mercoledì 26 settembre 2012

Verso la festa di San Michele (4): la devozione per il Santo nei versi dei poeti vastesi


di Lino Spadaccini
Il nostro Santo Patrono nel tempo ha ispirato diversi poeti vastesi. Dopo il sonetto ricordato ieri, del magistrato Francesco Giacomucci, quest’oggi vogliamo proporvi altri versi in lingua e dialettali di autorevoli poeti del passato.
Cominciamo con un sonetto molto bello di Domenico De Luca, dal titolo “A San Michele”, conservato
manoscritto nell’Archivio Storico “G.Rossetti”. La poesia è una sentita e sincera preghiera elevata al Santo patrono, che veglia sul suo popolo fedele, contro i terremoti e le epidemie.

Da Te campati, Arcangelo possente,
Dal terremoto, e dal ferale scempio;
Con provvido consiglio, e savia mente,
I Padri nostri t’elevaro un tempio.

E da quel fausto dì costantemente
Su questo suol vegliasti, sì che l’empio
Satanno freme chè l’Istonia gente
Per te mostra una fede senza esempio.

Ed oggi ancor, ai pianti, alle querele
Mosso di questo popol, Tu dal rio
Morbo salvasti il gregge tuo fedele:

Ond’esso esclama in coro: o Sommo Iddio,
Serbami a Protettor sempre Michele;
Ed altro bene in terra io non desio.

Sullo stesso tono e l’Inno a S. Michele Arcangelo, declamato dal poeta Michele Genova, che nelle ultime due sestine scrive:

Or che i falli della terra
An già colma la misura,
Ed i mali ne fan guerra
Angiol mio, deh placca il Ciel!
Campa Tu dalla Sciagura
Questo popolo fedel.

Che se gli Avi ti sacraro
Un votivo monumento
E Tua gloria tramandaro
Alla più remota età,
Tempii avrai ben cento, e cento
Ch’ogni cor l’innalzerà.

Non può mancare un sonetto del grande poeta e storico vastese Luigi Anelli. Scritti nel 1900, i versi rappresentano un inno al nostro protettore, acclamato dai contadini soprattutto in tempi di siccità. I versi si chiudono con un’espressione piuttosto colorita, quando al rientro dalla processione (un tempo nella chiesa del Carmine, poi a S. Maria Maggiore, come abbiamo già visto nei giorni scorsi), le nuvole scaricano la pioggia benefica per i raccolti.

Sande Micchele prututtàure

Sande Micchele noštre, sci laudate,
è ‘n avvucate chi nin dè’ ognîune:
di canda grazie chi ‘i s’ è circate,
nin è minute sfalle ma’ niscîune!

Si ‘ngasimende càpete ‘n’ annate
nghi la säcche e li pùvere cafîune
si piàgnene lu grane sumundate
chi arde ‘nzimbre nghi li tirripîune,

bbašte chi ‘m bricissiâune l’ ome vanne
a ripurtarle, e nin è cchiù nijende!
D’ aritrascì’ alu Quàrmene nim banne

bbone ‘n denbe, ca dendr’ a nu mumende
si sciojje Gisù Crëšte li mitanne,
e l’acche, sgiii!... a piscete di jumende!





Nessun commento: