venerdì 9 novembre 2012

RACCONTI DI GUERRA: casualmente Mimì a Perth incontra la figlia di "Papà Jack"

Domenico (Mimì) D'Annunzio 
Durante la guerra alla palazzina di S. Lucia alloggiavano i tedeschi. Sotto all'orto dei D'Annunzio (la Musculalle) si nascondono tre soldati inglesi per fare la spia. Uno di loro (papà Jack) per non farsi riconoscere va in giro per Vasto con i vestiti di D'Annunzio e con a fianco Mimì di soli 6 anni.
Nei decenni scorsi Mimì a Perth stava raccontando questa storia nel suo ristorante, gli si avvicina una signora e dice di essere la figlia di Papà Jack.  A dimostrazione di ciò il giorno dopo gli lascia una busta con le foto che pubblichiamo. Un'avvincente storia da leggere.

A tèmbe di huèrre...   “Papà Jack”  
Racconto di Domenico (Mimì) D'Annunzio che vive a Perth
(Adattamento di Fernando D'Annunzio)

Durante l’occupazione, le truppe tedesche avevano preso possesso di un’ala del palazzetto di Santa Lucia, non dove abitavamo noi, ma dove abitavano i miei nonni paterni e mio zio Nicola; da quella posizione si dominava sul mare e si potevano avvistare benissimo
eventuali navi in arrivo. Un giorno, ero all’orto e con una canna  stavo cercando di cogliere un fico, ho sentito una voce sommessa provenire dal canneto: -bambino... cioccolata!-. Ho subito chiamato mio padre, poi l’ho visto arrivare in compagnia di un soldato inglese col quale stava parlando; intanto altri due soldati sono sbucati dal canneto. Hanno indicato un posto nella scarpata sotto il nostro pagliaio e lì hanno cominciato a scavare una grossa buca, poi, utilizzando dei pali che si usavano per sostenere il pergolato, hanno realizzato una copertura con lamiere, mimetizzandola  con sacchi e paglia;  per mascherare poi il terreno di riporto hanno usato delle piante di insalata. Il nascondiglio realizzato aveva un’apertura che veniva chiusa con delle fascine.    
Papà Jack dovrebbe essere quello con la camicia bianca (fotocopia ricevuta in Australia dalla figlia) 
   
Durante il giorno, il soldato inglese di nome Jack, con addosso i vestiti e i documenti di mio padre andava in giro con una sciarpa intorno al collo e con me preso per mano; quando i tedeschi lo fermavano per i controlli, Jack mostrava i documenti, senza parlare ed io intervenivo dicendo: -papà ha la bua, non può parlare-. Ho capito poi che “papà Jack” era addetto a spiare i movimenti dei tedeschi, infatti quando tornavamo all’orto, tutte le informazioni venivano consegnate ad un altro soldato che le trasmetteva dal nascondiglio; in quella situazione, io ero di guardia e, se vedevo avvicinarsi qualche tedesco, dovevo far finta di chiamare mia sorella, dovevo gridare tre volte: - Maria!... Marì!... Maria!...-. In due occasioni i tedeschi arrivarono nelle vicinanze con a tracolla degli apparecchi che servivano a captare segnali, per fortuna non  individuarono il nascondiglio. Una domenica, mentre gli altri due soldati inglesi, Bill e George, si radevano la barba sul muretto della peschiera, lanciai l’allarme e i due fecero appena in tempo ad addentrarsi nel canneto. Ricordo è che Bill e George venivano ad ascoltare la Messa a Santa Lucia, invece Jack non entrava mai in chiesa nonostante i miei tentativi di portarcelo, mi spiegarono poi che “papà Jack” era protestante, si divertiva a prendere in giro gli altri due dicendo che venivano a Messa solo per vedere le signorine.                               Finalmente, un giorno, verso le due di notte, i tedeschi, in fretta e furia abbandonarono i locali occupati e ricordo che, uscendo dal cortile con un carro armato, buttarono giù un’anta del portone. Lo stesso posto fu subito occupato dagli inglesi che, proprio davanti al palazzetto di S. Lucia, piazzarono la contraerei e usarono l’ex “lazzaretto” come ospedale.  
P.S. A fine anni ’90 mi è capitato un fatto che sa d’incredibile: Era il periodo in cui gestivo a Perth, il mio ristorante “Bella Vasto” e stavo raccontando questi episodi ad un cliente, giornalista della TV australiana; una donna che stava pranzando si avvicinò e chiese se il mio nome fosse Mimì, alla mia risposta affermativa disse: -“Papà Jack” era mio padre e raccontava spesso di Vasto e di un bambino di nome Mimì che lo aveva aiutato a spiare i tedeschi-. Mi misi a ridere, sicuro che si trattasse di uno scherzo organizzato dagli addetti alla cucina; la donna disse che sarebbe tornata per dimostrare che stava dicendo la verità. Dopo tre settimane, quella signora tornò e non trovandomi, ero uscito a fare spese per il ristorante, consegnò ad uno dei camerieri una busta con delle foto, lasciando detto che doveva partire, ma che sarebbe tornata in appresso per parlare con me. Non saprò mai se quella donna tornò, perché dopo poco tempo lasciai il ristorante per darlo in gestione ad altri e partii per il Queensland. Mi piacerebbe tanto rintracciare quella signora ed avere da lei  notizie di “papà Jack”.
DOMENICO D'ANNUNZIO
(Qui di seguito altre 2 foto fatte pervenire a Mimì dalla figlia di “papà Jack”)



Ho voluto ricostruire quanto mi è stato raccontato a voce...                                                             E’ un racconto che vede protagonista mio fratello Domenico (Mimì), classe 1937, partito per l’Australia nel 1955.  All’epoca dei fatti narrati era un bambino di circa 6 anni.
FERNANDO D'ANNUNZIO

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