sabato 23 febbraio 2013

Le frane di Vasto (6):GLI AIUTI AGLI SFOLLATI DOPO LA FRANA DI FEBBRAIO '56, L'INTERVENTO DEL GOVERNO SU SOLLECITAZIONE DI SPATARO

IL MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI CONVOCA A VASTO TECNICI E STUDIOSI  DI NOTA FAMA PER TROVARE LE SOLUZIONI PIU' IDONEE.
Tra i primi provvedimenti del Governo, intrapresi in seguito al drammatico movimento franoso del 22 febbraio 1956,  ci furono l’assegnazione di 50 milioni di lire per le opere di pronto intervento e per l’acquisto di case prefabbricate da assegnare agli sfollati, mentre l’Istituto delle Case Popolari, appaltò subito due lotti di 30 alloggi ciascuno, per l’importo di 104 milioni.
ALL'INTERNO NUMEROSE FOTO INEDITE DI IDA CANDELORO


Aiuti materiali arrivarono anche dall’ex Re Umberto, così come annunciato il 26 febbraio dal Giornale Radio delle ore 20,30: “Coperte, viveri e danaro offerti alla popolazione di Vasto dall'ex Re Umberto sono stati distribuiti dall’ex Ministro della Real Casa, on. Falcone Lucifero, durante una visita”.  Notizia riportata, due giorni più tardi, anche sul quotidiano Il Giornale d'Italia: “La giornata di domenica è stata trascorsa dal Ministro della Real Casa, on. Falcone Lucifero, a Vasto, ove ha portato gli aiuti e l'espressione della solidarietà di Umberto di Savoia alla popolazione della cittadina abruzzese che vive ore di dolore e di ansia per la frana che ha già distrutto molte abitazioni ed altre ne minaccia. Il ministro Lucifero ha visitato i luoghi sinistrati ed ha distribuito coperte, viveri e denaro, ovunque accolto dalla commossa riconoscenza degli abitanti verso Umberto di Savoia”.

Una delle prime iniziative popolari fu la costituzione di un Comitato Civico per la raccolta di fondi a favore degli sfollati. In circa un mese si raggiunse la ragguardevole somma di 3 milioni di lire: un importo molto significativo in quanto le offerte giunsero spontaneamente da privati, a mezzo vaglia postali o cambiari, versati su libretti aperti presso la Cassa di Risparmio ed il Banco di Napoli.
Numerose furono le attestazioni di solidarietà e gli aiuti pervenuti dal Prefetto, dai parlamentari abruzzesi e dagli enti locali.
Alla prima notizia del disastro, l’on. Giuseppe Spataro, che era costantemente tenuto informato sul movimento franoso, si mise immediatamente in azione per procurare tutto l’aiuto possibile e per sollecitare l’intervento del Governo. Ad un primo convegno, da lui promosso, con la partecipazione di funzionari del Genio Civile, del Provveditorato all’OO.PP. dell’Aquila e componenti dell’Istituto delle Case Popolari, ne seguì un altro molto più importante, a cui presero parte l’isp. Piccioli, per il Ministero dei Lavori Pubblici, il prof. Penta, membro del Consiglio Superiore dei LL.PP., il Prefetto della Provincia, rappresentanti delle Ferrovie dello Stato, dell’Anas, Professori Universitari e Geologi, al fine di esaminare le cause della frana e studiarne i rimedi per arrestarla definitivamente. Per il Governo, partecipò direttamente l’on. Giuseppe Romita, titolare del Ministero dei Lavori Pubblici.


