martedì 9 aprile 2013

MAURO FERRARA LANCIA UN'IDEA-PROGETTO DI ALTO LIVELLO SUL LUPACCHINO DAL VASTO

Mauro Ferrara
Mauro Ferrara, figlio dello storico Espedito, ci ha inviato una sua preziosa ricerca sulla figura di Bernardino Carnefresca detto il Lupacchino dal Vasto, a cui ha fatto seguire una sua idea-progetto per la crescita della città partendo dalle opere del noto musicista vastese del Cinquecento. Nella vita, Mauro si occupa di ricerche economiche e sociali, di innovazione e sviluppo locale. 

Lupacchino dal Vasto, un modo moderno di fare cultura
di Mauro Ferrara 

Quando da ragazzi giocavamo, quell'angolino che dall'abside della chiesa di Santa Maria rimanda alla casa dei Rossetti e alla vista del mare non passava inosservato: via Lupacchino (parende a lu lope menäre??!). Bernardino Carnefresca, un musicista del Cinquecento attestato da uno storico dell'Ottocento. Senza suono, inaudito: per noi un piccolo mistero, apparentemente definitivo.

Finché non entra in azione il Coro Polifonico Histonium. Escono le prime trascrizioni, poi una piccola squadra del Coro, guidata dal maestro Di Tullio, si mette sulle tracce dell'esemplare scomparso. Da trarre
dall'ombra e restituire alla cultura musicale praticata:  «...intorno al 1990 Antonio D'Annunzio, presidente del Coro Polifonico Histonium “B. Lupacchino dal Vasto”, Luigi Di Tullio e componenti della corale vastese si recano nell'Archivio Musicale Lateranense, e fotografano il Codice 25» (L. Di Tullio, Intorno a Lupacchino dal Vasto, Convegno di Bologna dell'ottobre 2012, v. infra). L'operazione riesce: «…il lavoro viene stampato nel 2000, in due volumi: Luigi Di Tullio (a cura di), Bernardino Carnefresca detto il Lupacchino dal Vasto. Opera Omnia, vol. I e II, Le Messe, parte I e II, Edizioni Suvini Zerboni, Milano, 2000. » (L. Di Tullio, Intorno a Lupacchino dal Vasto, Convegno di Bologna dell'ottobre 2012, v. infra).

L’intero repertorio della musica sacra del Lupacchino (dieci messe e tre mottetti) viene registrato. E inciso nel 2011: esce dal buio e l'illumina con un'onda smagliante. I lunghi Sanctus delle prime messe, la Missa Salvum me fac Domine, la Missa Dilexi quoniam, la Missa Surge Petre, e la Missa Pro defunctis, con lo splendido Requiem. E il Dies irae - il testo poetico proveniente (mettiamola così) da un abruzzese con maggiore impatto sulla cultura occidentale -, testimone di una sensibilità verso l'evento ultimo molto diversa dalle interpretazioni successive.

Tutte opere composte poco prima o attorno alla metà del 1500. Un secolo di vitalità straripante in tutti i campi dell'arte. Ma anche il secolo in cui la penisola italiana, entrata ai massimi livelli della ricchezza dell'epoca, avvia una plurisecolare decadenza. All'inizio del Seicento il prodotto pro capite annuo è doppio della media mondiale, superato solo nei Paesi Bassi: tre generazioni più tardi la penisola sarà un’area sottosviluppata.

Per la musica è un secolo di successi e di trasformazioni. Come dice uno storico della musica: «Nel corso del secolo il comando, nel campo della musica, passò all'Italia...Nella prima metà del XVI secolo i Paesi Bassi dominavano ancora l'Italia musicale. Ma con l'andar del tempo gli italiani assimilarono a tal punto le conquiste degli stranieri che per la fine del secolo … rappresentavano la principale potenza artistica dell'epoca … Il carattere internazionale dell'arte, l'interesse per le realizzazioni straniere e la loro assimilazione spontanea e rapida … mai come allora fiorirono con tanta facilità e sicurezza …I rappresentanti più eminenti del periodo a cappella, Giovanni Pierluigi da Palestrina e Orlando di Lasso, sono da annoverarsi tra i grandi uomini della cultura occidentale … Questi due assorbirono e completarono l'intera arte musicale del loro tempo.» (Alfred Einstein, Breve storia della musica, Milano, 1979, pagg. 40-42).
Le opere del Lupacchino raccolte nel Codice 25 
 L'epicentro di questa leadership artistica alla metà del secolo si sposta verso Roma. Ad esempio, la variazione ha origine spagnola, ma lo splendente Trattado de glosas di Diego Ortiz, tolledano, sulle variazioni per viola da gamba fu stampato nel 1553 a Roma, quando l'autore era maestro di cappella alla corte del viceré di Napoli.

