Il
quotidiano romano Il Messaggero,
sabato 25 febbraio, pubblicò in prima pagina una foto del
costone orientale franato in prossimità della chiesa di San Pietro, accompagnato da questa didascalia: “Il pauroso franamento della zona orientale della città di Vasto. La fotografia da una idea approssimativa del tremendo e oscuro flagello, che si estende fino al mare minacciando la strada statale e le comunicazioni ferroviarie tra il Nord e il Sud. Il pericolo continua ad incombere grave ed irreparabile”.
Ampio
risalto all’evento venne dato dal quotidiano comunista l’Unità. Il 24 febbraio titolò “110
famiglie senza tetto per la paurosa frana di Vasto”. “Un intero quartiere sta vivendo da ieri giornate di panico”, sottolineava
l’inviato, “per la spaventosa frana che
si è verificata in via Adriatica e che ha causato il crollo di 30 case di
abitazione, mentre altre 60 sono state fortemente danneggiate. Sono anche
crollati circa 100 metri del muraglione di protezione, una grossa roccia, che
sostiene la parte orientale del quartiere sta per franare: incombe così la
minaccia di altri paurosi crolli”. Nell’articolo si parlò anche di ciò che
non venne realizzato per evitare la sciagura: “I primi sintomi della frana si verificarono un anno fa. Già allora
furono sfrattate diverse famiglie. Per evitare la catastrofe occorreva
provvedere immediatamente ad affrontare il problema nella sua interezza. Sì è
provveduto, invece, solo a sistemare un tratto di strada rotabile, antistante
la frana, che venne a costare 12 milioni di lire e che ora sono andati
completamente perduti perché bisogna iniziare da capo”. E chiude: “I danni causati dalla frana sono
ingentissimi ed a nulla varranno le misure di emergenza che hanno carattere di
provvisorietà. Solo una legge speciale per Vasto potrà risolvere concretamente
il problema. Occorre provvedere con tutta urgenza”.
costone orientale franato in prossimità della chiesa di San Pietro, accompagnato da questa didascalia: “Il pauroso franamento della zona orientale della città di Vasto. La fotografia da una idea approssimativa del tremendo e oscuro flagello, che si estende fino al mare minacciando la strada statale e le comunicazioni ferroviarie tra il Nord e il Sud. Il pericolo continua ad incombere grave ed irreparabile”.
Passiamo al quotidiano torinese La Stampa, che il 26 febbraio titolava “Vasto sotto l’incubo d’una frana”, accompagnato da una foto che immortalava l’abside della chiesa di S. Pietro, seguito dalla didascalia “se questa non si arresterà il primo edificio travolto sarà la chiesa”. Il 1° marzo, lo stesso quotidiano torinese titolava “Vasto si sgretola lentamente demolita dalla frana gigantesca”. Un titolo drammatico che rispecchiava la situazione reale di quei giorni: “Se la frana continuerà il suo inesorabile cammino, tra breve anche il centro della città rischia di essere inghiottito dalla voragine. Le transenne di limitazione installate per evitare l’accesso nella zona pericolosa dal 22 febbraio, vengono costantemente arretrate... La terrazza d’Abruzzo, così è sempre stata denominata la cittadina, va lentamente sgretolandosi di fronte agli sguardi impotenti dei suoi abitanti. Le strette vie della zona orientale, per buona parte travolte, sono alla mercé della frana che, simile a un mostro silenzioso, distrugge implacabilmente ciò che l’uomo, con l’aiuto di Dio, è riuscito a creare. Dove un giorno erano case, negozi, magazzini, ecc. oggi un cumulo di macerie sta a indicare l’entità del disastro. Persiane sgangherate, relitti di mobili, tracce inconfondibili di ciò che era Vasto, giovedì sera”. L’inviato de La Stampa continuò a descrivere i danni alle strutture, le evacuazioni, con le persone fatte ricoverare provvisoriamente presso alcune scuole e istituti, e le iniziative in corso per allontanare le opere d’arte custodite all’interno della chiesa di San Pietro.
Anche
i periodici diedero ampio risalto alla tragedia vastese. La rivista “Le Ore” (quando si occupava ancora di
cronaca e gossip), pubblicò tre belle foto, mettendo in evidenza la
processione, le persone messe in salvo e un primo piano del muraglione franato.
Nel breve testo a corredo, dal titolo “Come
un bombardamento”, si rimandava alle tristi vicende vissute durante il
periodo bellico: “…Non ci sono state
vittime, ma c’è il dramma della gente che rimane senza tetto, che deve
conoscere per necessità di cose l’ospitalità forzosa e promiscua negli edifici
scolastici attrezzati a dormitori. È una circostanza questa che laggiù hanno
già sperimentato in tempo di guerra e chi c’era passato sperava di non doverci
passare più. Ma ogni anno si ripete, in grande o in piccolo, la stessa triste e
drammatica storia”.
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| AVANTI! |
Agli
attacchi del giornalista socialista, anche contro la stampa locale, a suo dire
non in grado di parlare di un “piano
organico”, risposero i giornalisti vastesi attraverso un lungo e duro
articolo apparso sul periodico Histonium:
“Come se i corrispondenti di Vasto non
facciano altro che grattarsi la pera! Come se tutti i lumi siano, per unzione
suprema, racchiusi nelle zucche degli inviati speciali! Ebbene, sig. G.
Musolino, per noi non siete avanti, ma indietro, ai primordi della correttezza
e dell’educazione”. Stesse accuse vennero rivolte anche agli altri giornali
di sinistra, come Il
Resto del Carlino e l’Unità. In
particolare per quest’ultimo, il canonico don Vincenzo Pomponio, si rivolse al
direttore del giornale, on. Ingrao, chiedendo alcune precisazioni, in mancanza
delle quali sarebbe ricorso alla magistratura.













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