domenica 26 maggio 2013

50° ITIS: NICOLANGELO D'ADAMO, "IL MIO RICORDO PIU' VIVO E' LEGATO AGLI STUDENTI LAVORATORI"


AMARCORD  “ITIS-ENRICO MATTEI”
Ho insegnato a lungo  nell’Istituto Industriale “Enrico Mattei” di Vasto: dall’anno scolastico 71\72 all’anno 80\81, nove lunghi anni di passione e sperimentazioni continue per
conciliare la “Divina Commedia” e Leopardi con “Meccanica” ed “Aggiustaggio”, la Storia Medievale con le provocazioni della  cronaca incredibilmente ricca degli anni Settanta. Si stava in aule approssimative ed anguste, poco aerate e soprattutto mal riscaldate d’inverno con vecchie stufe a kerosene che nei giorni di “garbino” riempivano l’aula di fumo…Il grande edificio, un palazzone sulla spiaggia, costruito dai francescani  per ben altri scopi, non era sufficiente per tutti gli alunni: tre indirizzi, Meccanica, Elettrotecnica e Chimica. E perciò l’Amministrazione Provinciale di Chieti aveva affittato un’altra palazzina a sud, distante più di un km, dietro l’Hotel “Lido”, dove avevano sistemato le tre aule della specializzazione chimica e i relativi laboratori, più gli uffici amministrativi e la presidenza.
Ma dell “agibilità ambientale” di una scuola poco si ricorda, il tempo ne rimuove quasi ogni traccia. Di quell’Istituto, come di ogni scuola, si ricordano gli alunni. I tanti ragazzi provenienti da decine di comuni diversi, tanti dal vicino Molise, che arrivavano “in prima” timidi e spaesati e ben presto imparavano a conoscersi e a “fare gruppo”, a familiarizzare con gli insegnanti ed il personale non docente, magari un bidello amico per assicurarsene la complicità. E poi le rare ragazze che decidevano di iscriversi  ad una scuola frequentata quasi da soli maschi, erano interessate alla specializzazione chimica, ma il “biennio”, i primi due anni, li frequentavano nel plesso più grande ed erano naturalmente le beniamine. Mai uno screzio, un atto di greve bullismo nei loro confronti: erano come adottate dai maschi che le proteggevano e si contendevano la loro amicizia.
Il ricordo più vivo di quegli anni è legato, però, agli studenti lavoratori: alcuni avevano più anni di me, erano dipendenti della SIV o di qualche altra azienda e per contratto avevano il “privilegio” di lavorare a turno unico, h 14.00\22.00. Alle otto erano a scuola, alle 14.00 timbravano il cartellino in azienda! L’ultima campanella suonava alle 13.15, un panino e via in fabbrica. Nei giorni in cui era in calendario la settima ora di lezione (negli Istituti Industriali erano previsti, allora, trentotto ore settimanali di lezione), martedì e venerdì, erano costretti a saltare quasi sempre l’ultima ora.
Solo con tanta fantasia ero e sono in grado di immaginare quando trovassero il tempo per studiare e soprattutto la forza di sopportare quel ritmo per cinque anni. Eppure erano splendidi. Non volevano perdere tempo, erano ordinati ed attenti durante le lezioni, chiedevano spesso spiegazioni, non si sottraevano alle verifiche scritte ed orali. Insomma una forza di volontà che si può avere solo da una  grande ansia di emancipazione, di riscatto, di crescita professionale e soprattutto sociale. Alcuni di loro, dopo gli Esami di Stato, non soddisfatti del diploma di periti,  si sono poi iscritti  all’Università, anche ad Architettura o Giurisprudenza, facoltà certo non riconducibili alla preparazione professionale ricevuta a scuola e maturata in fabbrica. Li ho ritrovati, anni dopo,  laureati e perfettamente inseriti nel mondo del lavoro, magari facendo una rapida scalata all’interno dell’azienda  che li aveva visti giovani lavoratori, in possesso della sola licenza media.
La scuola, in quei casi,  aveva assolto alla sua funzione, aveva assicurato la crescita umana e professionale a giovani “testardi” che aveva preso sul serio lo studio e dimostrato che veramente la scuola può fungere da “ascensore sociale”.

Mi verrebbe da dire con Mario Capanna: “Formidabili quegli Anni!”. Ma lui, pur riferendosi agli stessi anni, alludeva ad altre vicende, molto diverse.
NICOLANGELO D'ADAMO

















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