In questo scenario opera Bernardino Carnefresca, detto il Lupacchino dal Vasto. Canonico della chiesa di Santa Maria Maggiore, lo si immagina impegnato principalmente nelle attività musicali. Nel 1543 è ancora a Vasto e pubblica a Venezia un libro di madrigali a quattro voci.
Poi si trasferisce a Roma, entrando a far parte del prestigioso organico musicale di San Giovanni in Laterano. Dove è maestro di cappella dal 1546 al 1548. Gli succede, come maestro di cappella, Rubino Mallapert, maestro del Palestrina. Intanto il Lupacchino è diventato organista, sempre in San Giovanni. Tra il 1550 e il 1551 si allontana dalla Basilica lateranense per un ritorno in Abruzzo, ma nel febbraio del 1552 e fino all'aprile del 1553 riprende l'incarico di maestro di cappella. Viene sostituito da Orlando di Lasso che vi resta fino alla fine dell'anno successivo. Non è chiaro chi sia il maestro di cappella della Basilica che subentra all'inizio del 1555, è possibile ma improbabile che sia ancora il Lupacchino, mentre dall'ottobre del 1555 l'incarico viene assegnato a Giovanni Pierluigi da Palestrina.
Uno studioso ottocentesco del Palestrina (G. Baini, Memorie storico-critiche della vita e delle opere di Giovanni Pierluigi da Palestrina, Roma 1828) racconta che il Capitolo della Basilica lateranense regalò a Bernardino Lupacchino sei scudi per liberarlo dall'azione di un creditore assillante «ma con ben poco durevole frutto, stante il genio del Lupacchino, che dopo la quotidiana applicazione allo studio della sua arte, in cui fu assai valoroso [...] amava laute mense; onde la protobasilica non soffrendo a lungo le legnanze contro di esso privossi del suo servigio». 

Non è una grande somma, si può stimare equivalente a uno stipendio mensile. Ma il clima sta cambiando. Nel 1545 era iniziato il Concilio di Trento (terminerà nel 1563), si premeva per adattare i canti alle circostanze liturgiche e rendere il testo sempre comprensibile, alcune correnti conciliari volevano addirittura l'abolizione della musica sacra, il Papa Paolo IV nel luglio 1555 richiama i cappellani cantori alla regola e ai buoni costumi. Anche questo può avere influito sull'allontanamento del Lupacchino.

Dal 1555 non ci sono più notizie sulla vita di Bernardino: i documenti d’archivio di San Giovanni lo citano «in provinciae aquile» Ma ne girano molte sulla sua opera.
Già nel 1546 e 1547 aveva pubblicato un secondo libro di madrigali a quattro voci e un primo libro di madrigali a cinque voci. E molti furono inseriti in celebri raccolte dell'epoca. La sua fama dura nel tempo soprattutto per il Primo libro a due voci con ogni diligentia ristampata, et da molti errori emendato, scritto insieme a Giovanni Maria Tasso, edito nel 1559 (ma il titolo indica anche una stampa anteriore), presso l'editore Gardano, con successive 24 edizioni, l'ultima del 1701. A distanza di un secolo e mezzo, c'è ancora interesse verso questa opera.

L'interesse verso il Lupacchino continua per tutta la prima metà del '700, nel 1745 l'insigne musicista bolognese padre Giovanni Battista Martini, autorità riconosciuta in tutta Europa (compreso Mozart), chiede al maestro di cappella di San Giovanni in Laterano, Chiti, notizie su «Palestrina, Morales, Cifra, Soriani, Vittoria, Candoso, Alfonso Lobo, Carpentras, Lupacchino, e di altri se vi sono…». Richiesta importante, perché Lupacchino, con pochi altri musicisti che hanno operato nella Basilica lateranense, è nominato espressamente ed è associato ad alcuni dei massimi musicisti del Cinquecento (Cristóbal de Morales e Tomás de Victoria sono i più importanti autori spagnoli di musica vocale e sacra del periodo, Lobo era considerato dai contemporanei spagnoli il compositore più raffinato). Chiti risponde che le messe del Lupacchino sono senza data o poesia o dedica e che di questo si rammarica, perché il Lupacchino è «autore de' rinomati». Rammarico condiviso da padre Martini per il «libro del Lupacchino segnato senza nome, e mancante per essere stato uomo noto singolare...».

In definitiva, il Lupacchino opera in uno dei centri di eccellenza mondiali della creazione musicale, a diretto contatto con i migliori musicisti dell'epoca, con frequenti scambi con le Fiandre, Napoli, Venezia, la Francia, la Spagna, la Baviera. In una fase storica di passaggio dallo stile antico a uno stile che «esige quel suono corale eufonico, inconsutile, che così spesso è appropriato per la musica di Palestrina e di Byrd» (Peter Phillips, maestro direttore dei Tallis Scholars). Si prepara l’emancipazione della musica strumentale e il passaggio alle sonorità più caratteristiche della musica barocca.
«Quale madrigalista il Carnefresca si inserì senza sfigurare tra i più grandi compositori del suo tempo, rivelando chiarezza di scrittura e una straordinaria eleganza nel gioco polifonico, tanto da essere ammirato dai contemporanei ». (R. Meloncelli, Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 20 (1977) )

Per Vasto la riscoperta del Lupacchino può senz'altro essere considerata, al momento, come l'evento culturale principale del nuovo secolo. Un evento per il quale moltissimo è stato fatto, ma molto resta da fare.

