domenica 7 aprile 2013

Domenico Rossetti e la piramide di Falicon: le ipotesi più veritiere e quelle più bizzarre

Ultima puntata dell'interessante ricostruzione storica di Lino Spadaccini
Una teoria molto interessante, e a nostro avviso una delle più sensate, in merito alla presenza della misteriosa piramide di Falicon, viene portata avanti da Catherine Ungar nel suo lavoro Nouveaux aperçus sur les origines de la pyramide de Falicon. 
L’archeologa asserisce che la piramide non esisteva il giorno della scoperta della grotta e che il Rossetti ed il Vinay l’hanno realizzata come segnale facilmente visibile per far riconoscere l’ingresso della grotta. L’elemento principale che porta a confermare questa
tesi è la situazione alquanto insolita che in nessuno documento si parla di questa piramide che, a seconda di alcuni, risalirebbe a più di 2000 anni.
Sempre secondo la Ungar, il Rossetti ed il Vinay avrebbero scelto la forma piramidale per

senso pratico, per seguire uno stile neo-egiziano, oppure come gesto in onore di Napoleone.

A nostro avviso la forma piramidale può essere stata ispirata anche da un altro fattore, un pilastro a forma piramidale che il letterato vastese descrive nella seconda ottava del Canto secondo: Mirando alla sinistra, il primo sorge / Pilastro, che piramide rassembra, / Emula a quelle, in cui l’Egizio scorge / De’ Faraon le tumulate membra.
Nelle note Domenico è ancora più preciso sulla natura della “piramide”: “...il curioso...resta subito colpito di stupor per la vista di una grossa colonna scannellata all’intorno. Io l’assomiglio ad una piramide di Egitto, ed anche alla torre smisurata, che tentarono di erigere coloro, che temettero di un secondo diluvio. Per altro la sua forma è piuttosto quella di un campanile. La sua base è di 4 metri, e la sua estremità superiore termina come in una punta attaccata al cielo della Grotta, e tutta la sua altezza è di metri 6 circa”. In definitiva, possiamo asserire che la concrezione a forma piramidale abbia colpito l’immaginazione del poeta abruzzese tanto da dargli lo spunto per la realizzazione di una costruzione da porre come ingresso alla grotta.
Secondo Pierre Beny la scelta della forma piramidale è stata accompagnata da altre considerazioni.
Innanzitutto lo studioso francese rileva l’importanza dell’anno di pubblicazione del poema, indicato come anno XII della Repubblica francese (che va dal 22 settembre 1803 al 21 settembre dell’anno successivo), pertanto il Rossetti ha scritto il poema in prospettiva repubblicana. Nella dedica indirizzata a Giovan-Giacomo Vinay, il Rossetti spera che il suo poemetto sia gradito dalla Repubblica letteraria. A tal proposito il Beny ricorda che sull’intestazione del decreto della Convenzione nazionale del 4 febbraio 1793, che ricongiunge la Contea di Nizza alla neo Repubblica francese, si osserva una piramide sormontata da un berretto frigio. “Inoltre”, continua lo studioso francese, “molte feste rivoluzionarie ebbero luogo attorno a grandi piramidi come quella di Champ de Mars, a Parigi, il 14 luglio 1792 in occasione della distruzione degli emblemi della feudalità”.
La pista massonica è un’altra delle ipotesi che ruota intorno alla piramide. Domenico Rossetti era membro di varie accademie, le quali spesso erano implicate nelle società più svariate anche a carattere massonico. Alexandre Du Mège (1780-1862) ad esempio, fondatore della Société Archéologique du Midi de la France, membro dell’Académie des Sciences, aveva creato all’inizio dell’800 una loggia massonica chiamata gli “Amici del deserto”, e progettato di costruire a tale scopo una piramide contenente una caverna d’iniziazione.
La prima sala
Il conte d’Albon, appassionato di fisica, chimica e storia naturale, fece costruire nel suo parco di Franconville, acquistato nel 1781, un giardino alquanto stravagante con, al suo interno, un tempio, una grotta ed una piramide, vicino alla quale si trovava la tomba di un suo amico, un tal Coud de Gebelin, deceduto nel 1784, massone francese, che s’interessava in modo particolare all’Egitto.
