Ed è proprio con il diavolo dispettoso che chiudiamo la
serie di racconti presentati in questi giorni, con la speranza di avervi
strappato un piccolo sorriso.
Durante la festa di San Michele, davanti alle scuole
elementari a Piazza Rossetti, sotto i due pini, si usava fare un piccolo
mercatino.
C’era anche un venditore di funi, che quel giorno non aveva venduto
proprio niente, non si era guadagnato neanche i soldi per mangiare.
Comunque, da casa si era portato qualche spicciolo, allora
rimise le corde nella bisaccia e andò dal ceraiolo (di fronte alla Farmacia
Savelli) e comprò due lumini. Così, s’incamminò sulla strada che porta verso
Cupello, ma passando davanti la chiesa del Santo Patrono, si fermò e accese i
due lumini sotto le corna del diavolo.
Tornato a casa raccontò
alla moglie tutto, omettendo di dirle dei due lumini accesi al diavolo. Stanco e deluso per la giornata trascorsa, andò a letto e si addormentò subito.
alla moglie tutto, omettendo di dirle dei due lumini accesi al diavolo. Stanco e deluso per la giornata trascorsa, andò a letto e si addormentò subito.
La notte gli apparve in sogno il diavolo: “Ti ringrazio per aver acceso due lumini per
me! Un pensiero così gentile non l’aveva fatto mai nessuno. Adesso per
ringraziarti voglio farti un regalo, voglio farti trovare un tesoro. Vedi lì,
in quel punto, sotto terra c’è un tesoro, però tu puoi scavare o a mezzogiorno
oppure a mezzanotte”.
“Ma come faccio a
ritrovare il punto dov’è nascosto il tesoro”, chiese l’uomo, sempre in
sogno.
“E già! Questo è un
problema, dovremo lasciarci un segno. Che ne dici di lasciarci il cappello?”,
disse il diavolo.
“E se poi passa
qualcuno e se lo prende, addio tesoro”, rispose l’uomo dubbioso.
“Allora dobbiamo
lasciare qualcosa che è sicuro che nessuno lo prenderà!”. Il diavolo pensa
un po’ e dice: “Ecco, ho trovato! Questo
è sicuro che nessuno lo prenderà: ci devi lasciare lo sterco!”.
“Si, si hai ragione!”,
esclamò soddisfatto l’uomo. Così cominciò a sforzarsi per defecare ma, ad un
tratto, lo sveglia la moglie gridando:
“Marite mé, che šti
facenne, šti ‘mpuzzenende tutta la case!”.
“’Nte preoccupà mojja
mà”, rispose il marito ancora mezzo addormentato, “štinghe lassanne lu segne pe truvà’ lu
tesore!”.
Lino Spadaccini


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