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DI NICOLANGELO D'ADAMO
1^ Puntata
1992: LE GRANDI INCHIESTE DI “MANI PULITE” L’ inverno ‘92/’93 fu memorabile. Raggiungeva infatti il suo apice l’inchiesta della Procura di Milano, che passerà alla storia con il nome di “Mani Pulite”, sulla corruzione politica in Italia.
Tutto era cominciato il 17
febbraio del 1992 con l’arresto, a Milano, dell’ing. Mario Chiesa, Presidente
del Pio Albergo Trivulzio e membro di primo piano del PSI milanese: il
“mariuolo”, come lo definì Craxi, era stato colto in flagrante mentre intascava
una tangente dall’imprenditore monzese Luca Magni: sette milioni di lire, il
cinquanta per cento di una tangente di quattordici, equivalente al 10% di un
appalto di 140 milioni.
Sotto interrogatorio
Mario Chiesa
rivelò al Sostituto Procuratore Antonio Di Pietro il diffuso sistema di
tangenti imperante da tempo e di proporzioni maggiori di quanto si sospettasse.
Le indagini produssero
immediatamente un diffuso e vivo
malessere nell’opinione pubblica, al punto che nelle elezioni politiche del
successivo mese di aprile tutti i principali partiti registrarono vasti cali di
consenso, soprattutto la DC ed il PSI, ed un notevole aumento delle astensioni.
Dopo le elezioni furono arrestati
molti industriali e politici : l’inchiesta era un torrente in piena ed il pool
di Milano raggiunse in quei giorni una straordinaria popolarità, addirittura
l’80%, quella che solitamente viene chiamata la “Soglia dell’Eroe”.
I partiti politici tardarono a
capire l’ampiezza delle indagini, il devastante impatto sull’opinione pubblica,
e mal si organizzarono per sostenere il confronto con la magistratura milanese,
ma soprattutto non fecero nulla per dimostrare che erano pronti a cambiare.
Anzi: il 5 marzo 1993 l’allora
ministro della Giustizia Giovanni Conso fece approvare dal Governo Amato un
decreto legge di depenalizzazione dei finanziamenti illeciti ai partiti (subito
ribattezzato “colpo di spugna”). L’opinione pubblica insorse temendo
l’insabbiamento di tutte le inchieste e il Presidente della Repubblica O.L.
Scalfaro si rifiutò di controfirmare il decreto.
Di lì a poco, il 18 aprile
successivo, al referendum proposto da Mario Segni l’elettorato scelse in massa
il sistema maggioritario. Il governo Amato ne trasse le conseguenze: si dimise
dopo tre giorni ravvisando in quel risultato un segnale di sfiducia
dell’opinione pubblica.
LA
SITUAZIONE POLITICA A VASTO : I
PROGETTI DI LISTE CIVICHE
In quel clima di profonda
sfiducia nei partiti e di grande disorientamento, a Vasto si cominciò a pensare
alle votazioni amministrative della primavera del 1993 come ad un appuntamento
molto delicato, ma da non perdere per provare a cambiare il quadro politico
cittadino che vedeva la DC al la guida della città ininterrottamente dalla fine
della seconda guerra mondiale, tranne la parentesi ‘67\’72 quando ad
amministrare la città si impose una anomala coalizione tra una lista civica, il
Faro, guidato da Silvio Ciccarone ed
il PCI, allora guidato da Mimì Laporese, una sorta di “compromesso storico” ante litteram.
A distanza di venti anni da
quelle vicende è opportuno ricordare, anche se sommariamente, i “passaggi” più
importanti di quella vicenda elettorale, le scelte politiche, i personaggi, la
generosa disponibilità, senza alcun calcolo di interesse personale, di tanti che
diedero vita, nel centrosinistra, ad un esperimento politico per tanti versi
anticipatore della successiva nascita dell’ “Ulivo” a livello nazionale e,
perché no, del Partito Democratico.
Infatti la lista civica che fu
presentata alle elezioni di giugno, “Insieme
per Vasto”, rappresentava una sintesi delle sensibilità culturali e
politiche, laiche, socialiste e cattoliche che negli anni a venire avrebbero
dato vita alla coalizione progressista
dell’Ulivo voluta da Romano Prodi ed in seguito alla nascita di un vero
partito. Di questa finalità erano ben
consapevoli i protagonisti di quella scelta, al punto che nel presentare la
lista civica alla città ci tennero a sottolineare che: “ “Insieme per Vasto” (è) un punto di incontro tra culture, esperienze
e modi di pensare diversi, è uno schieramento progressista alternativo alla DC
e si propone come l’unica alternativa possibile, attualmente,
all’amministrazione della nostra città”.
Anche a destra si seguì l’esempio
del centrosinistra: il MSI non presentò una propria lista, ma preferì
anch’esso, dopo l’ufficializzazione della lista civica di centrosinistra, lo
strumento di una propria lista civica che
chiamerà “Rinnovare”.
Anche in questo caso si tentò il
coinvolgimento di vasti settori della cosiddetta “società civile” per un
maggior coinvolgimento dell’elettorato.
Del resto l’obiettivo di quella
campagna elettorale, per la destra ed il centrosinistra, era la sconfitta della
Democrazia Cristiana: al partito di maggioranza si imputavano “l’aumento della
disoccupazione, il crollo delle presenze turistiche, l’abbandono del centro
storico, il traffico caotico, la mancanza di parcheggi ed isole verdi,
l’aumento del consumo della droga” e dei dirigenti di quel partito si disse,
con severo sarcasmo, di avere “una cristianità che si risolve nella
partecipazione alle processioni” (dal Programma Elettorale di “Insieme per Vasto”).
La critica più severa veniva
fatta alla gestione “allegra” del bilancio comunale visto l’importo delle
bollette di ENEL e SIP che venivano pagate: solo nel primo bimestre del 1993
venne pagata una bolletta telefonica di 80 milioni e l’anno precedente, nel
1992, il comune di Vasto aveva pagato per spese telefoniche l’enorme somma di 295 milioni.
Perciò l’idea di una grande
coalizione “civica” in opposizione alla DC locale, tra l’altro in affanno,
apparve come una possibile via d’uscita,
percorribile da tutti i partiti d’opposizione, anch’essi in grave difficoltà,
a condizione che ciascuno, però, rinunciasse al proprio simbolo.
E questa rinuncia a nessun
esponente politico locale delle opposizioni apparve troppo dolorosa o
addirittura impossibile: si era disposti ad accantonare ogni principio
ideologico divisivo, come si direbbe oggi, per concentrarsi su un programma
amministrativo concreto di opere pubbliche e di rilancio dell’economia locale,
ma anche, come si scrisse allora con una certa
enfasi, “per ridare la politica ai cittadini, per permettere che essi
possano riappropriarsi della loro città”.
CONTINUA (domani)

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