mercoledì 15 maggio 2013

FRA' GIAN NICOLA PALADINO RACCONTA LA SUA VOCAZIONE E L'ESPERIENZA CONVENTUALE CHE A BREVE LO PORTERA' AL SACERDOZIO

Intervista 
24 giugno 2013 ordinazione presbiterale
 di Fra' Gian Nicola Paladino
di LINO SPADACCCINI
In vista dell’ordinazione presbiteriale di Fra Gian Nicola Paladino, in programma il prossimo 24 giugno, presso la chiesa di S. Maria del Sabato Santo, abbiamo avvicinato il giovane frate vastese per una breve chiacchierata, per conoscerlo meglio e per farci raccontare la sua vocazione e l’esperienza conventuale, iniziata nel 2004, che lo porterà fra poco più di un mese al sacerdozio.

È passato quasi un anno dal diaconato, ultima tappa prima del sacerdozio.
Il 25 giugno 2012, Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Bruno Forte mi conferiva a Vasto, nella Concattedrale di San Giuseppe, il Sacro Ordine del Diaconato. 
2012: ordinazione diaconale  a S. Giuseppe
La pagina biblica che scelsi a sostegno di quel lungo tempo preparatorio alla mia Ordinazione Diaconale e condivisi tramite
partecipazione, è il racconto dell’adunanza del popolo a Sichem per la grande assemblea. Il capitolo 24 del libro di Giosuè, rappresenta uno dei grandi momenti della storia del popolo d’Israele, che difatti ratifica ora l’impegno già preso sul Sinai, quando, visitato da una teofania (Es 19, 16-25), accoglie il codice dell’alleanza. Giosué, per invito di Mosé, è qui impegnato a riscrivere la Legge, perché forse è consapevole che della Parola di Dio non si deve mai perdere la memoria, pena l’impossibilità di metterla in pratica. Il rischio di dimenticare che la Legge esiste è reale e, anzi, nella storia di Israele è purtroppo accaduto anche questo.
A Sichem, Giosuè, propone alla fede dei presenti gli interventi di Dio in favore di Israele e, riappropriandosi della ricca memoria storica, induce l’assemblea a sceglierLo e rifiutare gli dèi stranieri. Lo stesso invito fu rivolto a me, che mi proponevo di mettermi alla Sua sequela e servirlo poiché datore di ogni dono, il 25 giugno dell’anno passato di un  nuovo diacono nel Suo presbiterio, a servizio di tutti, almeno nell’intento.  
Il racconto testimonia, in filigrana, il profondo senso di servitù che veicolava costantemente il rapporto tra YHWH  e Israele. I quattro carmi del servo del Signore, riportati dal profeta Isaia, sono soltanto alcuni esempi che rendono ragione di una solida diaconìa su cui poggia tutta l’esperienza spirituale del popolo eletto.
Gs 24,15 può, a mio avviso, essere considerato il Leitmotiv di una vita spesa interamente all’insegna del servizio. Il narratore, infatti, si esprime cosi: “Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore”. Non dovrebbe suonare nuova quest’espressione…la Parola cioè di cui nessuno deve perdere il ricordo!!!
Di primo acchito, sembrerebbe un servizio esclusivamente verticale, ma a guardare bene, c’è pure una dimensione orizzontale, se è vero che ogni “casa” è luogo favorevole d’incontro con l’altro. Ovviamente l’accezione che attribuisco al nome “casa”, è quello di “Chiesa”,  con cui sentirmi perfettamente uguale in virtù del sacerdozio battesimale, che è già, per i suoi doni e carismi, scaturigine di una spiritualità di servizio, che ad ampio raggio, raggiunge però la struttura stessa, portante della Chiesa, il ministero ordinato. Siamo insomma un’unica casa al servizio di nostro Signore.
Ritengo però piuttosto riduttivo limitare la diaconìa ministeriale, a me in quel giorno conferita, alla preparazione delle “cose” sacre funzionali alla Celebrazione eucaristica, di una bella omelia domenicale o del rito di iniziazione.
L’autore sceglie infatti in Gs 24,15 di adottare il verbo ābàd, nel tempo imperfetto della prima persona plurale נַעֲבֹ֖ד (naabòd), che a differenza del greco λατρεύω (latréuo) sta per “lavoro servile”, non per “servizio cultuale”. È chiaro perciò che c’è una dimensione di servizio molto più vasta, che abbraccia l’intera esistenza umana, a cui tutti sotto lo stesso tetto siamo chiamati, in cui perciò inserire quella propriamente ministeriale, sacramentale, liturgica, da cui la Chiesa attinge forza vitale.
Tuttavia una ricerca esegetica della Scrittura, che non si traduca in autentica esperienza e nutrimento spirituale, rimane mera vacuità. La Sapienza d’Israele incardina infatti sulla Parola ogni situazione di vita.
Primi anni '90: Gian Nicola al campo scuola ACR a Rosello
 Come hai trascorso quest’ultimo anno?
Nell’arco di tempo che intercorreva tra il 20 Agosto e il 22 Settembre del 2012, soggiornai a Roma presso il nostro Collegio Internazionale San Lorenzo da Brindisi. In occasione del LXXXIV Capitolo Generale dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, risposi all’invito dei Superiori Maggiori di servire il mio Ordine quale interprete per la lingua italiana. Confratelli di ogni provenienza e lingua si radunarono infatti per prendere decisioni importanti per il corrente sessennio. Tuttavia pure le Celebrazioni liturgiche che scandivano le lunghe giornate di lavoro capitolare, mi vedevano intensamente impegnato. Tra i Frati Capitolari ero infatti l’unico diacono.
