martedì 23 aprile 2013

Commento: GLI ORTI DI VASTO VISTI DA GIUSEPPE ADOLFO CALABRESI (nel 1924)

Ieri abbiamo pubblicato un prezioso documento scoperto dallo storico Beniamino Fiore sugli orti di Vasto pubblicato nel 1924. Oggi il commento di Nicolangelo D'Adamo coautore del libro Gli Ortolani di Vasto pubblicato due anni fa.
Foto recente di uno dei pochi orti rimasti a Vasto
GLI ORTI DI VASTO VISTI DA GIUSEPPE ADOLFO CALABRESI (nel 1924)
Non capita spesso di leggere su un documento di novanta anni addietro  giudizi ed apprezzamenti,  su una attività lavorativa, ancora oggi validissimi  Anzi  quei giudizi e quelle valutazioni, nel nostro caso sugli orti di Vasto , del tutto ignoti  fino a qualche giorno fa, sono stati alla base di un recente studio,  sullo stesso argomento, firmato dallo scrivente e dal cugino Nicola D’Adamo.
Grazie allo storico Beniamino Fiore, innamorato della storia di Vasto, abbiamo letto con vivo interesse 
un lungo articolo sugli “Orti di Vasto” pubblicato sul  “Giornale di Agricoltura” da G.A.Calabresi, nel lontano 14 aprile 1924. Calabresi era un personaggio noto a Vasto per essere stato chiamato da fuori a dirigere la prestigiosa "Cattedra di Agricoltura", con l'intento di modernizzare l'importante comparto agricolo. Ebbene, in quell’articolo,  l'autore dapprima sciorina a piene mani grandi elogi alla bellezza del  paesaggio,  paragonando “l’ insenatura tra Punta Penna e la foce del Trigno” alle “più decantate vedute della riviera ligure”, e poi passa a parlare  dei grandi orti vastesi, paragonando la nostra città ad una “stanca e sonnolenta signora” adagiata, appunto, in mezzo al verde degli orti. E’ una “leggenda”, sostiene l’articolista, che “ il mezzogiorno d’Italia sia una zona fertilissima, ma non saputo sfruttare da una popolazione indolente”, al contrario “essa è una zona semplicemente eccezionale in cui l’armonia tra i diversi fattori biologici…..ha potuto essere felicemente raggiunta per il concorso dei fattori naturali messi in valore dalla solerte attività dei bravi giardinieri vastesi”.
Puntuali e precisi sono anche i riferimenti climatici, l’indicazione sulla irregolarità delle piogge nel vastese e la periodicità del “malefico” vento estivo che chiamiamo “Garbino”.
Interessanti le osservazioni sui sistemi di irrigazione dei “giardinieri” vastesi, ovvero come l’acqua veniva captata e canalizzata per raggiungere ogni angolo degli orti.
Non mancano anche i riferimenti ai grandi aranceti della costa vastese e agli immensi uliveti (con l’opportuna precisazione sulla bassa resa delle olive degli orti), a testimonianza di una economia agricola predominante a Vasto e sicuramente più estesa di quella marinara, pur ricca ed antichissima. Difatti, come testimonia G.A. Calabresi, i prodotti agricoli vastesi erano presenti su molti mercati del nord.
Ma la perla di questo bellissimo articolo che l’amico Beniamino Fiore ci ha messo a disposizione, è il “calendario” delle attività ortive, e sembra una pagina che anticipa, quasi alla lettera, un capitolo della nostra ricerca sugli orti vastesi, ovvero l’elenco, mese per mese, delle raccolte e delle semine per garantire ai clienti una stagionalità dei prodotti di cui ora si è persa memoria per l’ampio utilizzo di serre che producono ciò che si vuole a prescindere dalla stagione. Del resto lo sviluppo dei mezzi di trasporto porta sui nostri mercati anche i frutti dei paesi tropicali, oltre ai prodotti dei Paesi dell’altro emisfero terrestre.
Insomma l’articolo del Calabrese  ci sembra un ottimo spaccato sullo sviluppo degli orti vastesi  negli anni venti del secolo scorso e, anche, un omaggio alla laboriosità dei vastesi.
NICOLANGELO D’ADAMO

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