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| Un'immagine della frana del '56, dai rigogliosi orti sottostanti della famiglia De Filippis |
Alcune lettere in mio possesso, scritte proprio tra la fine
di febbraio e gli inizi di marzo, sono molto interessanti soprattutto perché ci
fanno capire lo stato d’animo delle persone interessate dalla tragedia.
In una lettera prima lettera, senza data, ma
ALL'INTERNO RARE FOTO DELLA COLLEZIONE DI IDA CANDELORO
presumibilmente scritta prima di fine febbraio, si legge: “Cara Lisa, ieri dopo tanta attesa e trepidazione abbiamo ricevuta la tua lettera, non puoi credere con quale ansia attendevamo vostre care notizie. Per noi fu un gran colpo quando, mentre ero in cucina a fare da mangiare, sentii un urlo di Franco: corsi e vedendo le fotografie di Vasto in macerie tutto il muro delle lame sentendo poi la chiesa di S. Pietro urlai subito Lisa, c’è Lisa. Non posso proprio pensarci quale sorte è toccata alla nostra cara Vasto, e tutti i giorni, anche stamane la frana avanza inesorabile, stando così le cose penso che cadrà tutta… Immagino il tuo grande dolore dover lasciare la tua casa, spero che avrete portato tutto via, avrei voluto una tua lettera più dettagliata per sapere se è caduto il palazzo delle poste vicino a te e il palazzo di Nasci… Vi raccomando andate lontano, a Scerni se lì è sicuro, portate via la roba perché stando così la frana dove arriverà? Non trovo parole cara Lisa per farti coraggio come pure a Peppino, fatevi forza e sopportate con fede questo grande dolore, lo so che è grande ma Dio vi darà forza e rassegnazione… Solo coraggio posso dirti cara Lisa, il destino a volte è tanto crudele ed avverso, sono tanto lontana ma sempre a voi vicina e la mattina ben presto corro a prendere il giornale per sapere notizie, ma piango, piango e urlo quando sento che la frana continua…”.
In un altro foglio si legge ancora: “Quando vorrei volare per venire a rivedervi e vedere Vasto. Come fanno
ad andare a Vasto Marina se la strada non c’è più? Che pensiero, mi segno in
tutte le ore… E la roba della chiesa di S. Pietro dove l’hanno portata?”.
In un’altra lettera datata 7 marzo, scritta da un’altra
persona, ma al medesimo destinatario del precedente, si legge: “Carissimi, appena ricevuto la vostra
lettera, mi sono preoccupato di rispondere subito… Con le lacrime agli occhi ho
letto la lettera scritta da…, non immaginate il dispiacere che provai nel
sentire che la bella veduta del Lungo Mare è quasi distrutta, compreso la
strada che porta al Mare ecc. ecc. Dai giornali avevo letto quello che a Vasto
succedeva, ma nel leggere una lettera da chi abita è tutto differente. Speriamo
che queste frane cessino, altrimenti, io non so capacitarmi di quello che ne
sarà di Vasto… Preghiamo N. Signore che possa mettere un riparo, e fermare
tutto il male che è in corso, così tutta la popolazione possa riprendere il suo
corso normale, e ritornare la tranquillità in tutte le case e in tutte le
famiglie”.
Lino Spadaccini
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| 11 febbraio 1956: forti nevicate a Vasto prima della frana ( archivio famiglia Sconosciuto) |







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