Tutti gli intervenuti al convegno denunciarono la gravità della situazione e la necessità di intervenire immediatamente. Finalmente si cominciò a parlare di fatti concreti, analizzando le cause del fenomeno e mettendo al centro dell’attenzione il risanamento definitivo di tutto il costone orientale. L’indagine geomorfologica (già iniziata nel 1955 da parte del Genio Civile di Chieti), consentì di ricostruire tutta la formazione stratigrafica del suolo sottostante Vasto, ed in particolare permise di costatare che la piattaforma di Vasto aveva una potenza di circa 30 metri costituita da 12 metri da sabbie sciolte, 3 metri da sabbia e ghiaia ed altri quindici metri da sabbie dal contenuto argilloso. La formazione sabbiosa era interessata, per circa 10 metri al di sopra del contatto con le argille compatte, da una falda acquifera di notevole intensità, quantificabile in 5-6 litri al secondo.
A conclusione degli accertamenti effettuati dai tecnici, si concluse che la frana di Vasto era riferibile a due fenomeni distinti seppur interdipendenti, che interessavano rispettivamente la zona a monte dei muri crollati e la zona a valle di questi fino al mare. Nella zona a monte si creavano distacchi e “disquamazioni” da pareti in sabbia lievemente cementate con superfici di distacco di nuova formazione, che finendo sulla parte sottostante, premevano sulle sabbie caotiche e scivolavano verso il mare. Questo fenomeno era amplificato e alimentato, oltre che dalle precipitazioni piovose, dalla intensa falda acquifera proveniente dal sottosuolo.
A conclusione del convegno il Ministro Romita emanò il seguente comunicato: “Dopo aver ascoltato il Sindaco, l’On. Spataro ed i Tecnici, e dopo essermi reso conto delle cause e delle conseguenze della grave frana, ho risposto che i tecnici preparino immediatamente un progetto con l’assistenza delle tre Amministrazioni per la sistemazione della strada di Vasto, per le opere atte a salvaguardare le abitazioni e la Chiesa di S. Pietro, bella Chiesa che custodisce capolavori d’arte; l’erogazione di altri 50 milioni per la costruzione di case con la legge n.440. Sicuro che i lavori che saranno eseguiti con i criteri della tecnica moderna, verranno a salvare la Città di Vasto. Assicuro l’interessamento del Ministro Segni, il quale segue questa triste vicenda”.
Lo stesso don Romeo Rucci, incontrando l’esponente del Governo, con le lacrime agli occhi, lo pregò di fare tutto il possibile per salvare la storica chiesa di San Pietro. Il Ministro rispose: “Reverendo, noi uomini desideriamo salvare la bella chiesa di Vasto”. Ma non fu così!
Dopo il convegno dei tecnici e geologi, in una successiva riunione in Comune, presieduta dall’on. Giuseppe Spataro, vennero studiati i primi interventi concreti per salvare tutta l’area.Tecnici e geologi”, si legge sulle colonne dell’Histonium, “troncando le puerili ipotesi di incompetenti relative ai fenomeni del sottosuolo, han convenuto che deve terminare la permeazione delle acque per passare al consolidamento dell’abitato in base agli studi diligentissimi, con muraglie su teorie di piloni, che affondino profondamente. Per il terreno a valle occorrono altre soluzioni, che assicurino la strada statale e la ferrovia, non escluso l’esproprio per la piantagione di forti alberi. Secondo il parere del chiar.mo prof. Penta è possibile salvare la chiesa di S. Pietro, purché i provvedimenti tecnici soccorrino urgentemente alla attuale stabilità del sacro edificio”.
NELLE TRE FOTO IL RIFACIMENTO DELLA STRADA
PER LA MARINA SOTTO LA FRANA 



Il progetto studiato dal Genio Civile di Chieti, che prevedeva la costruzione di un muraglione di sostegno più a valle, venne bocciato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il quale richiese altri tre progetti. Alla fine venne scelto l’ultimo, il meno oneroso, che prevedeva la demolizione di tutta la zona compresa tra Piazza del Popolo e la chiesa di Sant’Antonio, e la costruzione di grossi cunicoli comunicanti tra di loro per convogliare le acque sotterranee.
Purtroppo, quando la situazione sembrava ormai stabilizzata, la terra tornò nuovamente a scuotersi nell’agosto dello stesso anno, provocando il crollo del Palazzo delle Poste ed altri edifici limitrofi.
Lino Spadaccini










Nessun commento: