sabato 20 dicembre 2025

PRESEPE INIZIO '900 A VASTO: IL FASCINO DI "LI PUPATTILLE" DI MUNZU'

NB pubblicato il 19 dicembre 2012
Alcune di queste statuine (v. foto), davvero straordinarie per fattura e cromatismo, si possono ammirare presso il negozio di antiquariato “Piccolo Mondo Senza Tempo” di Tilde Pollutri e Nicola Artese vicino palazzo d'Avalos.

di Lino Spadaccini
Il Natale è ormai alle porte: le strade sono illuminate a festa e le persone si affrettano a fare gli ultimi acquisti per il Natale. Quest’atmosfera magica, che si avverte solo in questo periodo dell’anno, prosegue all’interno delle case, dove si fanno gli ultimi ritocchi all’albero di Natale ed al presepe e ci si prepara per la vigilia del Santo Natale.
A Vasto non c’è mai stata una vera e propria tradizione dei mercatini natalizi, ma un tempo, fino ai primi anni del Novecento, era d’obbligo la tappa a due bancarelle: quella di “la Pichicche” (ovvero Camillo Paolino), che vendeva giocattoli rudimentali costruiti da lui stesso, e quella di Munzù, un vecchietto che abitava in una casa in vicolo Moschetto, che vendeva dei pregiati oggetti in creta, plasmati e dipinti a mano, come statuette del presepe, zufoli, “ciuffille” e maschere.







Così ha immortalato questi due artisti popolari il poeta Luigi Anelli, in una celebre poesia sulla festa della Madonna dell’Incoronata:
‘M bacce ala cchiise La Pichicc’ abbate
a vvänne scattilälle e sunarille;
e ssâtt’ a ‘n arche šta Munzì assittate
arret’ a ‘na bbangätte di ciuffille.
Domenico Miscione, questo il vero nome di Munzù, è morto a Vasto il 25 marzo 1905. Le statuette da lui create, hanno trovato posto nei principali presepi cittadini, ma a causa della loro delicatezza, ne sono arrivati ai giorni nostri davvero molto pochi. Alcuni di questi, si possono vedere presso la “Piccolo Mondo Senza Tempo” di Tilde Pollutri e Nicola Artese, che gelosamente li custodiscono. Alcuni pezzi sono monchi di braccia o gambe, ma altre statuette, meglio conservate, sono davvero straordinarie per fattura e cromatismo.
Il nostro Manzù “vero tipo di artista ignorato”, come lo ha definito il poeta dialettale Gaetano Murolo,  è stato anche citato in una bella poesia dal sapore natalizio, scritta dallo stesso Murolo, contenuta nella raccolta “Ciamarèlle”, pubblicata nel 1898.

Ècche Natale

Muìrel e muìrlarù: li sindi, ta’
Sone la ciaramèlle, ecche Natale!
Madonne chi prissèpie ch’ ájja fá,
gne quälle di Spadare, tal’ e quale.

Št’anne l’ afferte chi mi li po dá?
Aspitte… ma chid’ è, ti sinde male? –
– Penze a l’affëtte che ‘m bozze pahá:
Nin zè’ ca lu patráune è ‘n’ animale?

Addò vajj’ a ‘ccucchiè’ trenda carlëine,
‘m mezz a li pupattille di Munzù?:
si pache forze a sone di scupëine?

Štette cujète e fa’ li ffara tu’!
Mannasse ‘n dèrre solde lu Bbambëine;
addre che muìrle e muìrle e muìrlarù!

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