Innanzitutto, ancora la ricerca. Come scrive il maestro Di Tullio per le opere sacre «il bilancio di dieci messe e tre mottetti è impari, per cui amiamo pensare e soprattutto sperare che in qualche luogo si nasconda qualche altro libro, di mottetti o altro. » 
Ed anche l'aspetto biografico potrebbe essere meglio puntualizzato. Strana storia questa di Bernardino. La nascita è ipotizzata nel 1510, ma non è sicura, e non se ne è ricordato il quinto centenario. Le uniche informazioni documentate sono legate al suo lavoro. Anche la data della ‘scomparsa’, il 1555, non è sicura. Non si sa se sia morto o se abbia continuato a fare musica e panarde in qualche luogo dell’aquilano per altri anni: comunque, nel 2055 sarà possibile celebrarne il ricordo.
Certamente non doveva essere un asociale, visto che amava le «laute mense». Se le apparecchiava da solo? Non frequentava palazzi nobiliari e illustri colleghi? Non aveva nemmeno un cardinale protettore? Chiedendo prestiti senza restituirli avrà perso amicizie e contatti: ma possibile che da qualche parte nessuno abbia lasciato detto nulla di lui? Nemmeno per maledirlo?
Forse vale la pena cercare ancora, senza investirci troppo perché le probabilità sono scarse, ma senza rinunciare del tutto.

Poi, la disseminazione. Nel 2000, in occasione della pubblicazione degli spartiti delle composizioni sacre c’è stato il Convegno nazionale “Omaggio a Lupacchino” a Vasto. Nel 2011, la pubblicazione del cofanetto dei cd con l’Opera Sacra. L'anno scorso, il 20 ottobre c’è stato un Convegno “Intorno a Lupacchino dal Vasto” nell'ambito dell'ottava edizione del Festival Corale Internazionale “Città di Bologna”: ottima scelta, perché i luoghi dell’audience sono ordinariamente lontani da Vasto e più importanti. Si può replicare un evento con risonanza comparabile a Vasto, ad esempio, sul contributo dei musicisti attivi a Roma nella prima metà del Cinquecento? O è meglio inserirsi in altre occasioni come quella di Bologna?  

Ancora, come è già in programma, far risuonare le opere profane, o almeno un’accurata selezione di esse. Vari madrigali inseriti in celebri antologie della stagione della notorietà di Lupacchino (All'assalir della bramata roccha, Perch'al viso d'amor, Il dolce sonno mi promise, Occhi leggiadri amorose mammelle, O dolce mia nemica) potrebbero chiarire anche la personalità dell’autore. E le composizioni vocali senza testo precorrono la produzione musicale orientata verso un'esecuzione strumentale.
La registrazione delle composizioni sacre è stato il risultato di una brillante operazione di networking tra undici corali italiane. Un’innovazione importante da riconoscere e sostenere. È possibile ripetere l'operazione per le composizioni profane? È possibile estendere il network a corali di paesi esteri? Si possono immaginare applicazioni multimediali per far conoscere le opere, i ‘misteri biografici’ e l’ambiente?

Infine, usare il Lupacchino come porta d'ingresso nel mondo lussureggiante e fiabesco della musica cinquecentesca. Ci sono le condizioni. L’interesse verso la musica antica è cresciuto in misura esponenziale. Se in un piccolo paese un decimo degli abitanti resta ad ascoltare un concertino di clavicembalo e viola da gamba dopo due ore di presentazione della Carta archeologica, a Vasto non dovrebbe mancare il pubblico. Ci sono tanti giovani musicisti che restituiscono il piacere della musica dal vivo a costi più che accessibili. Il palazzo d’Avalos potrebbe essere una location perfetta per i madrigali, le danze, le ensaladas. E poi c’è la musica popolare, la canzone villanesca alla napoletana, le moresche, i villancicos spagnoli, le danze e le musiche strumentali. Si può perfino immaginare una festa della musica popolare antica europea: nelle strade e nelle piazze. Ritrovando quanto possibile della Vasto del Cinquecento, incrociando cultura e incontro. Un posto turistico non può fare a meno degli eventi, ed è ora di convincersi che politiche e gestioni appropriate degli eventi movimentano più lavoro, e lavoro più adeguato, del transhipment.

La conseguenza è semplice: è necessario organizzare il ‘progetto Lupacchino’, già ottimamente avviato nell’attività del Coro Histonium, in forma più esplicita e solida. Evitando la sgrammaticatura istituzionale di impiantare strutture permanenti e costi fissi per azioni con tempo definito e costi variabili, bisogna, tuttavia, aiutare chi sta lavorando al recupero e alla valorizzazione del Lupacchino a procurarsi un orizzonte di tempo, di risorse logistiche e finanziarie, di relazioni, di comunicazione adeguato ad un obiettivo che è ‘lievitato’ oltre la prova dell’esistenza del musicista vastese dimenticato. E attribuire a questo progetto la giusta priorità nel panorama delle iniziative cittadine.

Mauro Ferrara

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