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| Mauro Ferrara |
Lupacchino dal Vasto, un
modo moderno di fare cultura
di Mauro Ferrara
Quando da ragazzi
giocavamo, quell'angolino che dall'abside della chiesa di Santa Maria rimanda
alla casa dei Rossetti e alla vista del mare non passava inosservato: via
Lupacchino (parende a lu lope menäre??!). Bernardino Carnefresca, un
musicista del Cinquecento attestato da uno storico dell'Ottocento. Senza suono,
inaudito: per noi un piccolo mistero, apparentemente definitivo.
Finché non entra in
azione il Coro Polifonico Histonium. Escono le prime trascrizioni, poi una piccola squadra
del Coro, guidata dal maestro Di
Tullio, si mette sulle tracce
dell'esemplare scomparso. Da trarre
dall'ombra e restituire alla cultura musicale praticata: «...intorno al 1990 Antonio D'Annunzio, presidente del Coro Polifonico Histonium “B. Lupacchino dal Vasto”, Luigi Di Tullio e componenti della corale vastese si recano nell'Archivio Musicale Lateranense, e fotografano il Codice 25» (L. Di Tullio, Intorno a Lupacchino dal Vasto, Convegno di Bologna dell'ottobre 2012, v. infra). L'operazione riesce: «…il lavoro viene stampato nel2000, in due volumi: Luigi
Di Tullio (a cura di), Bernardino Carnefresca detto il Lupacchino dal Vasto.
Opera Omnia, vol. I e II, Le Messe, parte I e II, Edizioni Suvini Zerboni,
Milano, 2000. » (L. Di Tullio,
Intorno a Lupacchino dal Vasto, Convegno di Bologna dell'ottobre 2012, v.
infra).
dall'ombra e restituire alla cultura musicale praticata: «...intorno al 1990 Antonio D'Annunzio, presidente del Coro Polifonico Histonium “B. Lupacchino dal Vasto”, Luigi Di Tullio e componenti della corale vastese si recano nell'Archivio Musicale Lateranense, e fotografano il Codice 25» (L. Di Tullio, Intorno a Lupacchino dal Vasto, Convegno di Bologna dell'ottobre 2012, v. infra). L'operazione riesce: «…il lavoro viene stampato nel
L’intero repertorio della
musica sacra del Lupacchino (dieci messe e tre mottetti) viene registrato. E
inciso nel 2011: esce dal buio e l'illumina con un'onda smagliante. I lunghi Sanctus
delle prime messe, la Missa
Salvum me fac Domine, la Missa Dilexi quoniam, la Missa Surge Petre, e la Missa Pro
defunctis, con lo splendido Requiem. E il Dies irae - il
testo poetico proveniente (mettiamola così) da un abruzzese con maggiore
impatto sulla cultura occidentale -, testimone di una sensibilità verso
l'evento ultimo molto diversa dalle interpretazioni successive.
Tutte opere composte poco
prima o attorno alla metà del 1500. Un secolo di vitalità straripante in tutti
i campi dell'arte. Ma anche il secolo in cui la penisola italiana, entrata ai
massimi livelli della ricchezza dell'epoca, avvia una plurisecolare decadenza.
All'inizio del Seicento il prodotto pro capite annuo è doppio della media
mondiale, superato solo nei Paesi Bassi: tre generazioni più tardi la penisola
sarà un’area sottosviluppata.
Per la musica è un secolo
di successi e di trasformazioni. Come dice uno storico della musica: «Nel
corso del secolo il comando, nel campo della musica, passò all'Italia...Nella
prima metà del XVI secolo i Paesi Bassi dominavano ancora l'Italia musicale. Ma
con l'andar del tempo gli italiani assimilarono a tal punto le conquiste degli
stranieri che per la fine del secolo … rappresentavano la principale potenza
artistica dell'epoca … Il carattere internazionale dell'arte, l'interesse per
le realizzazioni straniere e la loro assimilazione spontanea e rapida … mai
come allora fiorirono con tanta facilità e sicurezza …I rappresentanti più
eminenti del periodo a cappella, Giovanni Pierluigi da Palestrina e Orlando di
Lasso, sono da annoverarsi tra i grandi uomini della cultura occidentale …
Questi due assorbirono e completarono l'intera arte musicale del loro tempo.» (Alfred Einstein, Breve storia della
musica, Milano, 1979, pagg. 40-42).
