venerdì 25 gennaio 2013

DIECI ANNI FA LA SCOMPARSA DI SILVIO CICCARONE


 di LINO SPADACCINI 
Dieci anni fa, il 25 gennaio del 2003, ci lasciava Silvio Ciccarone, una delle figure più importanti per la crescita culturale, economica e urbanistica della nostra città.
La cultura abruzzese è oggi più povera”, scriveva Carlo Marchesani sulle pagine del periodico Vasto Domani all’indomani della scomparsa del politico vastese, “Non gli è riuscito di andarsene in punta di piedi, come era nel suo stile, perché la notizia ha percorso rapidamente la città tutta e tutta la
sua Vasto ne è rimasta percossa, colpendo brutalmente, spietatamente quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di amarlo, stimandone la dirittura morale, sia sul piano politico sia su quello culturale oltre che familiare”. Questo era don Silvio Ciccarone, un uomo di nobili valori, stimato da tutti, che amava profondamente la sua città e che ha dato tutto per il bene dei suoi cittadini, in particolare dal 1962 al 1966 e dopo un anno di gestione commissariale dal 1967 al 1972, dando vita ad una giunta Faro-comunista, nato dall’accordo fra una parte della Democrazia Cristiana e il Pci.
Figlio dell’on. Francesco Ciccarone, deputato al Parlamento Italiano per sedici anni, don Silvio aderì sin dal suo sorgere al fascismo, diventandone nel febbraio del 1930, all’età di 24 anni, segretario politico.
Da una lettera inviata nel luglio di quell’anno, al periodico Il Vastese d’Oltre Oceano, possiamo capire il pensiero e la rettitudine di questo personaggio: “Ho con sincero rincrescimento notato in questi pochi mesi di vita politica lo scarso senso del proprio decoro in alcuni fascisti che occupano anche alti posti di responsabilità. Mi è capitato recentemente, ad esempio, di dover constatare in una lotteria a beneficio di una nobilissima istituzione come alla spontanea, generosa offerta di molti cittadini non fascisti abbia fatto riscontro l’assenteismo completo di persone che per le cariche che ricoprono con pettoruta presunzione, per la posizione sociale ed economica in cui si trovano avrebbero dovuto dare il buon esempio, non fosse altro che per avere il proprio nome fra quelli degli iniziatori della festa. È tempo che i dirigenti comprendano che il rivestire una carica pubblica non significa esser pronti ad insediarsi nel mezzo dei gruppi fotografici, a prendere il primo posto nelle processioni, ad innalzare il bicchiere per esordire in qualche più o meno inutile brindisi; ma anche e soprattutto essere sempre fra i primi allorché si tratta di fare sacrifizii di borsa o di venire incontro alle masse nei loro bisogni e nelle aspirazioni, di dare insomma tutto sé stessi al benessere pubblico, abbandonando il comodo sistema di addossare ad altri gli oneri, per serbare a sé la vuota soddisfazione di una insaziabile vanità e di onori immeritati”.
Successivamente, Silvio Ciccarone ricoprì la carica di Podestà nel biennio 1942-43, in uno dei periodi più tristi e difficili della nostra città. “È stato, come è noto a tutti, l’anno più doloroso della storia nazionale, ma soprattutto e in modo particolare nella storia della città”, ricordava ancora il Prof. Marchesani, “la quale ha dovuto subire la reazione e la sopraffazione delle truppe tedesche prima e quelle delle forze alleate dopo. In queste occasioni ha posto temerariamente la propria persona, pronto a sacrificarla in olocausto, davanti alla città, pur di salvarla da ogni possibile, quando impietosa rappresaglia militare”.
Passarono vent’anni prima che Silvio Ciccarone tornò nuovamente in prima linea sulla scena politica cittadina, rimanendo per quasi dieci anni alla guida della città, ma non senza problemi, come vedremo più avanti.
In vista delle elezioni del dicembre del 1962, solo il buon senso evitò la presentazione di due liste all’interno della Democrazia Cristiana: molti furono i mal di pancia per la presentazione di Ciccarone, indipendente, come candidato numero uno. Ma la scelta risultò vincente e per il futuro sindaco di Vasto fu una vera e propria affermazione personale con 3001 voti di preferenza ricevuti.
Alla vigilia della successiva tornata elettorale, il direttivo della Dc decise, per attriti di partito, di votare un “ordine del giorno” in cui poneva due sbarramenti: i futuri candidati dovevano essere tesserati della Dc (e Ciccarone non lo era) e non dovevano essere consiglieri uscenti. Ciò creò una profonda spaccatura, che portò Silvio Ciccarone ed altri democristiani a formare una lista civica “Il Faro”, ben vista da molti vastesi e da una parte della stampa locale.
