giovedì 29 novembre 2012

Convento di S.Onofrio: lo storia del Beato Domenico da Firenze, morto in odore di santità


Molti sono i frati che hanno dimorato e sono passati a miglior vita nel convento francescano di Sant’Onofrio a Vasto, alcuni dei quali vissuti anche in odore di santità: uno di questi è il Beato Domenico da Firenze.
Sulla data di morte del laico francescano ci sono
notizie alquanto discordanti: il fra’ Arcangelo da Montesarchio, autore della Cronistoria, riporta il 1468, il Viti 1461, mentre sulla pergamena che si conservava nel Convento di Sant’Onofrio (oggi presso l’Archivio Storico “Casa Rossetti”), è indicato il 24 novembre 1471. 
Appartenente alla nobile famiglia dei Castiglioni, il Beato Domenico, volle trascorrere una vita semplice fatta di preghiera e meditazione, per questo decise di vestire l’abito francescano come semplice laico. Per meglio operare un servizio caritatevole presso gl’infermi e le persone più disagiate, dalla sua terra d’origine, la Toscana, giunse nel Convento di S. Onofrio.
Si racconta che prima che si diffondesse in città la notizia della morte del Beato Domenico, una bambina di cinque anni, ammalata e agonizzante, diceva: “Aspettami padre!”. Quando gli domandarono di chi stava parlando, la bambina rispose: “Non vedete che è morto Fra Domenico e gli angioli lo portano in cielo?”.
Poco dopo, nella casa dove abitava la bambina, in contrada Villa, bussò alla porta fra Jacopo da Gaeta per chiedere l’elemosina. Al frate gli venne chiesto se ne nel Convento di Sant’Onofrio c’era qualche frate ammalato. Sorpreso della domanda che gli era stata posta, il frate cercatore rispose che c’era un frate molto grave, allora il padre della bambina gli rivelò che sua figlia aveva appena detto ad alta voce che il beato fra Domenico era partito in paradiso dagli angeli.
Quando in città si sparse la notizia della morte di fra Domenico, centinaia e centinaia di persone di ogni ceto, si recarono al Convento di Sant’Onofrio per rendere omaggio alla salma e chiederne una particolare intercessione.

Lino Spadaccini

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