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| Camillo Del Greco dipinto da Filippo Palizzi |
Duecento anni fa, il 15 luglio 1812, nasceva a Vasto il
poeta e patriota Camillo Del Greco.
Profondo giurista, pubblicò un trattato De demani delle provincie meridionali, con prefazione del senatore
Francesco Auriti, opera molto apprezzata e punto di riferimento per gli
studiosi del settore.
Scrisse anche molte poesie, fra cui una molto conosciuta,
per la morte del dottor Francesco Romani, ed un sonetto dedicato a Roberto
Betti, dal titolo “L’Angelo mio custode e
quello della Patria”, ma forse quella in assoluto più famosa è l’inno “Il
giuramento sulle ossa del soldato italiano”, declamato il 5 marzo 1848 nel
Real Teatro Borbonico di Vasto, in occasione del giuramento della Costituzione.
Ecco alcuni passi:
Or che libera è questa
contrada,
Or che Italia fa tregua
al suo pianto,
Sciolga il Bardo la voce
del canto
Che mi spira celeste
piacer;
E deposti l’usbergo e la
spada,
Lì riposi lo stanco
guerrier…
Benedetto quel grido di
guerra
Ch’esce fuori da libero
petto!
Maledetto, per Dio,
maledetto
Chi nemico della Patria
servì!
Non ricopra un sol pugno
di terra
Ei sè stesso e la Patria
tradì…
Viva Italia che l’ama e
difende
Dagli artigli del tristo
e dell’empio,
Come vive per tutti
l’esempio
Che produce le mille
virtù:
Da quest’urna che tanto
risplende
Libertade si scriva, e
non più.
Evocate le innumeri
schiere
Dalla voce possente di
Dio,
E quest’urna,
coll’ultimo addio,
Facciam giuro di eterna
amistà;
Ed all’ombra di cento
bandiere
S’alzi un canto che
sempre vivrà…
Con
il ritiro della Costituzione da parte del Re Ferdinando II, proprio per aver
scritto e declamato in pubblico questa lirica, il giovane Del Greco venne arrestato
e incarcerato.
Liberale ed attendibile, sin dal 1848, appena proclamato il
Regno d’Italia fu dal ministro Liborio Romano mandato in qualità di
vice-governatore a Lanciano, ed in seguito a Caserta, per coadiuvare come
assessore per le operazioni demaniali il commissario Giacchi. Ma tragiche
sciagure famigliari, che gli privarono ad uno ad uno i figli, lo costrinsero a
tornare in patria.
Morì all’età di 66 anni, non prima di aver lasciato buona
parte del suo patrimonio a favore del nostro ospedale civile.
Proprio in onore di Camillo e del figlio, la Congregazione
di Carità decise di denominare la prima corsia dell’Ospedale “Angelo Camillo”,
in riconoscenza al benefattore vastese.
“Camillo
Del Greco, o Signori”, affermava il canonico Don Tito Giocondo Sirolli,
durante la messa funebre, “fu uno di quei
mortali, che la Provvidenza volta per volta fa sorgere in mezzo all’umanità per
sollevarne le sofferenze, tergere tante lagrime, ed accorrere con premura alle
sue bisogne. Sì questo illustre trapassato fu uno di quegli, che con coraggio
sopportando le vicende avverse di questa vita fugace, non venne mai meno alla
sua nobile missione, che fu quella sempre di spogliare dei loro cenci i poveri,
rivestirli ed alimentarli, di proteggere gli orfani, sostenere il pudore di
misere e pericolanti donzelle, e fornirle di suppellettili necessarie per un
modesto matrimonio; ovunque in fine scorgeva la necessità, egli accorreva colla
sua mano benefica”.
Sepolto nel camposanto vastese, sulla lapide venne scolpita
un’epigrafe dettata dal medico e letterato Giacinto Barbarotta, che
recitava:
QUI RIPOSA
STRETTO IN DOLCISSIMO AMPLESSO
CON CONCETTINA ED ANGIOLINO
SUOI AMATISSIMI FIGLI
CAMILLO DEL GRECO
DOTTORE IN LEGGI
CARO E PASSIONATO POETA:
EBBE IN VITA ANIMA GENEROSA E LIBERALE
AMÒ GRANDEMENTE I POVERELLI
E QUESTO SPEDALE CIVILE
EREDÒ MOLTA PARTE DELLA SUA RICCHEZZA:
AHI! IN QUANTO LUTTO IRREPARABILE
LASCIÒ LA VEDOVA CONSORTE
AURORA MASSARI:
GLI PREGA REQUIE SEMPITERNA
VISSE ANNI LXVI
MORÌ A DÌ XX OTTOBRE MDCCCLXXVIII

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