La campagna elettorale per le elezioni del 1966 fu davvero infuocata, con la partecipazione di numerosi leaders dei maggiori partiti nazionali, come “se si dovesse decidere sul destino d’Europa”, commentò il Ministro di Grazia e Giustizia Oronzo Reale, anche lui a Vasto per la campagna elettorale, per il Partito Repubblicano. Tra le file democristiane, significativi furono i comizi del Presidente del Consiglio Aldo Moro, giunto a Vasto la sera del 5 dicembre, dopo aver inaugurato lo stabilimento SIV a San Salvo, ed il Ministro dell’Industria e Commercio Giulio Andreotti.
Molti i personaggi di spicco presenti nella lista della Dc, da Carlo Bottari a Carlo Boselli, da Antonio Fanghella a Michele Zaccardi, ed ancora Remo Salvatorelli, Federico De Mutiis, Domenico Notaro, Raffaele Petroro, Nicola Molino ed altri. Nella lista civica di Ciccarone, si registrarono le presenze di Alberto Baiocco, Renato Terpolilli, Elio Petrilli, Vincenzo Pomponio, Claudio Crisci e Leone De Liberato. Alla guida dei comunisti il sempre battagliero Domenico Laporese.
Nonostante  i comizi infuocati di eminenti esponenti della politica nazionale e la pesante campagna denigratoria di una parte della stampa vicina ai democristiani, contro Silvio Ciccarone, la Dc non riuscì ad evitare la debacle elettorale: allo scudocrociato andarono 15 seggi, al Faro 11 e ad al Pci 6.
L’indomani delle elezioni, il periodico Histonium così commentava l’affermazione di Silvio Ciccarone: “Con la Lista Cittadina è stato prospettato semplicemente un attestato pubblico di stima, di fiducia, di gratitudine ad un cittadino, quale Silvio Ciccarone, per quanto fece durante il periodo dell’occupazione tedesca, per quanto ha fatto per l’affermazione dei valori cristiani, per quanto ha fatto durante i quattro anni di amministrazione: meritava o non meritava tale pubblico attestato? La cittadinanza, quella senza alcuna organizzazione di classi e di categorie, quella libera, ed in parte anche quella vincolata ad una tessera, ma riflessiva in questa occasione, ha risposto di sì; ha risposto 3663 volte di sì: ecco tutto”.
Alla luce dei risultati elettorali, la situazione risultò piuttosto ingarbugliata e confusa. I consiglieri della lista di Ciccarone indirizzarono una lettera al segretario della Dc, all’on. Bottari ed ai consiglieri eletti democristiani, offrendo il loro appoggio per la poltrona di sindaco all’on. Bottari, se quest’ultimo avesse rinunciato alla carica di deputato. La lettera non ricevette mai risposta e, piuttosto che scendere a compromessi, si preferì puntare al commissariamento.
Nuove elezioni furono fissate per il 12 novembre 1967. Molto variegata risultò la nuova lista del Faro, con l’inserimento di alcune persone chiave, provenienti dal mondo industriale, artigiano e agricolo, mentre in quella della Dc, assenti Bottari e Boselli, capolista risultò il radiologo Gaetano Vallone, persona molto stimata in città. Ma ciò non bastò ad evitare ancora una pesante “sconfitta” della Dc, che guadagnò solo 14 seggi, uno in meno della precedente tornata elettorale, che diede di fatto l’avvio alla nuova amministrazione Faro-comunista con Silvio Ciccarone Sindaco.
Inizialmente la situazione non fu delle più semplici: intrighi, beghe interne e personalismi bloccarono l’assise civica, tanto da costringere Ciccarone e tutta la giunta farista prima alle dimissioni e, successivamente, al definitivo accordo con il Pci: al Faro andarono quattro assessorati (Del Lupo, Pomponio, Bontempo e Anzivino) e due ai comunisti (Giangiacomo e Zaccaria).
Vasto e il suo sviluppo sociale, economico, culturale ed urbanistico devono molto alla figura di questo straordinario personaggio, che non è mai sceso a compromessi e non pensò mai alle poltrone. È stato e rimarrà una figura esemplare di uomo per tutta la classe politica vastese di ieri e di oggi.
Il 17 aprile del 2004, a poco più di un anno dalla scomparsa, nella villetta in Via Ciccarone, alla presenza di tantissima gente, è stato  inaugurato il busto in bronzo, opera dello scultore vastese Antonio Di Spalatro, alla memoria dell’indimenticabile sindaco. Sotto il busto è stata posta la seguente dedica “A Don Silvio indimenticabile sindaco con l’affetto e la gratitudine dei Vastesi”.

Lino Spadaccini 


IL BUSTO IN VIA CICCARONE







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