lunedì 25 febbraio 2013

Giovani Vastesi nel mondo? Purtroppo anche loro "Emigranti senza il biglietto di ritorno"

Da ENZO LA VERGHETTA (Roma) riceviamo e pubblichiamo: 
Enzo La Verghetta
Orgoglio e rabbia 
Gli articoli proposti da questo blog sui ragazzi vastesi che stanno esportando la loro professionalità all’estero impongono una riflessione sia come genitore sia come cittadino. I loro genitori sono senz’altro orgogliosi e felici dei risultati ottenuti. Come si evince dagli articoli, anche i ragazzi sono professionalmente soddisfatti e si stanno preparando per rafforzare i successi ottenuti, ma il loro cuore è ancora a Vasto. Saranno gli
amici, cosa importante a quell’età, il cibo il nostro mare ed altro. Certo, la giovane età fa vedere come remoto il momento in cui il loro affetto verso i genitori si vorrebbe tradurre in un aiuto concreto durante quegli anni che li portano a continui acciacchi e alla necessità di una loro presenza a sostegno di quelle forze sempre più carenti. I genitori coinvolti in quegli articoli partecipano orgogliosi al giusto merito riconosciuto ai loro figli e con orgoglio hanno letto quanto in essi riportato. Qualcuno avrà anche, giustamente, sollecitato l’intervista. Ma purtroppo non sono solo questi i sentimenti che attraversano i genitori. Questo orgoglio più o meno celato, che spunta fuori solo se sollecitato, non può essere compensato dalla rabbia che scaturisce dal pensiero che il figlio/a, per trovare la giusta collocazione professionale è dovuto emigrare. Una storia di tanti sacrifici, che continuano e che portano a rinunciare agli affetti e alle origini. Emigranti senza il biglietto di ritorno. L’essere genitori porta ad accettare con un sorriso di circostanza questo dolore e la rabbia nei confronti dei responsabili di questa potatura della famiglia. E per non tarpar le ali non diranno mai agli interessati quanto costa la loro lontananza.

La domanda che ci poniamo tutti è perché se la crisi è globale, come ci raccontano i nostri politici, l’economia italiana non è in grado di assorbire queste forze lavoro mentre in altre nazioni i nostri ragazzi trovano una risposta adeguata alla loro professionalità. Persino nella Spagna la cui economia è più a rischio di default rispetto a noi. Certo non è un fenomeno partito nel 2008, ma da allora si è acuito. Si, abbiamo visto molti ragazzi che hanno tentato di rientrare in Italia ma quasi tutti sono stati costretti a riprender il loro bagaglio e imbarcarsi, non vedendo nessun presente ma sopratutto nessun futuro. Tutta questa campagna elettorale è stata impostata su slogan e argomenti non fondamentali per distrarci da quelli che sono le proposte che attendevamo per ricominciare la ricostruzione. Sono stati subdolamente ignorati, questa è la cartina al tornasole per verificare lo spessore dei nostri politici. Perché sono mancate queste risposte? Per incapacità di indicare soluzioni concrete abbandonando fumose e vuote dichiarazioni di principio oppure, come sta sempre più emergendo, per non perdere quel potere che “l’aiutino” che promettono gli fornisce. Un’economia basata non sulla meritocrazia ma sulla “spintarella” è un ottimo serbatoio di voti, dove abbeverare la propria sete di potere. Purtroppo questo è un cane che si morde la coda. Fino a quando non ci libereremo della cultura dell’aiutino dovremo ingoiare bocconi amari e non potremo mai chiedere conto di come stanno amministrando i nostri soldi. Potremo essere, scusate il paragone, solo cani che abbiano ma non mordono per difendere i propri diritti. Mugugni che non sono la soluzione dei nostri problemi e non portano niente a casa.
ENZO LA VERGHETTA

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