Se non
sbaglio, mai come quest’anno, tanti scenografici rami di palma hanno segnato il
percorso del Presepe Vivente del Vasto. Ben evocato così, visivamente (e con un
pizzico di sentimento religioso), quel lembo di terra (promessa, benedetta e
martoriata) che ha nome di Palestina, per quell’Evento evangelico che ha
cambiato il mondo antico ed improntato di sé quello moderno, e chissà mai se
il
futuro. Tantissime ‘palme’ - è noto - sono state messe a disposizione degli
organizzatori dalle abbondanti, quanto ‘pleonastiche’ (ovvero: ormai inutili)
potature effettuate per debellare l’ormai famoso stragista botanico, detto “il punteruolo rosso”, ben coadiuvato nella
sua demolizione arborea da interventi della Manutenzioni&Servizi.Com
neghittosi, tardivi e proverbialmente cancrenosi.
Ora qualcuno dice,
a impensata (!) soluzione del problema: - Ma...,
queste palme…, tali essenze di estranea flora nel Guasto d’Aymome, …perché mai,
qui da noi, hanno da dimorare? Ben
vadano dunque alla malora! Con altre fronde e rami, più autoctoni e nostri,
dunque, negli anni che verrano, segneremo il percorso e peregrinante ritorno,
simbolico ed evocativo che sia, alla grotta presepiale dei misteri, del Verbo
fattosi carne, uomo fra noi.
Nella Roma popolar-trasteverina
da sempre con altre e diverse fronde, di vegetazione quale che sia, si adornano
certe entrature e portoni. Sono e segnano alla vista “le Fraschette”. Là si gozzoviglia e si beve vino, …stramaledicendo il tempo e il governo,
e non si va di certo per inneggiare, con fluttuanti palme, al Dio nostro
Creatore.
Tant’è, e dunque: - “Oste, pe’ ll’anno novo, … portace ‘n’artro litro”!
GFP

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