Di ritorno a Giulianova, mia destinazione provinciale, avevo i primi approcci con la Fondazione Piccola Opera Charitas, la quale per volontà dello stesso fondatore, il compianto Fra Serafino Colangeli da Tussio (AQ), si propone di recuperare la “fanciullezza abbandonata”. Una numerosissima équipe di medici, educatori, psicologi e volontari si trova qui ogni giorno alle prese con il Cristo sofferente e abbandonato ma incontrato nel volto di tanti giovani abruzzesi e non, che cooperano con il loro handicap insieme a Cristo crocifisso alla redenzione dell’umanità. Alla POC ho esercitato dunque quale volontario la mia diaconìa alla mensa della carità.
Come ho svernato?! Nella Biblioteca “Padre Candido Donatelli”, assiduamente frequentata da giovani studenti e nota per essere centro regionale di Abruzzesistica. Tra i documenti ivi custoditi, è da annoverare la testimonianza attestante la provenienza bisentina di Ponzio Pilato,  quinto prefetto della prefettura della Giudea, in carica tra gli anni 26 e 36; è famoso per il ruolo che svolse nella passione di Gesù, secondo quanto testimoniano i vangeli, in quanto fu giudice del processo di Gesù e ne ordinò la flagellazione.
Lunghe giornate di lavoro mi avrebbero portato a discutere, l’otto febbraio del corrente anno, ad Assisi presso l’Istituto Teologico da me frequentato, la Tesi per il grado accademico del Baccalaureato in Sacra Teologia. “La Risurrezione del Messia in Mt 28,1 a-b. Analisi grammaticale, filologica e teologica” ne è il titolo.
Quale assistente locale della Fraternità O.F.S./Gi.Fra, mi sono recato poi settimanalmente a Campli (TE) per svolgere il servizio di accompagnatore spirituale di terziari e giovani francescani.
Questo grande lavoro di orchestrazione ha anche conosciuto l’osservanza del quarto comandamento: “Onora tuo padre e tua madre”. Lo stato di salute piuttosto precario dei miei genitori, mi ha infatti chiesto costante dedizione e assistenza.
Per finire, a motivo delle benedizioni post-pasquali, mi sono temporaneamente trasferito a Pescara Colli, la cui Parrocchia della Madonna dei Sette Dolori conta ben undicimila anime. I confratelli del luogo, hanno chiesto perciò giovani rinforzi.    
Gian Nicola mentre recita in una manifestazione dell'ACR (primi anni 90)
Raccontaci la tua vocazione. Quando hai deciso di entrare in convento?
Nella Vita Prima, il Beato Tommaso da Celano, primo biografo del Poverello di Assisi, nonché abruzzese della Marsica, scrive al Capitolo II: “Colpito da una lunga malattia, come merita la caparbietà umana che non si corregge se non con il castigo, egli cominciò effettivamente a pensare tra sé diversamente dal solito. Riavutosi un po’, per ricuperare le forze, si mise a passeggiare qua e là per la casa, appoggiato a un bastone. Un giorno uscì, ammirando con più attenzione la campagna circostante: ma la bellezza dei campi, l’amenità dei vigneti, tutto ciò che è gradevole a vedersi non gli dava più alcun diletto. Era meravigliato di questo repentino mutamento e riteneva stolti tutti quelli che hanno il cuore attaccato a beni di tal sorta. Da quel giorno cominciò a far nessun conto di sé e a considerare con un certo disprezzo ciò che prima aveva ammirato e amato”.
Come pure nella Leggenda maggiore, San Bonaventura scrive al capitolo I: “E siccome lo spavento fa comprendere la lezione, venne sopra di lui la mano del Signore e l’intervento della destra dell’Eccelso colpì il suo corpo con lunghe infermità, per rendere la sua anima disposta all’unzione dello Spirito Santo”.
Anche il mio cammino preparatorio alla scelta vocazionale è stato segnato da un lungo tempo di degenza, che giovanissimo ha cambiato la rotta della mia esistenza. Dovevo soddisfare in fondo la ricerca di senso che attraversava la mia vita, concepita ora come la prima e più grande vocazione in seno alla quale trovare poi la perla preziosa pari alla preziosità stessa della vita. Persone a me care, prima tra tutte la mamma, mi esortavano a non sciupare il “dono” della malattia, perché a vent’anni, quando cioè ambivo alla mia carriera pianistica e universitaria, essa doveva inevitabilmente essere rivelatrice di un disegno, di un abbraccio d’amore con Gesù. D’altronde la serva di Dio Santina Campana scrive che la “vocazione” presuppone un’offerta, anzi una “vittima”.
È  chiaro che assaporare la vita quale primordiale vocazione, per dirla con il profeta Geremia “prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto”, significa coglierne tutta la portata di mistero. Intendo dire che non troverai mai una risposta esaustiva alla tua esistenza. Perché anche Gian Nicola vive?!
Seppure il suo movente è l’Amore, la vita è comunque mistero, mistero d’amore appunto, che per sua intrinseca natura è proiettata al mistero stesso di Dio da cui assume il suo significato assoluto.
Questi elementi si intrecciano nel racconto della chiamata di Mosè in Es 3,1-8a. 13-15. La prima reazione di Mosè di fronte al roveto è la curiosità. Egli cerca di avvicinarsi “a vedere questo meraviglioso spettacolo”. Ma Dio lo chiama dal roveto avvertendolo che quello è un luogo santo. Mediante un intreccio di simboli il testo biblico sottolinea la vicinanza e la trascendenza di Dio. Egli è un fuoco che arde, ma non brucia, è una presenza che attira l’essere umano, ma questi non può accostarvisi senza alcune precauzioni. Infatti Mosè è invitato a togliersi i sandali dai piedi. Solo a questo punto Dio si presenta a Mosè come il Dio solidale con la storia dei padri: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe».

