lunedì 20 maggio 2013

Lupacchino dal Vasto e la musica antica in Abruzzo, prospettive per il futuro

"Bisogna allargare i luoghi e i modi in cui la musica antica viene suonata, non solo la sala da concerto o il teatro, non solo la chiesa, ma anche la processione, la scuola, l'evento culturale, l'apertura straordinaria del museo o della mostra, la festa, la piazzetta o il castello o le corti dei palazzi, o addirittura la visita guidata ai meravigliosi prati fioriti della primavera dell’Appennino"

di  MAURO FERRARA
Il 3 e 4 maggio 2013 si è svolta la Prima Edizione delle Giornate di studi musicali abruzzesi, organizzata da L'Usignolo (Ensemble di Musica Antica del Conservatorio di Pescara) e dal Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio dell'Aquila, il tutto coordinato da Massimo Salcito. Una mezza giornata è stata dedicata al Lupacchino dal Vasto. Incontro per specialisti, ma interessante anche per non professionisti.
Tra gli stucchi della bella sala dell'ex convento di Santa Chiara a Sulmona un concertino di flauto traversiere e clavicembalo ha accolto i partecipanti.
Il moderatore/animatore Walter Tortoreto ha ricordato la riscoperta delle opere dei musicisti abruzzesi dei secoli passati, sottolineandone il valore e
insistendo molto sull'importanza di suonare e far conoscere la musica di questi autori.
Andrea Bornstein, dell'Università La Sapienza, ha parlato del duo didattico in Italia e Lupacchino dal Vasto. Ha sostenuto l'importanza delle sonate a due composte da Lupacchino e dal suo allievo Tasso a scopi didattici, un vero e proprio bestseller che per più di un secolo e mezzo ha contribuito alla formazione dei musicisti. La sua tesi, basata su un’analisi delle fonti e delle pratiche musicali del Cinquecento, è che queste opere sono state composte per lo studio del canto e solo secondariamente utilizzate per la musica strumentale.
Manifesto della presentazione dell'Opera Omnia
del Lupacchino  a cura del M° Luigi di Tullio
 direttore del Coro Polifonico Histonium 

Luigi Di Tullio, del Coro Polifonico Histonium “B. Lupacchino dal Vasto”, ha ripercorso il cammino fatto insieme dall'associazione corale vastese che dirige per recuperare i manoscritti, trascriverli, pubblicarli e far risuonare le dieci messe e i tre mottetti che ne compongono l'opera sacra. Un vero e proprio Progetto Corale a tutti gli effetti, che ha visto il coinvolgimento di undici corali appartenenti a varie regioni d'Italia. Prossimo obiettivo la riscoperta dei madrigali del Lupacchino.
Nella relazione sul duo per basso nella raccolta Lupacchino dal Vasto/Tasso, MaurizioLess, dell’Accademia degli Imperfetti (Genova-Pescara), ha preso spunto dalle poche composizioni del Lupacchino, per evidenziare i diversi modelli compositivi adottati nel ’500. Più esplicitamente rivolti alla didattica negli autori italiani, senza distinzione tra didattica e intrattenimento in quelli inglesi, con distinzione ma con uso di temi musicali importanti o accattivanti nella pratica dei musicisti francesi.