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| Le opere del Lupacchino raccolte nel Codice 25 |
L'epicentro di questa leadership
artistica alla metà del secolo si sposta verso Roma. Ad esempio, la variazione
ha origine spagnola, ma lo splendente Trattado de glosas di Diego Ortiz,
tolledano, sulle variazioni per viola da gamba fu stampato nel 1553 a Roma, quando l'autore
era maestro di cappella alla corte del viceré di Napoli.
In questo scenario opera Bernardino
Carnefresca, detto il Lupacchino dal Vasto. Canonico della chiesa di Santa Maria Maggiore,
lo si immagina impegnato principalmente nelle attività musicali. Nel 1543 è ancora
a Vasto e pubblica a Venezia un libro di madrigali a quattro voci.
Poi si trasferisce a Roma,
entrando a far parte del prestigioso organico musicale di San Giovanni in
Laterano. Dove è maestro di cappella dal 1546 al 1548. Gli succede, come
maestro di cappella, Rubino Mallapert, maestro del Palestrina. Intanto
il Lupacchino è diventato organista, sempre in San Giovanni. Tra il 1550 e il 1551 si allontana dalla
Basilica lateranense per un ritorno in Abruzzo, ma nel febbraio del 1552 e
fino all'aprile del 1553 riprende l'incarico di maestro di cappella.
Viene sostituito da Orlando di Lasso che vi resta fino alla fine
dell'anno successivo. Non è chiaro chi sia il maestro di cappella della
Basilica che subentra all'inizio del 1555, è possibile ma improbabile che sia ancora
il Lupacchino, mentre dall'ottobre del 1555 l 'incarico viene assegnato a Giovanni
Pierluigi da Palestrina.
Uno studioso ottocentesco
del Palestrina (G. Baini, Memorie storico-critiche della
vita e delle opere di Giovanni Pierluigi da Palestrina, Roma 1828) racconta che il Capitolo
della Basilica lateranense regalò a Bernardino Lupacchino sei scudi per
liberarlo dall'azione di un creditore assillante «ma con ben poco durevole
frutto, stante il genio del Lupacchino, che dopo la quotidiana applicazione
allo studio della sua arte, in cui fu assai valoroso [...] amava laute mense;
onde la protobasilica non soffrendo a lungo le legnanze contro di esso privossi
del suo servigio».
Non è una grande somma,
si può stimare equivalente a uno stipendio mensile. Ma il clima sta cambiando.
Nel 1545 era iniziato il Concilio di Trento (terminerà nel 1563), si premeva
per adattare i canti alle circostanze liturgiche e rendere il testo sempre
comprensibile, alcune correnti conciliari volevano addirittura l'abolizione
della musica sacra, il Papa Paolo IV nel luglio 1555 richiama i cappellani
cantori alla regola e ai buoni costumi. Anche questo può avere influito
sull'allontanamento del Lupacchino.
Dal 1555 non ci sono più
notizie sulla vita di Bernardino: i documenti d’archivio di San Giovanni lo citano «in provinciae aquile» Ma ne girano
molte sulla sua opera.
Già nel 1546 e 1547 aveva
pubblicato un secondo libro di madrigali a quattro voci e un primo
libro di madrigali a cinque voci. E molti furono inseriti in celebri
raccolte dell'epoca. La sua fama dura nel tempo soprattutto per il Primo
libro a due voci con ogni diligentia ristampata, et da molti
errori emendato, scritto insieme a Giovanni Maria Tasso, edito nel 1559
(ma il titolo indica anche una stampa anteriore), presso l'editore Gardano, con
successive 24 edizioni, l'ultima del 1701. A distanza di un secolo e mezzo, c'è ancora
interesse verso questa opera.
