Nasce PATTO SEGNI / INSIEME PER VASTO
settima e ultima puntata
di NICOLANGELO D'ADAMO
ANNULLATE LE VOTAZIONI: DI NUOVO ALLE URNE NEL 94 CON CANDIDATO SINDACO DR. LISTORTO.
Rifondazione Comunista, o meglio il Segretario Daniele Menna, che non aveva accettato la sentenza del Consiglio di Stato che lo aveva escluso dalle votazioni del 6 giugno ’93, non perse tempo a presentare un circostanziato ricorso al TAR per alcune irregolarità della lista Civica “Rinnovare”, a cominciare dal simbolo che riproduceva l’immagine di S. Michele, Patrono della città, ricorso teso a far ripetere le elezioni del giugno precedente.
Pur tra lo scetticismo generale, il ricorso fu accolto il 5 novembre di quell’anno e le elezioni furono annullate: bisognava, da subito, prepararsi ad una nuova tornata elettorale.
Lo scioglimento del Consiglio Comunale, in seguito al ricorso presentato da Rifondazione Comunista, e la necessità di riorganizzarsi per preparare una nuova lista ed impostare la successiva campagna elettorale, ma anche il bisogno di seguire le vicende amministrative ormai affidate ad un Commissario prefettizio, incarico ricoperto dal funzionario del Ministero dell’Interno dott. Eligio Cammarota, colsero impreparato il movimento “Insieme per Vasto”. I partiti che ne avevano favorito la nascita cominciarono a riappropriarsi dei loro spazi e soprattutto si mise in discussione il ruolo dell’ex gruppo Consiliare, a cominciare dal candidato Sindaco Giovanni Aloè.
LE VOTAZIONI
DEL 20 NOVEMBRE 1994
Rifondazione Comunista, o meglio il Segretario Daniele Menna, che non aveva accettato la sentenza del Consiglio di Stato che lo aveva escluso dalle votazioni del 6 giugno ’93, non perse tempo a presentare un circostanziato ricorso al TAR per alcune irregolarità della lista Civica “Rinnovare”, a cominciare dal simbolo che riproduceva l’immagine di S. Michele, Patrono della città, ricorso teso a far ripetere le elezioni del giugno precedente.
Pur tra lo scetticismo generale, il ricorso fu accolto il 5 novembre di quell’anno e le elezioni furono annullate: bisognava, da subito, prepararsi ad una nuova tornata elettorale.
Lo scioglimento del Consiglio Comunale, in seguito al ricorso presentato da Rifondazione Comunista, e la necessità di riorganizzarsi per preparare una nuova lista ed impostare la successiva campagna elettorale, ma anche il bisogno di seguire le vicende amministrative ormai affidate ad un Commissario prefettizio, incarico ricoperto dal funzionario del Ministero dell’Interno dott. Eligio Cammarota, colsero impreparato il movimento “Insieme per Vasto”. I partiti che ne avevano favorito la nascita cominciarono a riappropriarsi dei loro spazi e soprattutto si mise in discussione il ruolo dell’ex gruppo Consiliare, a cominciare dal candidato Sindaco Giovanni Aloè.
Dopo interminabili discussioni e
sterili confronti si arrivò alla rottura e gli esponenti del PDS, d’accordo con
Rifondazione Comunista, decisero di presentare una propria lista, chiamata
semplicemente “Progressisti”,
ancorché collegata allo stesso candidato sindaco della lista di “Insieme per Vasto”.
Proprio sulla scelta del
candidato sindaco fu chiara a tutti la diversità di interessi tra la sinistra e
quel che rimaneva di “Insieme per Vasto”.
Molta fu la freddezza del PDS e di RC per una ricandidatura di Giovanni Aloè, al quale, che pur non aveva
demeritato nell’elezione del 6 giugno precedente, si preferiva il dott.
Giuseppe Listorto, ottimo medico e stimato professionista, ma anche avulso
dalla realtà vastese.
Il movimento civico “Insieme
per Vasto”, indebolito dalla defezione della sinistra, mortificato dalla
messa in discussione del suo Leader, registrò anche importanti defezioni e finì
con l’accettare l’abbraccio con il neonato “Patto
Segni”, un movimento politico nato dopo la grande vittoria
referendaria di Mario Segni per la
scelta del maggioritario, presentando una lista congiunta, ovviamente con un nuovo logo.
La scelta del candidato sindaco
premiò Giuseppe Listorto e Giovanni Aloè, con indubbia generosità, accettò
ugualmente di candidarsi, risultando poi il primo degli eletti.
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Finiva così, molto mestamente,
una bella esperienza politica che si pensava fosse nata tra tanti slanci ideali
e robusti propositi di rinnovamento. Ma, molto più probabilmente, fu
l’emergenza del momento, il disorientamento a seguito delle inchieste di “Mani
Pulite”, la voglia di apparire diversi e aperti: i partiti verso la “società civile” e questa verso i partiti
“riformati”, a far da collante agli inizi, quando il movimento si formò. Poi
molti preferirono riprendere le vecchie strade e le vecchie abitudini, magari
con nomi nuovi e vesti nuove.
All’appuntamento elettorale del
20 novembre 1994 furono presentate sei liste: “Rinnovare” e “Forza
Italia-Ccd” con candidato sindaco Giuseppe Tagliente; “Patto Segni \ Insieme per Vasto” e “Progressisti” con candidato Sindaco Giuseppe Listorto, “Partito Popolare” con candidato sindaco
Carlo Perrozzi e la “Diga Priapea”
con candidato sindaco Angelo Di Falco. Quest’ultima lista, già nel nome,
anticipò molti temi cari a Grillo e condusse
l’intera campagna elettorale senza sconti per nessuno, con molta durezza ed asprezze linguistiche. Ma evidentemente
era troppo in anticipo e i tempi non erano maturi. A quella lista andarono solo
448 voti di preferenza, pari al 2,41%, non raggiunse il “quorum” e quindi
nessun eletto.
I risultati elettorali
premiarono, come era ampiamente previsto, la coalizione di centro destra e
Giuseppe Tagliente fu rieletto sindaco con un’alta percentuale di voti, pari al
58,46%.
La lista civica “Rinnovare”, candidato Sindaco Giuseppe
Tagliente, ebbe 8.300 voti, pari al 38,6% confermandosi di gran lunga il primo
partito della città. La lista “Forza
Italia\Ccd”, collegata al candidato
sindaco Giuseppe Tagliente, riportò 3.118 voti, pari al 14,5 % . Patto
Segni \ Insieme per Vasto, candidato sindaco Giuseppe Listorto, ebbe 2641
voti pari al 12,3%; Progressisti, candidato
sindaco Giuseppe Listorto, voti 4036, pari al 18,7%. Partito Popolare, candidato sindaco Carlo Perrozzi, voti 2983 pari al 13,8 % dei consensi. Diga Priapea, candidato sindaco Angelo
Di Falco,
voti 448 pari a 2,41 % dei consensi.
La composizione del Consiglio
Comunale, che prevedeva l’assegnazione di 18 consiglieri alla maggioranza e 12
alla minoranza, penalizzò ovviamente la lista civica “Insieme per Vasto” che
pur presentandosi con il “Patto Segni”
portava in Consiglio solo tre consiglieri, di cui solo due di provenienza “Insieme per Vasto”, ovvero Ivan Aloè (387 voti) e Antonio Nocciolino (244), mentre il
terzo consigliere eletto, Mario Olivieri (200), era di provenienza Patto Segni.
Il Consiglio Comunale risultò
così composto:
Maggioranza: Lista civica “Rinnovare”, Nazario Augelli, Pio
Bucciarelli, Nicola Carlesi, Dario Ciancaglini, Massimo Desiati, Nicola Fariello,
Nicola Mastrovincenzo, Antonio Obino, Filippo Pietrocola, Lorenzo Russo,
Piergiorgio Savelli, Roberto Suriani, Giovanni Scè.
Lista Forza Italia-Ccd: Armando Scopelliti, Giovanni Bolognese, Vincenzo
Ottaviano, Rosanna Porcelli, Davide Silano.
Minoranze: Progressisti, Giuseppe Listorto (candidato sindaco: voti 6601, pari
31% dei consensi), Domenico Generoso (192), Enzo Giattini (189), Michele Massone
(268), Michele Sonnini (306).
Patto Segni \ Insieme per Vasto: tre eletti di sopra menzionati.
Partito Popolare: Carlo Perrozzi (candidato sindaco voti 2983 pari
al 13,8 %), Nicola Del Prete (321), Leone Di Marco (292), Michele Notarangelo
(217).
Durante la sindacatura le due
liste di centrosinistra riuscirono comunque a condurre una opposizione
condivisa, ma la sorte del movimento civico “Insieme per Vasto” era segnata.
Progressivamente alcuni rientrarono nei
partiti di provenienza o iniziarono una nuova militanza partitica, altri abbandonarono
l’impegno politico.
Si annunciava ormai la nascita
dell’”Ulivo” di Romano Prodi. Un nuovo soggetto politico che conteneva istanze
ed idealità molto vicine o addirittura identiche a quelle che erano state alla
base della nascita del movimento civico
vastese, pertanto, almeno idealmente, ne continuava l’esistenza.
NICOLANGELO D’ADAMO

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