UNA SFIDA PER CHIODI. L’ULTIMA, SE VORRÀ PASSARE ALLA STORIA
COME UN BUON PRESIDENTE.
La lezione viene dalla Storia e trova forse la sua più
felice espressione nella famosa affermazione di Mao Tse Tung: “Grande è la
confusione sotto il cielo. La situazione
è dunque eccellente”. Sulla scorta di questo precetto, secondo cui sono
proprio i periodi difficili ed imprevisti quelli forieri di tempi migliori e di
assetti politici e sociali di più lungo e stabile respiro, mi permetto dunque
rivolgere al presidente Chiodi un altro modestissimo appello
per esortarlo ad osare ciò che non è stato mai osato prima e a lanciare, nel
momento in cui il caos e la crisi
economica purtroppo dilagano, una sfida di modernità a tutto il mondo politico
economico e culturale abruzzese: ad osare di portare a compimento la vera,
grande riforma di cui l’Abruzzo ha effettivamente bisogno, la madre di tutte le
riforme possibili, cioè quella dell’impalcatura di governo del territorio
regionale. In altre parole la riforma dell’organizzazione politica ed
amministrativa dell’Abruzzo, sulla cui inadeguatezza si è detto e scritto anche
troppo, approfittando del dibattito suscitato dalle recenti misure approvate
dal Governo Monti in ordine alla riduzione del numero delle province e della
creazione delle città metropolitane. Il tema mi è caro e su di esso non ho mai
cessato di richiamare la cosiddetta classe politica regionale (sin dai tempi in
cui si parlava del Qrr, ovvero del Quadro di Riferimento Regionale), ma adesso
i tempi sono forse maturi per questo passo, che va certamente nella direzione
da tutti auspicata della rappresentanza effettuale ed organica (delle zone
costiere come delle zone interne), dell’efficienza amministrativa e del
contenimento delle spese. Chiedere al governo Monti ed al Parlamento, ove la
discussione si trasferirà a giorni, di iscrivere Chieti-Pescara nell’elenco
delle città metropolitane e ridisegnare di risulta la mappa della governance
del territorio (Province, Asl, Tribunali) secondo principi diversi da quelli
ottocenteschi tutt’ora imperanti, mi sembra sia l’impegno principale di cui la
Regione ed il suo presidente debbano farsi tempestivamente e convintamente carico,
anche correndo il rischio di dover confrontarsi a muso duro con campanilismi,
scimmiottature di antiche contese da “Secchia rapita”, che sono state sin qui
la zavorra che ha impedito il salto culturale di cui l’Abruzzo ha più che mai
bisogno.
Credo che se Chiodi avrà il coraggio di marciare in questa
direzione senza alcuna timidezza e senza timori reverenziali, coinvolgendo la
maggioranza e la stessa minoranza in Consiglio Regionale, la quale, a meno che
non voglia ritagliarsi un ruolo di retroguardia, dovrebbe capirne l’importanza,
sia il Governo che il Parlamento non potranno esimersi dal prenderne atto. Se
non vorrà o non riuscirà a farlo, avrà perso l’ultima, ma certo la più
importante, partita per passare alla storia come un buon presidente. Giuseppe Tagliente

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