Due indicazioni importanti sono venute per migliorare la conoscenza del Lupacchino dal Vasto.
Per l'aspetto storico, in un secolo in cui la mobilità dei musicisti tra i vari paesi europei era normale, una certa atipicità degli spostamenti del canonico viveur Lupacchino, rispetto agli altri musicisti. Con l'esigenza di ricercare eventuali tracce lasciate in luoghi importanti della produzione musicale dell'epoca, come Venezia, Verona, Milano, Bologna, seguendo anche i collegamenti con la famiglia D'Avalos.
Per la musica sacra, l'esigenza, accennata da Di Tullio, di capire meglio quanto della produzione del Lupacchino dal Vasto sia stato raccolto da quei colleghi più giovani, come Orlando di Lasso e Palestrina, che avrebbero poi segnato l'impronta musicale del secolo.
Aggiungo: c'è un’incisione di trent'anni fa della messa Nigra sum sed formosa di Palestrina, fatta dai Tallis Scholars, in cui Peter Phillips, il direttore del complesso inglese, pone esplicitamente il problema: “Nell’atmosfera di reverenza che ha circondato la musica di Palestrina per molto tempo, si era pensato che il suo stile fosse nato perfetto, avesse dovuto cambiare di poco durante la sua vita e fosse morto con lui…la sua musica non ricorda quella di Josquin, e non ci sono artisti di primo piano che colmino il vuoto tra loro due…”. E ipotizza un ruolo di anelli intermedi da parte di Morales e di Lhérithier, altro musicista francese che ha operato a Roma nella prima metà del Cinquecento, a San Luigi dei Francesi (con una retribuzione di otto scudi al mese). Ma forse l'intera influenza dell’ambiente romano sui maggiori autori del secolo potrebbe essere esplorata o divulgata. Visto che gli autori della prima metà del Cinquecento riescono a parlare anche ai musicisti d'oggi: nel 1993 Garbarek "medita” con il sassofono sul Parce mihi domine dell’Officium defunctorum di Morales.
In questo orizzonte la diffusione dell'opera di Lupacchino dal Vasto (ma anche degli altri autori abruzzesi del periodo) potrebbe avvenire assieme ad un approfondimento degli altri autori e del contesto musicale romano: una prospettiva che renderebbe più densa l'operazione culturale.
(clicca,  immagine della Basilica di San Giovanni in Laterano , dove Lupacchino è stato maestro di Cappella)

Appassionata, a tratti sofferta, la tavola rotonda, sulla conservazione e la valorizzazione del patrimonio musicale regionale di musica antica. Tra persone che hanno molto da dire e da dirsi, fortemente sollecitate da Tortoreto (ma anche da altri) a costruire collaborazioni, a fare "massa critica", a misurarsi nella costruzione di un moto di interesse verso il patrimonio di musica antica regionale. A differenza di altre regioni in cui l'appagamento determina qualche stanchezza, in Abruzzo potrebbe prevalere una fase di impegno "caldo", alimentato dal fascino e dall'energia della scoperta.


Così anche un fondato pessimismo sulla sensibilità dell'ambiente regionale potrebbe essere relativizzato. Nessuna presenza, ovviamente, da parte dell'oligarchia merovingia che ha disastrato il paese: nessun amministratore o responsabile di qualcosa è intervenuto, dicendo "fatemi capire". E ascoltando. Ma probabilmente la forza della musica antica sta nel far riscoprire il piacere del rapporto immediato, fisicamente vicino con la musica suonata dal vivo. Il dio Pan non chiede organizzazione, finanza, logistica, marketing, ecc., richiede buoni musicisti che, più che esibire l’interpretazione perfetta, sappiano trasmettere il cuore e l'emozione dell'opera. Bisogna allargare i luoghi e i modi in cui la musica antica viene suonata, non solo la sala da concerto o il teatro, non solo la chiesa, ma anche la processione, la scuola, l'evento culturale, l'apertura straordinaria del museo o della mostra, la festa, la piazzetta o il castello o le corti dei palazzi, o addirittura la visita guidata ai meravigliosi prati fioriti della primavera dell’Appennino. Senza rinunciare all'esigenza del massimo di qualità interpretativa e di riconoscimento, ma con percorso diverso, aperto, comunicante con i pubblici fin dalle fasi di studio. Il resto verrà.


La giornata di studio è stata allietata dagli intermezzi musicali dei duetti dei flauti dolci e dalle sonate per clavicembalo: l'impatto comunicativo potrebbe funzionare anche con un pubblico più ampio, meno targeted.

Mauro Ferrara

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