venerdì 28 dicembre 2012

L’ultimo ramo di palma nel Vasto



 Con palma ancora o con altra fraschetta?
Se non sbaglio, mai come quest’anno, tanti scenografici rami di palma hanno segnato il percorso del Presepe Vivente del Vasto. Ben evocato così, visivamente (e con un pizzico di sentimento religioso), quel lembo di terra (promessa, benedetta e martoriata) che ha nome di Palestina, per quell’Evento evangelico che ha cambiato il mondo antico ed improntato di sé quello moderno, e chissà mai se
il futuro. Tantissime ‘palme’ - è noto - sono state messe a disposizione degli organizzatori dalle abbondanti, quanto ‘pleonastiche’ (ovvero: ormai inutili) potature effettuate per debellare l’ormai famoso stragista botanico, detto  “il punteruolo rosso”, ben coadiuvato nella sua demolizione arborea da interventi della Manutenzioni&Servizi.Com neghittosi, tardivi e proverbialmente cancrenosi.

Ora qualcuno dice, a impensata (!) soluzione del problema: - Ma..., queste palme…, tali essenze di estranea flora nel Guasto d’Aymome, …perché mai, qui da noi, hanno da dimorare?  Ben vadano dunque alla malora! Con altre fronde e rami, più autoctoni e nostri, dunque, negli anni che verrano, segneremo il percorso e peregrinante ritorno, simbolico ed evocativo che sia, alla grotta presepiale dei misteri, del Verbo fattosi carne, uomo fra noi.
Nella Roma popolar-trasteverina da sempre con altre e diverse fronde, di vegetazione quale che sia, si adornano certe entrature e portoni. Sono e segnano alla vista “le Fraschette”. Là si gozzoviglia e si beve vino, …stramaledicendo il tempo e il governo, e non si va di certo per inneggiare, con fluttuanti palme, al Dio nostro Creatore.

Tant’è, e dunque: - “Oste, pe’ ll’anno novo, … portace ‘n’artro litro”!

GFP

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