venerdì 1 marzo 2013

Le frane di Vasto (12): LA CHIESA DI SAN PIETRO NON CROLLO' CON LA FRANA DEL '56, FU DEMOLITA A CAUSA DELLE PROFONDE LESIONI RIPORTATE

La chiesa di San Pietro non crollò con la
frana, rimase in bilico sul dirupo fortemente
lesionata. Nella foto, dopo la ripulitura
del costone da tutte le macerie
POTEVA ESSERE SALVATA?
Spesso quando si parla della storica chiesa di S. Pietro erroneamente si afferma che è crollata in seguito alla frana del ’56. In realtà la chiesa è stata demolita a causa delle profonde lesioni riportare durante i vari movimenti franosi a partire dal 22 febbraio. Anche se molti, ancora oggi, continuano ad affermare che la chiesa poteva essere salvata.
Purtroppo dobbiamo fare i conti con una classe politica che non ha fatto abbastanza per salvare la chiesa. 
 Poteva essere ricostruito il muraglione a sostegno della chiesa, ma sarebbe stato troppo costoso, allora meglio dare un “contentino”, demolire l’antico edificio di culto e creare una bella passeggiata panoramica.
Le voci di abbattimento della chiesa vennero riprese anche da Il Messaggero, in data 27 agosto, qualche giorno prima della frana che provocò il
crollo del Palazzo delle Poste: “Fra la cittadinanza, infatti, nonostante le assicurazioni dell’on. Romita al tempo del Convegno dei Tecnici, si è diffusa la voce della demolizione del vetusto tempio, che, caso strano, finora non cade, non precipita per le forze oscure della natura; ma può cadere, può precipitare per l’opera dell’uomo che teme che il sacro edificio possa crollare. Eppure si era parlato di isolamento della chiesa! Perché ora si propina al pubblico e ai fedeli la soluzione inattesa dell’abbattimento?”.
don Romeo Rucci
Nel 1957 don Romeo Rucci, don Michele Ronzitti, insieme ai tre presidenti delle congreghe di San Pietro, Angelo Barone, Nicola Raspa e Enrico Armeno, accompagnati dall’on. Giuseppe Spataro, si recarono dal Ministro dei Lavori Pubblici, per cercar di salvare la chiesa. L’on. Romita, come già aveva fatto a Vasto, durante i sopralluoghi effettuati l’anno precedente, diede ampie garanzie per il salvataggio dell’antica chiesa. In realtà il destino di San Pietro era già segnato.
Dietro l’abside della chiesa era rimasto circa un metro di strada. Nell’ottobre del 1959 si formò una nuova spaccatura che dalla volta della chiesa si manifestava anche nel pavimento del presbiterio e della cripta di S. Espedito. Il Genio Civile di Chieti ne ordinò subito l’abbattimento dietro esproprio e indennizzo di 100 milioni di lire.

Dal 2 dicembre 1959 la chiesa venne demolita pezzo per pezzo. “La notizia sparsasi immediatamente fra la popolazione, ci ha fatto vedere un accorrere di gente nella Piazza San Pietro”, scriveva Luigi Del Greco su Il Messaggero, “Su tutti i volti traspariva una intensa emozione, e qualcuno non nascondeva le lacrime nello scorgere gli operai intenti a procedere allo smantellamento di un così maestoso e caro edificio. Ci sembrava che si fosse tornati indietro nel tempo, alle giornate di quel febbraio di tra anni orsono in cui, su tutta la città era calata un’ombra di lutto e sembrava che il destino si fosse accanito contro Vasto, ripetendo i dolori di cento cinquanta anni addietro. Anche allora osservammo l’ansioso chiedere notizie, il correre affannoso o la tristezza di chi doveva precipitosamente abbandonare la propria casa minacciata dalla frana”.

Con scrupolosa attenzione, si provvide a salvare gli altari, i marmi del pavimento, della balaustra e delle due scalinate per scendere nella cripta, ma anche tutte le statue, i quadri e i tesori. 
Tutti i beni in parte furono utilizzati per l’altare e il presbiterio della chiesa di Sant’Antonio di Padova, dove si era trasferita la parrocchia, i quadri, tra cui l’Ecce Agnus Dei di Filippo Palizzi e Il cieco di Gerico di F. Paolo Palizzi, furono trasferiti presso Museo Civico, altre statue di Santi furono dislocate tra le chiese di Sant’Antonio, la Madonna delle Grazie e Santa Filomena, e ancora tante altre suppellettili in deposito presso alcune famiglie.
Con la demolizione della chiesa di San Pietro, era stato promesso al parroco Don Romeo Rucci prima e don Stellerino D’Anniballe poi, la costruzione della nuova chiesa. Più volte il vescovo mons. Bosio venne a Vasto per verificare la sede adatta, successivamente individuata a Belvedere Romani tra il carcere e la caserma dei carabinieri. Gli anni passarono. Per interessamento dell’on. Remo Gaspari, si riuscirono ad ottenere altri 150 milioni di finanziamento, ma dopo la morte del pastore diocesano, avvenuta il 25 maggio 1967, con la venuta del nuovo vescovo, mons. Loris Capovilla, si decise la non ricostruzione della chiesa di S. Pietro, in quanto quella di Sant’Antonio poteva sopperire a tale mancanza.

I disagi sopportati da don Stellerino nel corso degli anni furono altissimi, tanto che il 22 novembre 1967 rivolse un accorato appello attraverso la stampa: “Tutti i cittadini sanno come siamo ridotti dopo la frana del 1956. Siamo ospiti di una chiesa – quella di S. Antonio – angusta, lesionata, ondulata nel pavimento, posta al ciglio della frana ed all’estremità della parrocchia. Siamo senza un battistero, senza un posticino decente per le confessioni degli uomini, senza un magazzino sufficiente, mentre le nostre cose, comprese le venerate immagini tanto care al nostro popolo, sono distribuite in ben sei famiglie… Le campane giacciono ancora a terra silenziose”, prosegue don Stellerino, “rivolgendoci un muto rimprovero, dopo essere state sfrattate dal Belvedere Romani… È un diritto per la Parrocchia di S. Pietro – se deve continuare ad esistere – riavere almeno quel che aveva: chiesa, casa parrocchiale, locali idonei per l’istruzione e l’educazione. È proprio vero che ci sono tante chiese, come alcuni vanno dicendo e qualcuno ha scritto? I vari luoghi di culto esistenti nell’ambito della parrocchia non possono mai supplire ad un centro parrocchiale, dove si realizza e donde si diffonde una vita di comunità. Il fatto che un operaio possa consumare il suo pasto in una panchina o in un ristorante, non significa che la panchina o il ristorante possano supplire alla casa… Onestamente perciò chiediamo a tutti, nessuno escluso, un leale appoggio, fatto di comprensione e di collaborazione, ed a quanti ci hanno aiutato e ci vorranno aiutare, un grazie sincero”.
Della chiesa di San Pietro oggi non rimane che il bel portale e tanti ricordi rinchiusi nei cuori della gente.

Lino Spadaccini






Le campane furono inizialmente collocate a Porta Nuova

Negli ultimi anni sono tornate  Piazza San Pietro






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