Prima
di addentrarci nell’argomento, facciamo un passo indietro per capire quali
erano i beni in possesso della chiesa di San Michele agli
inizi del secolo scorso.
inizi del secolo scorso.
Nominato
cappellano della chiesa di S. Michele Arcangelo, in sostituzione del canonico Mons.
Francesco Ruggieri, partito per gli Stati Uniti, don Luigi Lungo, in data 15
giugno 1912, compilò l’elenco completo degli arredi sacri, biancheria e
argenteria. Facendo una rapida carrellata di ciò che era in possesso della
chiesa patronale possiamo trovare tra l’argenteria un ostensorio, un calice e
relativa patena, una pisside, una teca, un elmetto, uno scudo, una spada e due
catene (elementi questi per adornare la statua dell’Arcangelo). Tra la
biancheria erano presenti 6 armilli, 3 camici, 3 cingoli, tovaglia ricamata per
altare, 5 tovaglie giornaliere, 5 sottotovaglie, 6 tende rosse per finestre e 7
tendine per coprire le statue (è interessante capire come e quando venivano
utilizzate queste tendine). Tra gli arredi sacri troviamo 6 candelieri di
ottone grandi, 6 medi e 6 piccoli, 30 candelieri di legno, un Crocifisso
d’ottone, 7 lampadari d’ottone, 8 braccialetti d’ottone, 2 grandi torce votive,
base di noce della statua del Patrono e n.171 sedie. Nello stesso documento il
sacerdote tiene a precisare che il gonnellino della statua ed il manto sono
tenuti in custodia nel Monastero delle Clarisse.
Analogo
inventario, ancora più dettagliato, era stato fatto dallo stesso Mons.
Ruggieri, al momento della sua nomina a cappellano della chiesa di S. Michele,
nel novembre del 1905.
Facciamo
un passo in avanti e passiamo al 1933. Il canonico don Luigi Lungo informa il
Podestà della città di aver affrontato una spesa di circa 2000 lire per i
lavori di decorazione della cappella centrale, ma afferma, al tempo stesso, che
occorrono altri soldi per sistemare anche le altre cappelle e dare “maggior risalto allo stato non decente della
Casa del Signore”. Inoltre, propone la vendita di una parte degli oggetti
votivi d’oro, offerti dai cittadini al Santo Protettore, affinché con il
ricavato si possa condurre a termine i lavori.
A
questo punto, anche in seguito alle sollecitazioni del Vescovo Mons. Giuseppe
Venturi, il Podestà, che aveva in custodia tutti gli oggetti sacri scrive: “…mi onoro di dichiarare all’E.V. che il
Comune, il quale ha creduto di mantenere da molti anni in sacro deposito –
trattandosi di doni votivi – gli
oggetti d’oro offerti da questi cittadini al Santo Patrono S. Michele
Arcangelo, è dispostissimo non già ad agevolare semplicemente l’amministrazione
per parte dell’Autorità Ecclesiastica dei doni votivi stessi, ma a restituirli
addirittura e definitivamente all’Autorità medesima”. In pratica il Comune
vuole togliersi un peso dallo stomaco, affermando di non voler più occuparsi in
futuro della custodia dei doni votivi. Propone, inoltre, di verbalizzare il
passaggio degli oggetti da restituire con un incontro formale tra Comune,
Diocesi e cappellano di San Michele, nominando come perito esterno il prof.
Luigi Anelli, direttore del Museo Archeologico.
Viene
fissata la data: il 20 novembre alle ore 9 del mattino. Saranno presenti il
rappresentante del Comune, rag. Silvio Marino, il cappellano don Luigi Lungo,
il rappresentante vescovile, Mons. Luigi Di Fonzo ed il Prof. Luigi Anelli, il
quale darà una stima di massima a ciascun oggetto.
Nel
fascicolo conservato presso l’Archivio Storico “G.Rossetti”, è presente anche il verbale redatto il 4 luglio 1933, alla presenza di
impiegati comunali e testimoni, con l’elenco dettagliato di tutti gli oggetti
preziosi donati per devozione dai vastesi. Stiamo parlando di tredici pagine
con descrizione minuziosa degli oggetti. Si va da anelli semplici, con perle o
brillantini a orecchini di varia fattura, collanine, spille e braccialetti,
diversi cuori d’argento con la sigla P.G.R. (Per Grazia Ricevuta), più alcuni
oggetti dalle denominazioni alquanto stravaganti come orecchini d’oro a forma
di mammella, orecchini a forma di lampioncini, catenina d’oro con ciondolo
portate il numero tredici, laccio con maglia in oro, con passante scorrevole
rappresentante un paio di forbici, un cuore d’argento offerto da Felice
Galuppo, vari oggetti con ferro di cavallo, raffiguranti una lira musicale o
farfalle, un orologio d’oro marca Waltham, un orologio sempre d’oro marca
Roskoff, un orologio d’argento marca Ancre con dicitura quindici rubini, altro
orologio d’argento marca Cylindre, braccialetto offerto da Vincenzo Iustini e
Compagni di New York, un dente in oro pieno con scritta laterale N. R., spilla
da donna e orecchini donati da Michelina Scè, e ancora tanti altri.
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