venerdì 1 marzo 2013

DON DECIO D’ANGELO FA UN’ACUTA ANALISI DELLA SOCIETA’ D’OGGI E SOTTOLINEA LA NECESSITA’ DI EDUCARSI E DI EDUCARE ALLA FEDE


  Lucida, appassionata, coinvolgente. Così è stata la conferenza che Mons. Decio D’Angelo, Parroco emerito della Parrocchia di S. Maria Maggiore, ha svolto presso la Chiesa dell’Addolorata mercoledì 27 febbraio sul tema “Educarsi ed educare alla fede”.
L’iniziativa è stata dell’Associazione “Amici degli Anziani”, nell'ambito delle iniziative di formazione socio-culturale, programmate per l’anno sociale 2013, in occasione dell’Anno della Fede.
Dopo il saluto della

Presidente dell’Associazione, ins. Angela Poli Molino, ha presentato l’incontro la giornalista di TRSP Televisione, Paola D’Adamo.

Don Decio ha esordito spiegando come sia nata la proposta dell’Anno della Fede, anno indetto da Benedetto XVI con la Lettera apostolica “Porta fidei” dell’11 ottobre 2011 e che ha coinciso con il ricordo riconoscente di due grandi eventi che hanno segnato il volto della Chiesa ai nostri giorni: il cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, voluto dal beato Giovanni XXIII (11 ottobre 1962), e il ventesimo anniversario della promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, offerto alla Chiesa dal beato Giovanni Paolo II (11 ottobre 1992).
Il Papa, ha continuato don Decio, si è accorto fin dall’inizio del suo ministero, come Successore di Pietro, dell’esigenza di riscoprire il cammino della fede per mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia ed il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo. L’Anno della fede vuol contribuire proprio a questa rinnovata conversione al Signore Gesù e alla riscoperta della fede, affinché tutti i membri della Chiesa siano testimoni credibili e gioiosi del Signore risorto nel mondo di oggi, capaci di indicare alle tante persone in ricerca la “porta della fede”.
Perché è importante oggi educarsi ed educare alla fede? Per rispondere alla domanda, don Decio ha cercato innanzitutto di legare il discorso della fede a quello della testimonianza, ricordando che il Signore nel Vecchio Testamento ha scelto un Popolo, quello ebreo, perché fosse testimone che Lui solo è Dio, creatore e provvidente. “Noi, che siamo il nuovo Popolo di Dio – ha subito aggiunto il relatore – siamo oggi chiamati ad essre testimoni di Cristo Crocifisso e Risorto per dare speranza alla vita eterna”.
Don Decio ha, poi, presentato in una rapida sintesi le filosofie e i comportamenti pratici che hanno dominato i secoli precedenti, a partire dal Settecento, periodo in cui l’uomo ha iniziato ad ubriacarsi di se stesso, tenendo come sola guida la ragione (Illuminismo) e annullando la trascendenza e il concetto di Dio. E’ seguito l’Ottocento con le importanti ricerche scientifiche e la rivoluzione industriale e poi il Novecento, il secolo che ha avuto due grandi guerre, due grandi dittature e l’olocausto atomico e durante il quale la ragione ha perso la sua luce ed è nato il Nichilismo.
Oggi si vive in una “società liquida”, tanto per usare la definizione data dal sociologo Zygmunt Bauman, una società fragile e disunita, dove tutti i rapporti e non solo quelli di lavoro sono diventati precari, anche nella famiglia e nella coppia, mentre l' educazione svanisce e prevale l' impulso immediato. “I giovani, in particolare, - ha sottolineato don Decio - stanno l’uno accanto all’altro, ma non insieme, perché ognuno pensa a se stesso”.
Ecco, allora, la necessità di educarsi e di educare alla fede soprattutto in famiglia, luogo privilegiato dove soprattutto i genitori cristiani devono coltivare l’impegno della testimonianza.
LUIGI MEDEA

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