giovedì 6 giugno 2013

INSIEME PER VASTO 20 anni dopo: CLAMOROSO! Il 6 giugno '93, escluse le liste DC E RC, VASTO VOTA A DESTRA

RINNOVARE voti 11.494 pari al 55,61%; Capolista: Giuseppe TAGLIENTE voti 11.773; 
INSIEME PER VASTO voti 9290, pari al 44,39%; capolista Giovanni (Ivan) ALOE' voti 9.399.
Sesta puntata
DI NICOLANGELO D'ADAMO

LA CAMPAGNA ELETTORALE ED UN IMPREVISTO: LE LISTE DELLA DC E DI RC VENGONO BOCCIATE
RISULTATO: 18 CONSIGLIERI A TAGLIENTE, 12 AD ALOE'

Il Comitato promotore della Lista Civica “Insieme per Vasto” provvide ad aprire, per il periodo della campagna elettorale, una propria sede operativa nei
locali di Palazzo Ruzzi (Politeama) su via XXIV Maggio. E questo sia per la comodità e l’ampiezza di quei locali, sia per evitare fraintesi e pettegolezzi in caso di uso delle sezioni di partito. Naturalmente tutto era a carico del bilancio del Comitato, bilancio costituito da una sottoscrizione cittadina.

La campagna elettorale si preannunciava abbastanza arroventata: due liste civiche, di destra e di centrosinistra fortemente motivate e decise a mandare all’opposizione la Democrazia Cristiana. Partito in notevole difficoltà in quei giorni, ancora traumatizzata dall’arresto dell’intera Giunta Salini il 29 settembre dell’anno precedente, il 1992. Una data che entrerà nella storia della Regione Abruzzo per l’anomalia dell’evento, era la prima volta in Italia che veniva arrestata un’intera Giunta Regionale, e per l’ampia risonanza mediatica: anche il New York Times gli dedicò la prima pagina.Il reato contestato alla Giunta dal Sostituto Procuratore Fabrizio Tragnone (oggi defunto) era l’abuso d’ufficio nell’assegnazione dei fondi europei dei Programmi POP (Programma Operativo Plurifondo). L’accusa cadde nel 1996 quando il governo cancellò il reato d’abuso d’ufficio. Tutti gli imputati furono assolti in via definitiva in Cassazione tranne il Presidente Rocco Salini.

A Vasto quelle vicende avevano fiaccato notevolmente la Democrazia Cristiana e provocato anche alcune defezioni e rapporti tesi tra i leaders locali, ma nessuno poteva immaginare che sbagliassero a presentare la lista, ovvero che commettessero errori tali da convincere la CECI (la Commissione Elettorale Circoscrizionale) ad escludere dalla competizione elettorale la lista della Democrazia Cristiana. Stessa sorte ebbe la lista di Rifondazione Comunista per irregolarità formali

Dopo l’esclusione decisa della Commissione Elettorale, naturalmente i dirigenti delle locali sezioni della DC e di RC provarono a fare ricorso al TAR e dopo la sentenza negativa del Tribunale Regionale si appellarono al Consiglio di Stato.

Ma il 29 maggio del 1993, a sette giorni dal voto, anche quell’ultimo grado di giudizio amministrativo escludeva in via definitiva la lista della Democrazia Cristiana, perché i suoi rappresentanti avevano sostituito alcuni nomi di candidati dopo che la lista era stata presentata alla Commissione Elettorale.

Stessa sorte per la lista di Rifondazione Comunista per alcune insanabili irregolarità formali.

La leggerezza commessa dai dirigenti locali della Democrazia Cristiana, oltre a provocare la prevedibile reazione del Presidente del partito e ministro della Pubblica Istruzione Rosa Russo Jervolino e dell’ex Ministro Remo Gaspari, allontanava dal partito tanti simpatizzanti ma soprattutto liberava un grande serbatoio di voti che finì col modificare radicalmente la campagna elettorale.

