provincia di Chieti fine tratto di competenza”, si apre una piccola stradina di pochi metri, che permette una bella vista a picco sul mare. Stando molto attenti a non sporgersi eccessivamente, è possibile apprezzare il primo tratto di scogliera e la trasparenza dell’acqua.
Riprendendo la strada in direzione della chiesa della Madonna della Penna, alla fine del rettilineo sulla sinistra si apre una stradina sterrata. Sporgendovi cautamente verso il precipizio, potete notare un’insenatura molto ampia, come se la parte centrale fosse franata, oppure causata dal prelevamento di materiale, effettuato negli anni ’50, necessario per la costruzione del Porto.
La spiaggia di “prete”, lunga e stretta, e alcune enormi cactus completano il paesaggio. Se avete un po’ di pazienza decine e decine di gabbiani cominceranno a volteggiare intorno a voi rendendo il momento magico.
Chiudiamo con una bella poesia dialettale scritta da Nicola Del Casale, dal titolo Prime e mo’, inserita nella raccolta Pinnuccia mè (1973), dove l’autore, con un forte senso di nostalgia, mette in evidenza l’inevitabile tributo pagato a causa del progresso e dell’industrializzazione:
Prime lu sole, lu fare, lu mare,
lu scojje spaccate, 'na vele,
Pennaluce, la punte de 'Derce
e de llà, pi la terre e la rene,
carrozze e traine
li sdanghe pi d'arie,
nghe ttende, cuperte e llinzule
ch'a lu pascone facévene l'ombre.
Ggende 'nfeste, cundente de poche:
quattre spachitte, n'arroste, lu vine,
du' mustacciule, tre-quattre taralle.
Mo', sopr'a lu fare li case,
pi ssott'a la Penne lu purte;
li scujje sparite, tritete,
e la spiagge de rene e de prete
aripiene de scàttela vudde,
bbaréttele che ni 'nzi distruje,
catrame ch'appìcciche e ttegne.
no' cchiù nu cavall' a rripose,
nemmanghe 'na sdanghe pi d'arie:
rrobb'a mmutore sott'a lu sole,
tàvele, sete e mbrillune
sopr'a la terre, a li prete, a la rene.
Ggende scundente,
ma 'nfeste lu stesse;
ggende che 'mPasche, ci vujje scummette,


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