L'interesse verso il Lupacchino continua per tutta la prima metà del
'700,
nel 1745 l 'insigne
musicista bolognese padre Giovanni Battista Martini, autorità riconosciuta in
tutta Europa (compreso Mozart), chiede al maestro di cappella di San Giovanni
in Laterano, Chiti, notizie su «Palestrina, Morales, Cifra, Soriani,
Vittoria, Candoso, Alfonso Lobo, Carpentras, Lupacchino, e di altri se vi
sono…». Richiesta importante, perché Lupacchino, con pochi altri musicisti
che hanno operato nella Basilica lateranense, è nominato espressamente ed è
associato ad alcuni dei massimi musicisti del Cinquecento (Cristóbal de Morales
e Tomás de Victoria sono i più importanti autori spagnoli di musica vocale e
sacra del periodo, Lobo era considerato dai
contemporanei spagnoli il compositore più raffinato). Chiti risponde che le
messe del Lupacchino sono senza data o poesia o dedica e che di questo si
rammarica, perché il Lupacchino è «autore
de' rinomati». Rammarico condiviso da padre Martini per il «libro
del Lupacchino segnato senza nome, e mancante per essere stato uomo noto singolare...».
In definitiva, il Lupacchino
opera in uno dei centri di eccellenza mondiali della creazione musicale, a
diretto contatto con i migliori musicisti dell'epoca, con frequenti scambi con le
Fiandre, Napoli, Venezia, la
Francia , la
Spagna , la
Baviera. In una fase storica di passaggio dallo stile antico
a uno stile che «esige quel suono corale
eufonico, inconsutile, che così spesso è appropriato per la musica di Palestrina
e di Byrd» (Peter Phillips,
maestro direttore dei Tallis Scholars). Si prepara l’emancipazione
della musica strumentale e il passaggio alle sonorità più caratteristiche della
musica barocca.
«Quale madrigalista il Carnefresca si inserì senza sfigurare tra i più
grandi compositori del suo tempo, rivelando chiarezza di scrittura e una
straordinaria eleganza nel gioco polifonico, tanto da essere ammirato dai
contemporanei ». (R. Meloncelli, Dizionario Biografico
degli Italiani - Volume 20 (1977) )
Per Vasto la riscoperta del
Lupacchino può senz'altro essere considerata, al momento, come l'evento culturale principale del nuovo
secolo. Un evento per il quale moltissimo è stato fatto, ma molto resta da
fare.
Innanzitutto, ancora la ricerca. Come scrive il
maestro Di Tullio per le opere sacre «il bilancio di dieci messe
e tre mottetti è impari, per cui amiamo
pensare e soprattutto sperare che in qualche luogo si nasconda qualche altro
libro, di mottetti o altro. »
Ed anche l'aspetto
biografico potrebbe essere meglio puntualizzato. Strana storia questa di
Bernardino. La nascita è ipotizzata nel 1510, ma non è sicura, e non se ne è
ricordato il quinto centenario. Le uniche informazioni documentate sono legate
al suo lavoro. Anche la data della ‘scomparsa’, il 1555, non è sicura. Non si
sa se sia morto o se abbia continuato a fare musica e panarde in qualche luogo
dell’aquilano per altri anni: comunque, nel 2055 sarà possibile celebrarne il ricordo.
Certamente non doveva
essere un asociale, visto che amava le «laute
mense». Se le apparecchiava da solo? Non frequentava palazzi nobiliari e illustri
colleghi? Non aveva nemmeno un cardinale protettore? Chiedendo prestiti senza
restituirli avrà perso amicizie e contatti: ma possibile che da qualche parte
nessuno abbia lasciato detto nulla di lui? Nemmeno per maledirlo?
