Il P.D. ha bisogno di recuperare partecipazione attiva per radicarsi e darsi credibilità.
Il Partito Democratico
non ha dato l’immagine di un soggetto politico pronto ad assumersi la responsabilità
del governo nazionale nell’assemblea tenutasi Sabato 14 Luglio u.s.; i diritti
civili sono certamente una cosa importante su cui dibattere ma adesso sono
quelli economici e sociali l’attualità sulla quale decidere e dare un segnale
di concretezza. I cittadini, da
un partito che si candida al governo della
nazione, questo si aspettano.
Il sostegno al governo
Monti ci costa e costerà parecchio in termini di consenso elettorale.
I troppi e continui
silenzi su misure durissime che hanno scalfito la tenuta finanziaria e la
credibilità democratica degli enti locali distruggendo la voglia di
protagonismo e d’impegno di tanti eletti nei comuni ed a breve, se non ci sarà
un salutare quanto necessario ravvedimento, delle province, i diritti
pensionistici acquisti ma lesi e violati, le prestazioni sanitarie sempre meno
certe, i trasporti pubblici sempre meno sicuri e precari soprattutto per le
classi meno abbienti, altro ancora che
volutamente sottaccio, hanno fatto il
paio con nessun credibile intervento teso ad incidere e ridurre i costi ed il
privilegi laddove sono reali, concreti e conosciuti.
Tutto ciò non ha portato ne porterà benefici al P.D.
Anche la timidezza su un
nuovo sistema elettorale che riporti il potere decisionale in capo al cittadino
elettore così come una riduzione del numero dei parlamentari, eliminazione
degli enti costosi ed inutili non faranno bene alla “salute” ed all’onore di un partito nato essere “democratico e riformista” che, ancora,
vorrebbe affidarsi a “primarie” senza regole e con un sistema di natura sovietica per “…selezionare
la classe dirigente.”
Non sono tifoso del sindaco
di Firenze Matteo Renzi, che contesto nel metodo ma affatto nel merito delle
questioni che solleva, e per questo ho anche sottoscritto l’appello di candidare
Pierluigi Bersani a premier promosso dal sindaco di Torino Piero Fassino ma
contesto vivamente il fatto che: 1)
ancora si pensi di risolvere tutto attraverso le primarie quando invece
andrebbero valorizzati gli iscritti dando un senso all’appartenenza, militanza
ed ai circoli che chiudono inesorabilmente nel territorio; 2) non si attui in
maniera netta la logica del numero massimo dei tre mandati per i parlamentari
con poche e motivate eccezioni quando poi, negli enti locali (regioni, province
e comuni) è tassativo il numero di due; 3) non si fissi formalmente nello
statuto e regolamenti, almeno per le cariche apicali, l’incompatibilità tra
eletto e dirigente di partito sia distinguere le funzioni ed i ruoli che
ampliare in concreto la partecipazione.
Come possiamo immaginare
un vero rinnovamento generazionale, non pilotato, se non mettiamo in atto
queste semplici elementari regole? Come sarà possibile tornare ad essere
credibili tra i cittadini se non aumentiamo i momenti di partecipazione vera
degli iscritti per dare senso e credibilità al partito?
Personalmente sono un
nostalgico della prima repubblica, credo ancora nella democrazia dei partiti
anche se rivisti e corretti, ritengo sia possibile recuperare credibilità
presso la pubblica opinione, trovare modi e metodi di sobrietà nella spesa per
la politica, nuovi protagonismi per i territori e le giovani generazioni ove
emergano meriti e capacità, ridare importanza al cittadino posto al centro
dell’azione politica ed istituzionale.
E’ giunta l’ora di
essere seri e concreti.
Non più professionismo
“nella” … ma per la politica” tesa al
servizio del cittadino. Non più gente che considera le istituzioni come “cosa
propria” ed in senso padronale ma come strumento al servizio della collettività
amministrata, non più selezione della classe politica affidata al caso, ai
soldi, alle furbate ed alle prepotenze ma al merito.
E’ utopia? Non lo so. Mi
batterò, dentro e fuori il mio partito, affinchè questi principi si affermino.
Camillo D’Amico
consigliere provincia e capogruppo
P.D. provincia di Chieti
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