È stata una scelta impulsiva o meditata?
Ben quattro anni di discernimento vocazionale scandito da colloqui, week-ends, corsi e soggiorni quasi sempre assisani, hanno preparato il terreno per una fertile riposta che ha avuto luogo nel luglio del 2004, alle parole di Suor Elvira che esortava alla “resa” vocazionale i tantissimi giovani adunati in occasione di un Festival.
Come pure non è da trascurare il grande contributo del Rinnovamento nello Spirito Santo, il quale unitamente all’esperienza francescana in seno alla Fraternità Gi.Fra di Vasto presso il Convento dei Frati Minori Cappuccini di Maria SS. Incoronata, mi ha educato a fare della propria vita un canto di lode.
Le mani alzate dei “carismatici” sono infatti ideale riflesso della nutrita produzione artistica san francescana che ha voluto ormai da secoli ritrarre il Santo di Assisi con le braccia innalzate al Creatore, datore di ogni Bene.

La tua famiglia come ha reagito?
Si suole dire che ogni “vocazione” è una storia a sé e le storie sono tutte diverse. Per conto mio non posso dire di aver incontrato quest’ostacolo nel tracciato per me preparato. Al contrario sono fermamente convinto che il cuore di mamma è stato il profondo solco nel quale Dio ha gettato il suo seme.
Nel corso del mio cammino formativo, sono venuto alla conoscenza della preghiera che mia madre, già da giovane, di ritorno dagli Stati Uniti, esprimeva all’accensione in Chiesa delle candeline: “Ti offro la vita dei miei tre figli, ma se non li vuoi insieme, prendine almeno uno”. Che garanzia!!!

