sabato 1 giugno 2013

INSIEME PER VASTO : VENT’ANNI DOPO

1993 pubblicità elettorale 
DI NICOLANGELO D'ADAMO

1^  Puntata

1992: LE GRANDI INCHIESTE DI “MANI PULITE”
L’ inverno ‘92/’93 fu memorabile. Raggiungeva infatti il suo apice l’inchiesta della Procura di Milano, che passerà alla storia con il nome di “Mani Pulite”, sulla corruzione politica in Italia.
Tutto era cominciato il 17 febbraio del 1992 con l’arresto, a Milano, dell’ing. Mario Chiesa, Presidente del Pio Albergo Trivulzio e membro di primo piano del PSI milanese: il “mariuolo”, come lo definì Craxi, era stato colto in flagrante mentre intascava una tangente dall’imprenditore monzese Luca Magni: sette milioni di lire, il cinquanta per cento di una tangente di quattordici, equivalente al 10% di un appalto di 140 milioni.
Sotto interrogatorio
Mario Chiesa rivelò al Sostituto Procuratore Antonio Di Pietro il diffuso sistema di tangenti imperante da tempo e di proporzioni maggiori di quanto si sospettasse.
Le indagini produssero immediatamente  un diffuso e vivo malessere nell’opinione pubblica, al punto che nelle elezioni politiche del successivo mese di aprile tutti i principali partiti registrarono vasti cali di consenso, soprattutto la DC ed il PSI, ed un notevole aumento delle astensioni.
Dopo le elezioni furono arrestati molti industriali e politici : l’inchiesta era un torrente in piena ed il pool di Milano raggiunse in quei giorni una straordinaria popolarità, addirittura l’80%, quella che solitamente viene chiamata la “Soglia dell’Eroe”.
I partiti politici tardarono a capire l’ampiezza delle indagini, il devastante impatto sull’opinione pubblica, e mal si organizzarono per sostenere il confronto con la magistratura milanese, ma soprattutto non fecero nulla per dimostrare che erano pronti  a cambiare.
Anzi: il 5 marzo 1993 l’allora ministro della Giustizia Giovanni Conso fece approvare dal Governo Amato un decreto legge di depenalizzazione dei finanziamenti illeciti ai partiti (subito ribattezzato “colpo di spugna”). L’opinione pubblica insorse temendo l’insabbiamento di tutte le inchieste e il Presidente della Repubblica O.L. Scalfaro si rifiutò di controfirmare il decreto.
Di lì a poco, il 18 aprile successivo, al referendum proposto da Mario Segni l’elettorato scelse in massa il sistema maggioritario. Il governo Amato ne trasse le conseguenze: si dimise dopo tre giorni ravvisando in quel risultato un segnale di sfiducia dell’opinione pubblica.


LA SITUAZIONE POLITICA A VASTO : I PROGETTI DI LISTE CIVICHE 
In quel clima di profonda sfiducia nei partiti e di grande disorientamento, a Vasto si cominciò a pensare alle votazioni amministrative della primavera del 1993 come ad un appuntamento molto delicato, ma da non perdere per provare a cambiare il quadro politico cittadino che vedeva la DC al la guida della città ininterrottamente dalla fine della seconda guerra mondiale, tranne la parentesi ‘67\’72 quando ad amministrare la città si impose una anomala coalizione tra una lista civica, il Faro, guidato da Silvio Ciccarone ed il PCI, allora guidato da Mimì Laporese, una sorta di “compromesso storico” ante litteram.
A distanza di venti anni da quelle vicende è opportuno ricordare, anche se sommariamente, i “passaggi” più importanti di quella vicenda elettorale, le scelte politiche, i personaggi, la generosa disponibilità, senza alcun calcolo di interesse personale, di tanti che diedero vita, nel centrosinistra, ad un esperimento politico per tanti versi anticipatore della successiva nascita dell’ “Ulivo” a livello nazionale e, perché no, del Partito Democratico.
Infatti la lista civica che fu presentata alle elezioni di giugno, “Insieme per Vasto”, rappresentava una sintesi delle sensibilità culturali e politiche, laiche, socialiste e cattoliche che negli anni a venire avrebbero dato  vita alla coalizione progressista dell’Ulivo voluta da Romano Prodi ed in seguito alla nascita di un vero partito.                                                            Di questa finalità erano ben consapevoli i protagonisti di quella scelta, al punto che nel presentare la lista civica alla città ci tennero a sottolineare che: “ “Insieme per Vasto” (è) un punto di incontro tra culture, esperienze e modi di pensare diversi, è uno schieramento progressista alternativo alla DC e si propone come l’unica alternativa possibile, attualmente, all’amministrazione della nostra città”.
Anche a destra si seguì l’esempio del centrosinistra: il MSI non presentò una propria lista, ma preferì anch’esso, dopo l’ufficializzazione della lista civica di centrosinistra, lo strumento di una propria lista civica che  chiamerà “Rinnovare”.
 Anche in questo caso si tentò il coinvolgimento di vasti settori della cosiddetta “società civile” per un maggior coinvolgimento dell’elettorato.
Del resto l’obiettivo di quella campagna elettorale, per la destra ed il centrosinistra, era la sconfitta della Democrazia Cristiana: al partito di maggioranza si imputavano “l’aumento della disoccupazione, il crollo delle presenze turistiche, l’abbandono del centro storico, il traffico caotico, la mancanza di parcheggi ed isole verdi, l’aumento del consumo della droga” e dei dirigenti di quel partito si disse, con severo sarcasmo, di avere “una cristianità che si risolve nella partecipazione alle processioni” (dal Programma Elettorale di “Insieme per Vasto”).
La critica più severa veniva fatta alla gestione “allegra” del bilancio comunale visto l’importo delle bollette di ENEL e SIP che venivano pagate: solo nel primo bimestre del 1993 venne pagata una bolletta telefonica di 80 milioni e l’anno precedente, nel 1992, il comune di Vasto aveva pagato per spese telefoniche l’enorme somma  di 295 milioni.
Perciò l’idea di una grande coalizione “civica” in opposizione alla DC locale, tra l’altro in affanno, apparve come una possibile via d’uscita,  percorribile da tutti i partiti d’opposizione, anch’essi in grave difficoltà, a condizione che ciascuno, però, rinunciasse al proprio simbolo.

E questa rinuncia a nessun esponente politico locale delle opposizioni apparve troppo dolorosa o addirittura impossibile: si era disposti ad accantonare ogni principio ideologico divisivo, come si direbbe oggi, per concentrarsi su un programma amministrativo concreto di opere pubbliche e di rilancio dell’economia locale, ma anche, come si scrisse allora con una certa  enfasi, “per ridare la politica ai cittadini, per permettere che essi possano riappropriarsi della loro città”.
CONTINUA (domani)

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