Il Beny ricorda che lo stesso fratello di Domenico, Gabriele, strinse una filiazione tra Templari e rivoluzionari massonici. Ma non è tutto. In un documento che fornisce un elenco di membri di una loggia civile nizzarda, appare il nome di un certo Pierre Vinay, forse un parente dell’allora proprietario del terreno dove è stata scoperta la grotta.
La stessa proprietà apparteneva dalla fine del XVIII secolo alla famiglia Peyre de la Coste, di cui molti membri appartenevano, secondo Marcellin Rodange, ad alcune società massoniche: Franziot e Jean Marotti affiliati l’uno a La Vraie Fraternité des Frères Antiques, e l’altro a Les Sectateurs de la Vertu; mentre Carles e suo zio Robert, erano membri de La Fraternité Blanche d’Avignon. Anche i predecessori dei Peyre de la Coste, nel XVI secolo, erano i Tonduti de l’Escarène, signori della stessa Falicon. Molti suoi familiari erano affiliati ad una società nota con il nome di Angélique, mentre le armi personali di Canoran Pietro de l’Escarène, portavano, oltre al blasone familiare, un quadrato magico tra due chimere, il tutto sormontato da una piramide. Quindi, sembra che la proprietà sia sempre rimasta in mano di famiglie con conoscenze ermetiche.
In Belgio, Jean-Baptiste Plasschaert (1769-1821), consulente della prefettura nel 1803, partecipò alla sistemazione di un parco massonico a Wespelaer, dove esiste tuttora una piramide. Inoltre, sempre in Belgio, in occasione dell’arrivo del Bonaparte nel giugno 1803, furono costruite molte piramidi celebrative per festeggiare il suo passaggio.
Molti erano i soldati francesi massoni che facevano parte dell’esercito di Napoleone, come ad esempio Pierre-Dominique Garnier (1756-1827), fondatore della loggia massonica “Les Vrais Amis Réunis”, a Nizza (1799-1805), o anche il famoso André Masséna (1758-1817), che nel settembre del 1792, partecipò alla conquista di Nizza da parte del generale d’Anselme, il quale era sotto gli ordini del Montesquiou, proprietario della piramide di Mauperthuis. Nelle vicinanze della piramide si ergeva una tomba con le spoglie dell’ammiraglio di Coligny.
Quindi, conclude Pierre Beny, si può tranquillamente ipotizzare che la grotta del Monte-Calvo non è stato il solo tempio frequentato dal Vinay e dal Rossetti. Il legame tra massoneria e piramidi è sicuramente stretto, così come lo è l’appartenenza dei due personaggi alla massoneria.
Lo stesso Beny conferma che alcune influenze esoteriche siano potuto intervenire al momento della scelta della forma del monumento. La piramide ha certamente avuto la funzione di luogo d’iniziazione moderna, come testimonia la presenza nell’antro, intorno agli anni ’30, dell’inglese Aleister Crowley (1875-1947) , ideatore dell’Ordo Templi Orientis (OTO). Secondo una tradizione locale, il celebre astrologo britannico Aleister Crowley, durante un soggiorno sulla Costa Azzurra, avrebbe presieduto un rituale di alta magia, che si svolse in due parti: uno in un tempio sotterraneo dell’OTO, l’altro nella grotta di Falicon.
Il concetto di piramide come luogo d’iniziazione, ripreso anche da Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), sembra essere stato inventato dall’abate Jean Terrasson (1670-1750) nel Sethos. In un brano dell’opera del Terrasson possiamo leggere: “...Dès que Sethos fut arrivé à Syene, / on lui montra le puits profond / sur lequel le soleil passoit / perpendiculairement le jour du solstice / d' été... (dal momento che Sethos era arrivato a Seyne, gli mostrarono il pozzo profondo sul quale il sole passava perpendicolarmente il giorno del solstizio d’estate).
La piantina dell'interno della grotta
In un romanzo fantastico scritto agli inizi degli anni ’40, The Devil rides out, lo scrittore inglese Dennis Wheatley racconta di una setta satanica e l’orribile episodio finale che si svolge nell’entroterra nizzardo: gli adoratori del diavolo, celebravano i loro rituali magici, che culminava con il sacrificio di una vergine, votata a Satana fin dalla sua nascita, nella cave of the bats, ovvero nella grotta dei pipistrelli. Secondo alcuni, questa grotta non era affatto frutto dell’immaginazione del romanziere, bensì era da ricondursi alla grotta della Ratapignata.
Anche secondo lo studioso Yann Duvivier la piramide di Falicon non è antica, ma contemporanea al Rossetti e realizzata per una serie di ragioni che riassumiamo brevemente. 
Nel 1803 era ancora vivo il ricordo della campagna d’Egitto di Napoleone, ed il Rossetti e/o il Vinay hanno voluto onorare il primo console, futuro imperatore di Francia, con questo monumento, che al tempo stesso fungeva da punto di riferimento per segnalare la grotta.
La piramide è un simbolo massonico. Agli inizi dell’Ottocento i massoni francesi erano molto attivi nelle Alpi marittime, e lo stesso Rossetti ed il Vinay erano personaggi importanti, e come tali, certamente erano membri di logge massoniche torinesi.
Un’altra ipotesi formulata dal Duvivier potrebbe essere che, subito dopo la scoperta, il governo francese messo al corrente dei fatti, abbia inviato i militari ad effettuare indagini sul posto. Potrebbe essere allora che l’esercito abbia voluto, che questa caverna fosse debitamente inventariata e quindi sorvegliata, per controllare meglio questo luogo, favorevole a fungere da nascondiglio o da covo per i nemici della repubblica. Da qui la necessità di un segnale ben visibile da lontano.
Naturalmente anche queste rappresentano semplici ipotesi, che difficilmente avranno conferme o risposte certe.
André Douzet pone l’accento anche su un altro fatto curioso non citato da nessun altro studioso. Una certa Société d’Equilégna, intorno al 1927, ritrovò delle pietre tagliate o scolpite, recuperate sotto un ammasso roccioso della seconda sala. Come mai nessuno prima di allora aveva notato quelle pietre di colore vagamente verdastro con impresse incisioni e disegni? Questa società sosteneva di possedere un’informazione scritta nel XVIII secolo che riguardava la piramide ed i suoi cunicoli. Questo testo viene menzionato nel loro bollettino n. 85, dove è riportato anche il testo completo dell’iscrizione collocata sull’entrata della piramide.
Secondo la teoria del nipote del famoso John Ward-Perkins, la piramide è una tomba di un antico condottiero, probabilmente un egizio esiliato.
Altri ricercatori che hanno condotto importanti studi intorno al mistero della piramide sono Robert Charroux, scomparso alla fine degli anni ’90, e Guy Tarade. Secondo loro, questa bizzarra costruzione può essere ricondotta addirittura verso la fine della protostoria.
La piramide oggi si presenta in condizioni davvero precarie: si può ipotizzare, che se non vengono svolti lavori appropriati di conservazione del monumento, nel giro di venti anni rimarrà solo un ammasso di pietre ed una serie di foto che l’hanno immortalato e consegnato alla storia.
Dalla scoperta fatta dal Rossetti, fino ai giorni nostri, i molti visitatori hanno commesso veri e propri atti di vandalismo asportando, come ricordo, qualsiasi tipo di cimelio provenisse dalla piramide. 

Nell’agosto del 2007 è arrivata una notizia molto importante per il destino della piramide: il  prefetto regionale Michel Sappin, ha firmato il decreto d’iscrizione tra i Monumenti storici. Dopo una lunga procedura cominciata nel 2004, sotto l’impulso e con l’aiuto di Monique Jannet, del Museo Archeologico di Nizza-Cimiez, in collaborazione con Jean Marx, conservatore dipartimentale dei Monumenti Storici delle Alpi Marittime, e grazie al lavoro svolto dai ricercatori Catherine Ungar, Pierre Bény e Yann Duvivier, finalmente la grotta della Ratapignata e di conseguenza anche la piramide, è stata iscritta tra i Monumenti storici delle Alpi-Marittime.

Molti analoghi tentativi effettuati a partire dal 1926 non erano andati a buon fine, ma questa volta la conclusione è stata positiva e si può finalmente cominciare a parlare della salvaguardia e valorizzazione di tutto il sito.

Lino Spadaccini

Nessun commento: