di LINO SPADACCINI
Dieci
anni fa, il 25 gennaio del 2003, ci lasciava Silvio Ciccarone, una delle figure
più importanti per la crescita culturale, economica e urbanistica della nostra
città.
“La cultura abruzzese è oggi più povera”,
scriveva Carlo Marchesani sulle pagine del periodico Vasto Domani all’indomani della scomparsa del politico vastese, “Non gli è riuscito di andarsene in punta di
piedi, come era nel suo stile, perché la notizia ha percorso rapidamente la
città tutta e tutta la
sua Vasto ne è rimasta percossa, colpendo brutalmente,
spietatamente quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di amarlo,
stimandone la dirittura morale, sia sul piano politico sia su quello culturale
oltre che familiare”. Questo era don Silvio Ciccarone, un uomo di nobili
valori, stimato da tutti, che amava profondamente la sua città e che ha dato
tutto per il bene dei suoi cittadini, in particolare dal 1962 al 1966 e dopo un
anno di gestione commissariale dal 1967 al 1972, dando vita ad una giunta
Faro-comunista, nato dall’accordo fra una parte della Democrazia Cristiana e il
Pci.
Figlio
dell’on. Francesco Ciccarone, deputato al Parlamento Italiano per sedici anni, don
Silvio aderì sin dal suo sorgere al fascismo, diventandone nel febbraio del 1930,
all’età di 24 anni, segretario politico.
Da
una lettera inviata nel luglio di quell’anno, al periodico Il Vastese d’Oltre Oceano, possiamo capire il pensiero e la
rettitudine di questo personaggio: “Ho
con sincero rincrescimento notato in questi pochi mesi di vita politica lo
scarso senso del proprio decoro in alcuni fascisti che occupano anche alti
posti di responsabilità. Mi è capitato recentemente, ad esempio, di dover
constatare in una lotteria a beneficio di una nobilissima istituzione come alla
spontanea, generosa offerta di molti cittadini non fascisti abbia fatto
riscontro l’assenteismo completo di persone che per le cariche che ricoprono
con pettoruta presunzione, per la posizione sociale ed economica in cui si
trovano avrebbero dovuto dare il buon esempio, non fosse altro che per avere il
proprio nome fra quelli degli iniziatori della festa. È tempo che i dirigenti
comprendano che il rivestire una carica pubblica non significa esser pronti ad
insediarsi nel mezzo dei gruppi fotografici, a prendere il primo posto nelle
processioni, ad innalzare il bicchiere per esordire in qualche più o meno
inutile brindisi; ma anche e soprattutto essere sempre fra i primi allorché si
tratta di fare sacrifizii di borsa o di venire incontro alle masse nei loro
bisogni e nelle aspirazioni, di dare insomma tutto sé stessi al benessere
pubblico, abbandonando il comodo sistema di addossare ad altri gli oneri, per
serbare a sé la vuota soddisfazione di una insaziabile vanità e di onori
immeritati”.
Successivamente,
Silvio Ciccarone ricoprì la carica di Podestà nel biennio 1942-43, in uno dei
periodi più tristi e difficili della nostra città. “È stato, come è noto a tutti, l’anno più doloroso della storia
nazionale, ma soprattutto e in modo particolare nella storia della città”,
ricordava ancora il Prof. Marchesani, “la
quale ha dovuto subire la reazione e la sopraffazione delle truppe tedesche
prima e quelle delle forze alleate dopo. In queste occasioni ha posto
temerariamente la propria persona, pronto a sacrificarla in olocausto, davanti
alla città, pur di salvarla da ogni possibile, quando impietosa rappresaglia
militare”.
Passarono
vent’anni prima che Silvio Ciccarone tornò nuovamente in prima linea sulla
scena politica cittadina, rimanendo per quasi dieci anni alla guida della
città, ma non senza problemi, come vedremo più avanti.
In
vista delle elezioni del dicembre del 1962, solo il buon senso evitò la
presentazione di due liste all’interno della Democrazia Cristiana: molti furono
i mal di pancia per la presentazione di Ciccarone, indipendente, come candidato
numero uno. Ma la scelta risultò vincente e per il futuro sindaco di Vasto fu
una vera e propria affermazione personale con 3001 voti di preferenza ricevuti.
Alla
vigilia della successiva tornata elettorale, il direttivo della Dc decise, per
attriti di partito, di votare un “ordine del giorno” in cui poneva due
sbarramenti: i futuri candidati dovevano essere tesserati della Dc (e Ciccarone
non lo era) e non dovevano essere consiglieri uscenti. Ciò creò una profonda
spaccatura, che portò Silvio Ciccarone ed altri democristiani a formare una
lista civica “Il Faro”, ben vista da molti vastesi e da una parte della stampa
locale.
La
campagna elettorale per le elezioni del 1966 fu davvero infuocata, con la
partecipazione di numerosi leaders dei maggiori partiti nazionali, come “se si dovesse decidere sul destino d’Europa”,
commentò il Ministro di Grazia e Giustizia Oronzo Reale, anche lui a Vasto per
la campagna elettorale, per il Partito Repubblicano. Tra le file democristiane,
significativi furono i comizi del Presidente del Consiglio Aldo Moro, giunto a
Vasto la sera del 5 dicembre, dopo aver inaugurato lo stabilimento SIV a San
Salvo, ed il Ministro dell’Industria e Commercio Giulio Andreotti.
Molti
i personaggi di spicco presenti nella lista della Dc, da Carlo Bottari a Carlo
Boselli, da Antonio Fanghella a Michele Zaccardi, ed ancora Remo Salvatorelli,
Federico De Mutiis, Domenico Notaro, Raffaele Petroro, Nicola Molino ed altri.
Nella lista civica di Ciccarone, si registrarono le presenze di Alberto
Baiocco, Renato Terpolilli, Elio Petrilli, Vincenzo Pomponio, Claudio Crisci e
Leone De Liberato. Alla guida dei comunisti il sempre battagliero Domenico
Laporese.
Nonostante i comizi infuocati di eminenti esponenti
della politica nazionale e la pesante campagna denigratoria di una parte della
stampa vicina ai democristiani, contro Silvio Ciccarone, la Dc non riuscì ad
evitare la debacle elettorale: allo scudocrociato andarono 15 seggi, al Faro 11
e ad al Pci 6.
L’indomani
delle elezioni, il periodico Histonium
così commentava l’affermazione di Silvio Ciccarone: “Con la Lista Cittadina è stato prospettato semplicemente un attestato
pubblico di stima, di fiducia, di gratitudine ad un cittadino, quale Silvio
Ciccarone, per quanto fece durante il periodo dell’occupazione tedesca, per
quanto ha fatto per l’affermazione dei valori cristiani, per quanto ha fatto
durante i quattro anni di amministrazione: meritava o non meritava tale
pubblico attestato? La cittadinanza, quella senza alcuna organizzazione di
classi e di categorie, quella libera, ed in parte anche quella vincolata ad una
tessera, ma riflessiva in questa occasione, ha risposto di sì; ha risposto 3663
volte di sì: ecco tutto”.
Alla
luce dei risultati elettorali, la situazione risultò piuttosto ingarbugliata e
confusa. I consiglieri della lista di Ciccarone indirizzarono una lettera al
segretario della Dc, all’on. Bottari ed ai consiglieri eletti democristiani,
offrendo il loro appoggio per la poltrona di sindaco all’on. Bottari, se
quest’ultimo avesse rinunciato alla carica di deputato. La lettera non
ricevette mai risposta e, piuttosto che scendere a compromessi, si preferì
puntare al commissariamento.
Nuove
elezioni furono fissate per il 12 novembre 1967. Molto variegata risultò la
nuova lista del Faro, con l’inserimento di alcune persone chiave, provenienti
dal mondo industriale, artigiano e agricolo, mentre in quella della Dc, assenti
Bottari e Boselli, capolista risultò il radiologo Gaetano Vallone, persona
molto stimata in città. Ma ciò non bastò ad evitare ancora una pesante
“sconfitta” della Dc, che guadagnò solo 14 seggi, uno in meno della precedente
tornata elettorale, che diede di fatto l’avvio alla nuova amministrazione
Faro-comunista con Silvio Ciccarone Sindaco.
Inizialmente
la situazione non fu delle più semplici: intrighi, beghe interne e personalismi
bloccarono l’assise civica, tanto da costringere Ciccarone e tutta la giunta
farista prima alle dimissioni e, successivamente, al definitivo accordo con il
Pci: al Faro andarono quattro assessorati (Del Lupo, Pomponio, Bontempo e
Anzivino) e due ai comunisti (Giangiacomo e Zaccaria).
Vasto
e il suo sviluppo sociale, economico, culturale ed urbanistico devono molto
alla figura di questo straordinario personaggio, che non è mai sceso a
compromessi e non pensò mai alle poltrone. È stato e rimarrà una figura
esemplare di uomo per tutta la classe politica vastese di ieri e di oggi.
Il 17 aprile del 2004, a poco più di un anno dalla
scomparsa, nella villetta in Via Ciccarone, alla presenza di tantissima gente,
è stato inaugurato il busto in bronzo, opera
dello scultore vastese Antonio Di Spalatro, alla memoria dell’indimenticabile
sindaco. Sotto il busto è stata posta la seguente dedica “A Don Silvio indimenticabile sindaco con l’affetto e la gratitudine dei
Vastesi”.
Lino Spadaccini
| IL BUSTO IN VIA CICCARONE |




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