CAMPAGNA ELETTORALE 1993 DI "INSIEME PER VASTO"
IL COMIZIO IN PIAZZA DEL SINDACO DESIGNATO GIOVANNI IVAN ALOE' 
Il Comitato promotore di “Insieme per Vasto” non fu pronto a cogliere la grande opportunità che gli veniva offerta e, mostrando anche una certa ingenua sufficienza, non tentò, anzi respinse, qualsiasi forma di accordo con pezzi dell’elettorato democristiano pur disponibile a sostenere la lista civica di centrosinistra. Tanto radicato e diffuso era il bisogno di dimostrare l’impermeabilità a qualsiasi forma di compromesso, ancorché palese e politicamente motivato, che quelle decisioni furono spontanee e non frutto di una discussione collegiale.

I dirigenti dell’altra lista civica, Rinnovare, mostrarono, al contrario, molto realismo politico.

Senza la Democrazia Cristiana in campo la campagna elettorale si trasformò in un referendum tra Giovanni Aloè e Giuseppe Tagliente, rispettivamente candidati sindaco di Centrosinistra e Centrodestra. L’assenza di Rifondazione Comunista ebbe un peso relativo e non favorì alcun candidato: in tanti preferirono l’astensione.


RISULTATI DELLA VOTAZIONE DEL 6 GIUGNO 1993
Quel 6 giugno di venti anni addietro, domenica, era la prima volta che si votava un solo giorno e la partecipazione al voto fu massiccia. Iniziò subito lo spoglio ed intorno a mezzanotte fu chiaro il risultato a favore della lista civica “Rinnovare” i cui esponenti si riversarono in massa su Piazza Barbacani.

Il comitato elettorale di “Insieme per Vasto” aspettò i risultati nella sede di via XXIV Maggio, affrontando anche qualche antipatica provocazione.

I risultati definitivi furono i seguenti:
1. Lista Civica “Rinnovare” voti 11.494 pari al 55,61%; Capolista: Giuseppe Tagliente voti 11.773;
2. Lista Civica “Insieme per Vasto” voti 9290, pari al 44,39%; capolista Giovanni Aloè voti 9.399.

Insieme a Giuseppe Tagliente, eletto sindaco, entravano in Consiglio Comunale ben 18 Consiglieri della lista “Rinnovare”, ovvero (tra parentesi i voti di preferenza): Massimo Desiati (1016), Filippo Pietrocola (639), Lorenzo Russo (623), Nicola Carlesi (623), Piergiorgio Savelli (616), Antonio Obino (504), Nicola Miscione (452), Sebastiano Del Casale (409), Nicola Mastrovincenzo (362), Donato Sabatini(312), Pio Bucciarelli (310), Giovanni Scè /(295), Elisa Pastorelli (275), Mauro La Verghetta (218), Ennio Barone (215), Antonio Menna (205), Idiano Tenaglia (172).


COMIZIO CONCLUSIVO AL RUZZI: L'INTERVENTO DEL SINDACO DESIGNATO
 GIOVANNI IVAN ALOE'
 All’opposizione andarono dodici seggi, ovvero, oltre a Giovanni Aloè, candidato sindaco, il primo degli eletti fu Nicola D’Adamo (585) poi Alberto Piccolotti (565), Michele Sonnini (469), Eugenio D’Alberto (372), Antonio Di Santo (366), Pasquale Carlucci (362), Giovanni Di Nocco (325), Walter Longhi (317), Carlo Aquilano (313), Giovanni Smargiassi (303), Anita Campanella (298).
Il risultato clamoroso dell’elezione a sindaco di Vasto di un esponente del Movimento Sociale, complice anche l’imprevista e spettacolare esclusione della DC dalla competizione elettorale, fu sottolineato anche dalla folla che assistette al giuramento del neosindaco nell’aula Consiliare.

Iniziava un altro percorso per gli eletti di “Insieme per Vasto”, nel ruolo di minoranza in Consiglio Comunale per costruire una possibile rivincita alla fine di quel quinquennio.

I fatti successivi si incaricheranno, però, di smentire questa previsione temporale.

Una sentenza del TAR, a seguito di un ricorso presentato da Rifondazione Comunista, manderà tutti a casa già a Natale del primo anno di sindacatura e tutto ricominciava da capo.
CONTINUA DOMANI

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