Forse vale la pena cercare
ancora, senza investirci troppo perché le probabilità sono scarse, ma senza rinunciare
del tutto.
Poi, la disseminazione. Nel 2000, in occasione della pubblicazione degli
spartiti delle composizioni sacre c’è stato il Convegno nazionale “Omaggio a
Lupacchino” a Vasto. Nel 2011, la pubblicazione del cofanetto dei cd con l’Opera
Sacra. L'anno scorso, il 20 ottobre c’è stato un Convegno “Intorno a Lupacchino
dal Vasto” nell'ambito dell'ottava edizione del Festival Corale Internazionale
“Città di Bologna”: ottima scelta, perché i luoghi dell’audience sono ordinariamente lontani da Vasto e più importanti. Si
può replicare un evento con risonanza comparabile a Vasto, ad esempio, sul
contributo dei musicisti attivi a Roma nella prima metà del Cinquecento? O è meglio
inserirsi in altre occasioni come quella di Bologna?
Ancora, come è già in
programma, far risuonare le opere
profane, o almeno un’accurata selezione di esse. Vari madrigali inseriti in
celebri antologie della stagione della notorietà di Lupacchino (All'assalir
della bramata roccha, Perch'al viso d'amor, Il dolce sonno mi promise, Occhi
leggiadri amorose mammelle, O dolce mia nemica) potrebbero chiarire anche la personalità dell’autore.
E le composizioni vocali senza testo precorrono la produzione musicale
orientata verso un'esecuzione strumentale.
La registrazione delle
composizioni sacre è stato il risultato di una brillante operazione di networking
tra undici corali italiane. Un’innovazione
importante da riconoscere e sostenere. È possibile ripetere l'operazione
per le composizioni profane? È possibile estendere il network a corali di paesi esteri? Si possono immaginare applicazioni
multimediali per far conoscere le opere, i ‘misteri biografici’ e l’ambiente?
Infine, usare il Lupacchino come porta d'ingresso nel mondo lussureggiante e
fiabesco della musica cinquecentesca. Ci sono le condizioni. L’interesse
verso la musica antica è cresciuto in misura esponenziale. Se in un piccolo paese
un decimo degli abitanti resta ad ascoltare un concertino di clavicembalo e
viola da gamba dopo due ore di presentazione della Carta archeologica, a Vasto
non dovrebbe mancare il pubblico. Ci sono tanti giovani musicisti che
restituiscono il piacere della musica dal vivo a costi più che accessibili. Il
palazzo d’Avalos potrebbe essere una location
perfetta per i madrigali, le danze, le ensaladas.
E poi c’è la musica popolare, la canzone
villanesca alla napoletana, le moresche,
i villancicos spagnoli, le danze e le
musiche strumentali. Si può perfino immaginare una festa della musica popolare
antica europea: nelle strade e nelle piazze. Ritrovando quanto possibile della
Vasto del Cinquecento, incrociando cultura e incontro. Un posto turistico non
può fare a meno degli eventi, ed è ora di convincersi che politiche e gestioni
appropriate degli eventi movimentano più lavoro, e lavoro più adeguato, del transhipment.
La conseguenza è semplice: è necessario organizzare il ‘progetto Lupacchino’,
già ottimamente avviato nell’attività del Coro Histonium, in forma più
esplicita e solida. Evitando la sgrammaticatura istituzionale di impiantare
strutture permanenti e costi fissi per azioni con tempo definito e costi
variabili, bisogna, tuttavia, aiutare chi sta lavorando al recupero e alla
valorizzazione del Lupacchino a procurarsi un orizzonte di tempo, di risorse logistiche
e finanziarie, di relazioni, di comunicazione
adeguato ad un obiettivo che è ‘lievitato’ oltre la prova dell’esistenza del
musicista vastese dimenticato. E attribuire a questo progetto la giusta priorità nel panorama delle
iniziative cittadine.
Mauro Ferrara





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