Il percorso fino al sacerdozio è stato lungo è sicuramente faticoso. Hai mai pensato di mollare tutto?
No. Nella consapevolezza di non essere auto-chiamato non puoi non rispondere a chi pronuncia il tuo nome. In caso contrario si scadrebbe nella scostumatezza ma una delle chicche genitoriali che ha accompagnato la mia adolescenza dice pressappoco cosi: “La gentilezza è mezza santità”.
È vero che la forte tentazione di dire anche a Dio “Oh,….ma che cavolo vuoi?!”  è molto spesso all’agguato quando non è immediatamente chiara questa o quella contingenza, tuttavia soccombervi non è mai convenevole. L’amore di Dio è troppo nobile per essere bistrattato, anche quando sceglie di tradursi con…“se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.

È inutile negare che negli ultimi anni le vocazioni sono drasticamente calate. Che consiglio ti senti di dare ai giovani d’oggi?
La vita è un dono eccelso che non può essere assolutamente sciupato. Un breve giro di perlustrazione nelle corsie degli ospedali lascia vedere ragazzi e ragazze tra la vita e la morte.
Per un mistero d’amore sei stato messo al mondo…davanti al Mistero quindi scopri chi sei!! Si tratta perciò di dirigersi decisamente verso il cielo; tutta l’esistenza di Cristo è polarizzata dalla volontà del Padre: conoscerla ed attuarla è davvero il suo cibo.
2012 ordinazione diaconale, a S. Giuseppe
Tu es sacerdos in aeternum… Il sacerdozio è il raggiungimento di un traguardo oppure l’inizio di un nuovo percorso?
L’uno e l’altro. Il cammino formativo finora intrapreso è finalizzato, per chi ne fa esplicita richiesta, al conferimento dei Sacri Ministeri del Diaconato e Presbiterato. Va da sé che il Ministero è tale se si traduce nella vita. 
Cristo, con la sua vita e i suoi insegnamenti, ha dato un esempio perfetto del ministero altruistico che ha origine in Dio. Dio non vive per se stesso ma provvede al sostenimento di tutte le cose. Fin dalla creazione del mondo si è impegnato in un servizio altruistico. “Egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” - Matteo 5:45. Questo è il ministero ideale che il Padre ha affidato al Figlio. A Gesù fu dato il compito di guidare l’umanità e di insegnare con l’esempio cosa significa servire. La sua intera vita fu sottoposta alla legge del servizio. Egli servì l’uomo e si prodigò affinché le sue esigenze fossero soddisfatte.

L’ordinazione presbiteriale avverrà nella tua chiesa di appartenenza, quella di S. Maria del Sabato Santo, dove sei cresciuto frequentando il catechismo e l’Azione Cattolica. Cosa ricordi di quegli anni?
Nel lontano 1986, quando la combriccola degli scapestrati di Via delle Gardenie, gridava “americà!!!”, perché scendessimo tutti e tre i fratelli a trascorrere i pomeriggi estivi sulle scalette del quartiere S. Michele, Don Tommaso Di Stefano, attuale vice-parroco della Chiesa Parrocchiale di Ordinazione,  passando, era solito intonare un breve canto perché avesse con noi i suoi primi approcci: “Quando cammino per  il mondo, il Signore cammina insieme a me…”.
Non per vanteria, carissimo Lino, ma credo si possa ben dire che l’allora Parrocchia di S. Maria Immacolata contava il maggior numero di ragazzi che settimanalmente s’incontravano in “Sede” per parlare di Gesù facendo baldoria!!! Che disastro!!!
Non sono mancati Recitals presso “Le Figlie della Croce”, pasquette in aperta campagna, campi a Rosello presso “L’Ostello della Gioventù”…e poi che dire dell’annuale “Festa del Ciao” o l’intrattenimento quaresimale della Via Crucis vivente con gli anziani di S.Onofrio?! 
La Parrocchia era insomma un fermento di vita…in cui cominciava già a sedimentarsi il germe vocazionale di Fra Gian Nicola, tutt’altro che santarello!!!
Ma mi consola la passione giovanile con cui Francesco viveva ad Assisi nel peccato! La sua incostante età lo spingeva a soddisfare le tendenze giovanili senza moderazione…incapace di controllarsi…eppure è il Santo Patrono d’Italia.

A chi senti il dovere di dire grazie?
Ai confratelli, amici, giovani, religiosi e religiose, sacerdoti, anziani, docenti e sofferenti che hanno testimoniato Dio con la propria vita lasciando tracce indelebili sul mio sentiero.

Ringraziamo Fra Gian Nicola per la bella testimonianza e rinnoviamo l’invito a tutti a partecipare all’ordinazione presbiteriale, che dovrà essere vissuto come un grande dono per tutta la cittadinanza vastese.

Lino Spadaccini

Nessun commento: