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| Foto recente di uno dei pochi orti rimasti a Vasto |
GLI ORTI DI VASTO VISTI DA GIUSEPPE ADOLFO CALABRESI (nel 1924)
Non capita spesso di leggere su
un documento di novanta anni addietro
giudizi ed apprezzamenti, su una
attività lavorativa, ancora oggi validissimi
Anzi quei giudizi e quelle
valutazioni, nel nostro caso sugli orti di Vasto , del tutto ignoti fino a qualche giorno fa, sono stati alla
base di un recente studio, sullo stesso
argomento, firmato dallo scrivente e dal cugino Nicola D’Adamo.
Grazie allo storico Beniamino
Fiore, innamorato della storia di Vasto, abbiamo letto con vivo interesse
un lungo articolo sugli “Orti di Vasto” pubblicato sul “Giornale di Agricoltura” da G.A.Calabresi, nel lontano 14 aprile 1924. Calabresi era un personaggio noto a Vasto per essere stato chiamato da fuori a dirigere la prestigiosa "Cattedra di Agricoltura", con l'intento di modernizzare l'importante comparto agricolo. Ebbene, in quell’articolo, l'autore dapprima sciorina a piene mani grandi elogi alla bellezza del paesaggio, paragonando “l’ insenatura tra Punta Penna e la foce del Trigno” alle “più decantate vedute della riviera ligure”, e poi passa a parlare dei grandi orti vastesi, paragonando la nostra città ad una “stanca e sonnolenta signora” adagiata, appunto, in mezzo al verde degli orti. E’ una “leggenda”, sostiene l’articolista, che “ il mezzogiorno d’Italia sia una zona fertilissima, ma non saputo sfruttare da una popolazione indolente”, al contrario “essa è una zona semplicemente eccezionale in cui l’armonia tra i diversi fattori biologici…..ha potuto essere felicemente raggiunta per il concorso dei fattori naturali messi in valore dalla solerte attività dei bravi giardinieri vastesi”.
un lungo articolo sugli “Orti di Vasto” pubblicato sul “Giornale di Agricoltura” da G.A.Calabresi, nel lontano 14 aprile 1924. Calabresi era un personaggio noto a Vasto per essere stato chiamato da fuori a dirigere la prestigiosa "Cattedra di Agricoltura", con l'intento di modernizzare l'importante comparto agricolo. Ebbene, in quell’articolo, l'autore dapprima sciorina a piene mani grandi elogi alla bellezza del paesaggio, paragonando “l’ insenatura tra Punta Penna e la foce del Trigno” alle “più decantate vedute della riviera ligure”, e poi passa a parlare dei grandi orti vastesi, paragonando la nostra città ad una “stanca e sonnolenta signora” adagiata, appunto, in mezzo al verde degli orti. E’ una “leggenda”, sostiene l’articolista, che “ il mezzogiorno d’Italia sia una zona fertilissima, ma non saputo sfruttare da una popolazione indolente”, al contrario “essa è una zona semplicemente eccezionale in cui l’armonia tra i diversi fattori biologici…..ha potuto essere felicemente raggiunta per il concorso dei fattori naturali messi in valore dalla solerte attività dei bravi giardinieri vastesi”.
Puntuali e precisi sono anche i
riferimenti climatici, l’indicazione sulla irregolarità delle piogge nel
vastese e la periodicità del “malefico” vento estivo che chiamiamo “Garbino”.
Interessanti le osservazioni sui sistemi di irrigazione dei “giardinieri” vastesi,
ovvero come l’acqua veniva captata e canalizzata per raggiungere ogni angolo
degli orti.
Non mancano anche i riferimenti
ai grandi aranceti della costa vastese e agli immensi uliveti (con l’opportuna
precisazione sulla bassa resa delle olive degli orti), a testimonianza di una
economia agricola predominante a Vasto e sicuramente più estesa di quella
marinara, pur ricca ed antichissima. Difatti, come testimonia G.A. Calabresi, i
prodotti agricoli vastesi erano presenti su molti mercati del nord.
Ma la perla di questo bellissimo
articolo che l’amico Beniamino Fiore ci ha messo a disposizione, è il
“calendario” delle attività ortive, e sembra una pagina che anticipa, quasi
alla lettera, un capitolo della nostra ricerca sugli orti vastesi, ovvero
l’elenco, mese per mese, delle raccolte e delle semine per garantire ai clienti
una stagionalità dei prodotti di cui ora si è persa memoria per l’ampio
utilizzo di serre che producono ciò che si vuole a prescindere dalla stagione.
Del resto lo sviluppo dei mezzi di trasporto porta sui nostri mercati anche i
frutti dei paesi tropicali, oltre ai prodotti dei Paesi dell’altro emisfero
terrestre.
Insomma l’articolo del Calabrese ci sembra un ottimo spaccato sullo sviluppo
degli orti vastesi negli anni venti del
secolo scorso e, anche, un omaggio alla laboriosità dei vastesi.
NICOLANGELO D’ADAMO

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