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| 1993 Movimento INSIEME PER VASTO, il sindaco designato IVAN ALOE |
TESTIMONIANZA DI IVAN ALOE’
PREMESSA
Nel
lontano 1993, in piena Tangentopoli, si era portati a pensare che la politica
fosse un mare di fango e tutto puro all’interno della cosiddetta “società
civile” (una sorta di manicheismo ancora attuale). Non sapevamo più vederla, la
politica, come un palcoscenico dell’eterna lotta tra il bene e il male che
attraversava il Paese, i partiti e la società tutta.
Bisognava,
dunque, tentare di avviare un processo
di chiarificazione attraverso un massiccio avvicinamento della società civile
alla vita pubblica, nella consapevolezza dei costi che comunque bisognava
pagare anche a livello personale.
Buona
politica quindi e non antipolitica.
In
questa chiave, fiduciosa piuttosto che rassegnata ,abbiamo pensato che la crisi
in atto potesse essere un’occasione, anzi addirittura un’opportunità per
cambiare le cose, coinvolgendo i cittadini, le associazioni e la società civile
tutta.
A
giudizio di don Milani: “affrontare i problemi da soli è egoismo, affrontarli
“insieme” è politica”. Bisognava quindi affrontarli, questa volta, “insieme”
per la nostra città, “per Vasto”. Per dare una sterzata netta al vecchio modo
di fare politica. Bisognava dare un messaggio di speranza, parlando il
linguaggio della verità, della trasparenza, del rinnovamento e delle riforme.
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| Comizio conclusivo al Ruzzi: a destra il candidato sindaco Ivan Aloè, a sinistra Nicolangelo D'Adamo "anima" del Movimento Insieme per Vasto |
VERSO L’ADESIONE PERSONALE
Determinante
poi fu il fatto che andasse prendendo corpo l’idea (tante volte dibattuto nelle
nostre conversazioni con l’amico Nicolangelo D’Adamo) che i partiti erano disposti
a fare un passo indietro per unirsi poi tutti insieme in una lista civica di
taglio progressista. L’idea di una lista capace di contrastare lo strapotere di
sempre esercitato nella nostra città dalla Democrazia Cristiana, mi ha convinto
definitivamente ad entrare in Politica.
In
pratica di rivestire il ruolo, per me inedito, di “cittadino prestato alla
politica”, rendendomi subito operativo con un impegno totale.
Deciso
cosa fare, bisognava lavorare su come fare per coinvolgere nel progetto la
“società civile” che appariva disorientata e confusa, visto il vuoto di etica
pubblica e privata che il Paese stava registrando.
Eravamo
caduti un po’ tutti in una sorta di relativismo morale o di doppia morale che
aveva fatto elevare la corruzione a sistema.
Era inevitabile puntare , nei dialoghi con i cittadini, al recupero dei
valori fondativi della nostra società. Si avvertiva la necessità di superare la
vuota protesta per evitare la tentazione di gridare dall’alto senza però “sporcarsi
le mani”, sottolineando sempre l’importanza della partecipazione alla vita
politica, specie in un momento così difficile e drammatico.
Forte
era la consapevolezza che la politica non è tutto, ma è fondamentale per la
realizzazione del bene comune.
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| comizio in piazza, a destra di Aloè, Gianfranco Smargiassi |
VERSO LA POLITICA CON LA “P” MAIUSCOLA
Di nuovo Don Milani fece una importante riflessione sulla differenza che c’è tra
il politico ed il politicante: il primo chiede il consenso su un suo progetto;
il secondo lo attende dagli umori e dalle posizioni spesso demagogiche che
ritiene di poter cogliere tra le masse.
Quindi
la nostra politica andava subito qualificata con un progetto “alto” da proporre
all’attenzione della popolazione vastese, un progetto che per essere credibile
doveva essere fatto da cittadini onesti intellettualmente e puliti moralmente;
un progetto che avesse i piedi per camminare e non il solito libro dei sogni,
un progetto che facesse crescere la nostra città con idee innovative; un
progetto per “dare una mano” in un momento delicato, come contributo, impegno,
solidarietà, senso del dovere, spirito cristiano. Ma anche un progetto per “togliere la mano”
al momento opportuno per favorire il ricambio, aiutare i giovani ad inserirsi,
perché in una democrazia vera la regola principale è il ricambio, iniziando
magari con l’inserire in lista molti giovani.
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| Alberto Piccolotti e Ivan Aloè |
I PRIMI PASSI DEL MOVIMENTO
Con
lo spirito di sopra descritto, ci siamo gettati tutti a lavorare sul programma
che doveva risultare dettagliato, puntuale e realizzabile. In particolare per
quelle operazioni a costo zero e quelle operazioni che potevano vedere la luce
in tempi brevi. Mano a mano che il lavoro andava avanti sentivamo di essere una
forza alternativa, potenzialmente capace di governare la nostra città. Ogni
giorno di più si rafforzava la consapevolezza di essere alle soglie di una vera
e propria rivoluzione copernicana della politica vastese.
A
dimostrazione che: “se molti uomini di poco conto, in molti posti di poco conto, facessero cose di poco conto, la
faccia della Terra potrebbe cambiare”.
Il
mondo si può cambiare cominciando appunto con un piccolo seme di impegno
personale.
SINDACO DESIGNATO
Tutto
procedeva secondo il percorso designato, il consenso attorno al Movimento cresceva,
grande era l’entusiasmo che mi spingeva a dare il meglio di me stesso. Niente
mi faceva prevedere quello che sarebbe successo da lì a poco: la scelta fatta
all’unanimità dal comitato cittadino di propormi come sindaco designato.
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| Ivan Aloè, sindaco designato nel '93 |
Chiesi
ovviamente un po’ di riflessione prima di accettare. Grande fu il travaglio
interiore nelle giornate a seguire: mi chiedevo in continuazione se, qualora
eletto fossi stato in grado di assolvere ad un ruolo così importante; provavo a
rivisitare le competenze che avevo acquisito in tanti anni di lavoro per
valutare se fossero sufficienti ad assolvere degnamente il lavoro di sindaco;
mi guardavo attorno per valutare chi e quanti potessero aiutarmi nel difficile
compito. Mentre tutti questi pensieri affollavano la mia mente, facendomi
vivere notti insonni, mi capitò di rammentare quanto avevo sentito in una
conferenza su don Bosco: “la storia accoglie chi fa un progetto, chi disegna la
storia anche in una piccola realtà; non accoglie invece chi si cancella, chi
non fa, chi non lascia traccia, chi è meno di una lumaca, che pure lascia una
bavetta anche se dopo un po’ scompare”.
Ruppi,
allora, gli indugi ed accettai la candidatura.
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| Presentazione candidati in piazza |
L’ESPERIENZA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE
Incomincia
a vivere in una dimensione diversa, a fare cose che non avevo mai fatto prima,
a studiare ancora più profondamente quelli che erano i problemi della nostra
città, acquisendo una documentazione la più rigorosa possibile ed una
conoscenza profonda delle cose fatte a Vasto e delle cose da fare. La mia vita
era diventata frenetica e le mie giornate lavorative si erano allungate a
dismisura, visto che non ero disposto a togliere
tempo al mio lavoro di insegnante.
Quante esperienze maturai in
quei pochi mesi! Incontri con i
cittadini anche nelle loro abitazioni; seminari con le varie categorie sociali,
dibattiti in tv con avversari politici molto navigati, comizi in piazza e nei
teatri. Ero abituato a parlare in pubblico, visto il mio ruolo di aggiornatore
dei docenti, ma non davanti ad una marea di gente, dove mettevo in gioco la
credibilità del movimento e la possibilità di vincere le elezioni.
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| Ivan Aloè con la candidata Giuliana Tosone |
- una politica che coinvolgesse tutto il territorio, anche qualche comune del Molise, con Vasto capoluogo;
- chiusura
del centro storico al traffico e rivitalizzazione dello stesso attraverso
anche la utilizzazione di uno degli edifici scolastici per la sede di un
corso universitario (in qualità di Orientatore scolastico e professionale
ero a conoscenza della possibilità di attivazione di corsi universitari decentrati
( cosa, per la verità, realizzata in seguito dal sindaco Tagliente,in una
sede diversa e logisticamente inadeguata. Progetto che fallì a causa di
una convenzione con l’Università di Chieti troppo onerosa per il bilancio
comunale);
- lo
spostamento dello stadio Aragona in periferia e l’utilizzo di quelle aree
anche con la creazione di parcheggi sotterranei collegati con la
circonvallazione;
- aree
verdi, viabilità, PRG che ipotizzasse strade larghe ed ampi parcheggi ecc.
Tanti piccoli e grandi episodi mi stimolavano ad andare
avanti con convinzione e determinazione, ne cito in particolare uno: il
giornalista del TG 3 Verna, alla fine di un mio appello elettorale, mi salutò
dicendo: “Le faccio i miei migliori auguri perché ho la piacevole sensazione
che Lei farà veramente molte delle cose che ha detto”. Per me fu ulteriore
incoraggiamento.
Quei pochi mesi passarono velocemente, arrivò il responso delle
urne. Il risultato elettorale ci penalizzò, anche e soprattutto perché non ho e
non abbiamo come “Insieme per Vasto” mai voluto accettare compromessi al
ribasso, abbiamo voluto essere
innovativi anche in questo.
Al giornalista che mi chiese un’intervista il giorno dopo il
risultato elettorale, fatti i debiti auguri al sindaco neo eletto, dissi tra
l’altro testualmente: “sono ovviamente amareggiato per il risultato che ha
penalizzato i sogni di tutti quei cittadini che ci hanno votato ed anche i miei
sogni, ma psicologicamente mi sento sereno perché sollevato da una grande
responsabilità che mi stava per cadere addosso. Grandissima responsabilità,
visto che per mia natura, sono abituato a fare quello che dico e ancor di più a
fare quello che prometto”.
Vorrei stendere infine un velo pietoso su quello che è
successo in seguito: mi è sufficiente ricordare che i partiti vollero tornare
alle loro identità, uccidendo quella splendida creatura che pure avevano
contribuito a far nascere.











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