Alcune di queste statuine (v. foto), davvero straordinarie per fattura e cromatismo, si possono ammirare presso il negozio di antiquariato “Piccolo Mondo Senza Tempo” di Tilde Pollutri e Nicola Artese vicino palazzo d'Avalos.
di
Lino Spadaccini
Il
Natale è ormai alle porte: le strade sono illuminate a festa e le persone si
affrettano a fare gli ultimi acquisti per il Natale. Quest’atmosfera magica,
che si avverte solo in questo periodo dell’anno, prosegue all’interno delle
case, dove si fanno gli ultimi ritocchi all’albero di Natale ed al presepe e ci
si prepara per la vigilia del Santo Natale.
A
Vasto non c’è mai stata una vera e propria tradizione dei mercatini natalizi,
ma un tempo, fino ai primi anni del Novecento, era d’obbligo la tappa a due
bancarelle: quella di “la Pichicche” (ovvero Camillo Paolino), che vendeva
giocattoli rudimentali costruiti da lui stesso, e quella di Munzù, un
vecchietto che abitava in una casa in vicolo Moschetto, che vendeva dei
pregiati oggetti in creta, plasmati e dipinti a mano, come statuette del
presepe, zufoli, “ciuffille” e maschere.
Così
ha immortalato questi due artisti popolari il poeta Luigi Anelli, in una
celebre poesia sulla festa della Madonna dell’Incoronata:
‘M bacce ala cchiise La
Pichicc’ abbate
a vvänne scattilälle e
sunarille;
e ssâtt’ a ‘n arche šta
Munzì assittate
arret’ a ‘na bbangätte
di ciuffille.
Domenico
Miscione, questo il vero nome di Munzù, è morto a Vasto il 25 marzo 1905. Le
statuette da lui create, hanno trovato posto nei principali presepi cittadini,
ma a causa della loro delicatezza, ne sono arrivati ai giorni nostri davvero
molto pochi. Alcuni di questi, si possono vedere presso la “Piccolo Mondo Senza
Tempo” di Tilde Pollutri e Nicola Artese, che gelosamente
li custodiscono. Alcuni pezzi sono monchi di braccia o gambe, ma altre
statuette, meglio conservate, sono davvero straordinarie per fattura e
cromatismo.
Il
nostro Manzù “vero tipo di artista
ignorato”, come lo ha definito il poeta dialettale Gaetano Murolo, è stato anche citato in una bella poesia dal
sapore natalizio, scritta dallo stesso Murolo, contenuta nella raccolta “Ciamarèlle”, pubblicata nel 1898.
Ècche Natale
Muìrel e muìrlarù: li
sindi, ta’
Sone la ciaramèlle,
ecche Natale!
Madonne chi prissèpie
ch’ ájja fá,
gne quälle di Spadare,
tal’ e quale.
Št’anne l’ afferte chi
mi li po dá?
Aspitte… ma chid’ è, ti
sinde male? –
– Penze a l’affëtte che
‘m bozze pahá:
Nin zè’ ca lu patráune è
‘n’ animale?
Addò vajj’ a ‘ccucchiè’
trenda carlëine,
‘m mezz a li pupattille
di Munzù?:
si pache forze a sone di
scupëine?
Štette cujète e fa’ li
ffara tu’!
Mannasse ‘n dèrre solde
lu Bbambëine;
addre che muìrle e
muìrle e muìrlarù!

Nessun commento:
Posta un commento