lunedì 15 aprile 2013

GRUPPO AMATORI TEATRO SAN PAOLO, ANCORA GRANDE SUCCESSO CON "NA' CATENE E NU' LUCCHETTE"



Cecilia Celio, regista della commedia 
Ancora un buon successo per la seconda rappresentazione di Na’ Catene e Nu’ Lucchette, la commedia brillante in due atti di Antonio Potere, messa in scena dal “Gruppo Amatori Teatro San Paolo”, per la regia di Cecilia Celio.
Dopo il successo dello scorso anno con Ddu' rape strascinate!, anche quest’anno è stato scelto di rappresentare un copione in vernacolo di Antonio Potere, prolifico autore abruzzese, molto apprezzato dal pubblico presente, strappando risate e consensi per tutta la durata dello spettacolo.
La commedia in due atti, andata in
All'interno 50 FOTO della commedia

 scena per la prima volta nel 1999 al Teatro Fenaroli di Lanciano, è ambientata agli inizi degli anni settanta, in un caratteristico paese della provincia teatina. La storia narra della separazione di due coniugi, che si trovano a discutere dei loro problemi nel Tribunale del paese.
Il giudice (Nicolino Smargiassi), si trova di fronte ad un caso di separazione con affidamento di minore. La rottura tra i coniugi è derivata dall’incompatibilità di carattere, ma anche per una reciproca infedeltà.
Tutto è cominciato quando Rusine (Ivana Corvino), ha appreso dai giornali che le donne hanno raggiunto la parità dei diritti, così incrocia le braccia in segno di protesta. Alla richiesta del marito di un bicchiere di vino, gli risponde: “Lu vine le so chiuse e nen se tocche, perché da oggi ci stà la parità di lu dirette, come ne beve e nen fume je… nen bive e nen fume tu!”.Mentre un’altra volta, tornato a casa dopo una dura giornata di lavoro, non trovando da mangiare, si sente rispondere: “Je so magnate, tu, se vù magnà, arrangete, fusse quase ore che te ‘mparisse a cucinà”. Alla moglie risponde il marito, Remucce (Fabio Cristina), con qualche stranezza, come una volta che è tornato a casa vestito da donna, dopotutto “mò ci sta l’uguaglianze, tu ti pu vistì da ommene e je me veste da femmene”.
Il marito, constatata l’inutilità delle sue argomentazioni per far desistere la moglie dai suoi propositi, la caccia di casa e tiene con sé il figlio Giovannino (Giovanni Cristina).
Durante il dibattimento in aula, a dare filo da torcere al giudice, c’è l’arzilla madre di Rusene (Lina Spoletini), che ha confessato che non la smetterà fino a quando il nipote non verrà affidato alla figlia. Non sono da meno l’avvocato Don Rocco (Renato Cerella), che pensando ad un colpo teatrale, scrive su un foglio di carta la deposizione del testimone Mingucce (Michele Cattafesta). Gli altri personaggi presenti nell’aula di tribunale sono i testimoni Pasquale (Mauro Cane) e Filomena (Lucia Verratti), l’usciere Camillo (Francesco Celenza), il Cancelliere (Flavio Di Silvio) e Genoveffa (Antonella Marinelli), sorella di Remucce.
Davanti alla situazione di stallo, in cui emerge che in realtà nessuno dei coniugi ha tradito l’altro, il giudice chiede a Giovannino di decidere con chi vuole andare. Il figlio è molto deluso dal comportamento della madre perché l’ha lasciato andare, ma anche con il padre perché gli ha raccontato un sacco di bugie. Quindi chiede al giudice di andare in collegio perché “vu avete pensate sola a litigà…je nen ve voje chiù bene, voje je a lu cullegge, nen ve voje chiù come mamme e papà!”. E rivolto ancora al giudice “Purteteme a lu cullegge addo  stanne quille come me… Sole senza genitori”.  
Davanti alle dure affermazioni del figlio, finalmente Remucce e Rusene, capiscono la lezione e mettendo da parte il loro orgoglio, riuniscono finalmente tutta la famiglia.
Complimenti a tutti gli attori del “Gruppo Amatori Teatro San Paolo”, ed alla regista Cecilia Celio,  per aver messo in scena una commedia brillante davvero piacevole, che ha avuto il merito di far passare al pubblico presente momenti di spensieratezza e divertimento, ma anche di riflessione, come ha sottolineato il parroco, don Gianni Sciorra, proponendo tematiche forti, quali il valore indiscusso della famiglia, le separazioni e le battaglie per l’affidamento dei figli.

Lino Spadaccini




















































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