martedì 8 gennaio 2013

Storielle & aneddoti d'altri tempi: quando il diavolo dice che vuol farti trovare un tesoro...


Il diavolo è uno dei personaggi, che spesso e volentieri compare in racconti e poesie di autori vastesi, probabilmente ispirati dalla presenza, presso la chiesa patronale, della statua dell’Arcangelo Michele che sottomette Lucifero.
Ed è proprio con il diavolo dispettoso che chiudiamo la serie di racconti presentati in questi giorni, con la speranza di avervi strappato un piccolo sorriso.

Durante la festa di San Michele, davanti alle scuole elementari a Piazza Rossetti, sotto i due pini, si usava fare un piccolo mercatino. 
C’era anche un venditore di funi, che quel giorno non aveva venduto proprio niente, non si era guadagnato neanche i soldi per mangiare.
Comunque, da casa si era portato qualche spicciolo, allora rimise le corde nella bisaccia e andò dal ceraiolo (di fronte alla Farmacia Savelli) e comprò due lumini. Così, s’incamminò sulla strada che porta verso Cupello, ma passando davanti la chiesa del Santo Patrono, si fermò e accese i due lumini sotto le corna del diavolo.
Tornato a casa raccontò
alla moglie tutto, omettendo di dirle dei due lumini accesi al diavolo. Stanco e deluso per la giornata trascorsa, andò a letto e si addormentò subito.
La notte gli apparve in sogno il diavolo: “Ti ringrazio per aver acceso due lumini per me! Un pensiero così gentile non l’aveva fatto mai nessuno. Adesso per ringraziarti voglio farti un regalo, voglio farti trovare un tesoro. Vedi lì, in quel punto, sotto terra c’è un tesoro, però tu puoi scavare o a mezzogiorno oppure a mezzanotte”.
Ma come faccio a ritrovare il punto dov’è nascosto il tesoro”, chiese l’uomo, sempre in sogno.
E già! Questo è un problema, dovremo lasciarci un segno. Che ne dici di lasciarci il cappello?”, disse il diavolo.
E se poi passa qualcuno e se lo prende, addio tesoro”, rispose l’uomo dubbioso.
Allora dobbiamo lasciare qualcosa che è sicuro che nessuno lo prenderà!”. Il diavolo pensa un po’ e dice: “Ecco, ho trovato! Questo è sicuro che nessuno lo prenderà: ci devi lasciare lo sterco!”.
Si, si hai ragione!”, esclamò soddisfatto l’uomo. Così cominciò a sforzarsi per defecare ma, ad un tratto, lo sveglia la moglie gridando:
Marite mé, che šti facenne, šti ‘mpuzzenende tutta la case!”.
’Nte preoccupà mojja mà”, rispose il marito ancora mezzo addormentato, “štinghe lassanne lu segne pe truvà’ lu tesore!”.

 Lino Spadaccini

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