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| Antonio La Verghetta nel suo ufficio, alla IATA a Montreal in Canada |
Antonio la Verghetta, 29 anni, laurea in lingue, manager alla prestigiosa IATA (International Air Transport Association) in Canada, dopo esperienze in Argentina e Australia. Parla Inglese, Spagnolo, Francese, Portoghese.
"Non penso di tornare in Italia - dice con amarezza - le opportunità sono scarse".
Antonio, che studi hai fatto?
Sono del 1983. Dieci anni fa,
nel 2002 ho preso il Diploma presso l’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri
di Vasto. Poi , mi sono iscritto presso l’Università La Sapienza di Roma, facoltà
di Lingue e Culture del Mondo Moderno, scegliendo come prima e seconda lingua
inglese e spagnolo, e terza il francese. L’impatto universitario non é stato
semplice. Città nuova, molto grande, responsabilità
e priorità a cui non si é abituati. Ma ho avuto la fortuna di iniziare
l’avventura romana con altri 3 ragazzi vastesi, con i quali abbiamo preso casa
insieme nel quartiere Monti Tiburtini. Nell’aprile 2007 mi sono laureato e
poco dopo è iniziata la mia avventura per il mondo, portandomi prima in
Argentina, poi in Australia e infine in Canada.
Tutto iniziò la primavera del
2007, quando decisi di mettere qualche soldo da parte per poter conoscere i
miei parenti in Argentina, a Buenos Aires. Riuscii nell’intento e ad agosto
viaggiai per un mese in Argentina, sia per visitare zii e cugini, che avevo
visto solo nelle foto di famiglia, che per conoscere i bellissimi paesaggi e
luoghi argentini. Durante quel mese mio cugino, poco più grande di me, mi
chiese, quasi per gioco, se mi sarebbe piaciuto rimanere e lavorare con lui
presso una ditta di Freight Forwarders ed agenti doganieri, proprio in Buenos
Aires. Gli dissi che sarei dovuto tornare comunque in Italia e pensarci un
attimo, dato che ero fresco di laurea e volevo organizzarmi bene. Però la sua
proposta fu talmente affascinante e suggestiva, che appena tornato a Vasto, mi
misi in moto per poter tornare in Sudamerica il prima possibile e cosi é stato.
Ad aprile (2008) ho
definitivamente deciso di provare, almeno come esperienza temporanea,
di lavorare con mio cugino, in un ufficio dove già avevo conosciuto i miei
futuri colleghi, che mi sembrava un ottimo trampolino di lancio, almeno per
forgiarmi ed imparare perfettamente una lingua straniera. Quando arrivai con un
volo solo andata a Buenos Aires, il 30 Aprile 2008, mi fermai in casa di
amici con cui avevo fatto conoscenza in precedenza, zona centrale, e iniziai a
lavorare solo dopo 2 giorni.
E’ stato un inizio duro?
Insomma fu difficile abituarmi
all’idea di non essere più un turista, ma essere un comune lavoratore/impiegato
di 24 anni, che viveva in una città enorme, e per di più, con l’obbligo di
iniziare una vita sociale stabile. Per fortuna, mi é andata bene, ed ho
conosciuto tante belle persone e fatto moltissime esperienze, viaggiando per il
paese argentino, stupendo, e non solo, ma anche in Uruguay, Cile, Paraguay e il
sud del Brasile. L’esperienza presso la compagnia di Freight Forwarders é stata
fantastica, ho conosciuto tanta gente che mi ha aiutato, ricordo con piacere il
mio capo che ogni 4 mesi mi mandava a dei corsi di specializzazione su carga
aerea, sistemi doganieri, merci pericolose. Tutte conoscenze che sicuramente mi
hanno aiutato nel mio future professionale. Però purtroppo, come tutti
sappiamo, la realtà argentina é ben differente dall’essere un paese stabile che
guarda al futuro, e quindi piano piano, la voglia di rimanere é venuta meno,
mentre la voglia di iniziare a fare una carriera internazionale, sempre più
grande, soprattutto per l’aspetto economico.
Allora iniziai a domandarmi
dove sarei potuto andare, in un paese che mi avrebbe permesso di vivere in un
ambiente piu tranquillo, sia dal punto di vista lavorativo che personale.
E così ti sei trasferito in Australia, a Perth la città dove si parla
vastese.
Sì. Dopo questa esperienza
argentina durata 3 anni, decisi di cambiare aria e di andare a Perth, dove già
ero stato anni addietro, però senza mai pensare minimamente un futuro da
immigrante. Scelsi Perth non solo perché già conoscevo la cittá, ma anche perchè,
come la grande maggioranza dei vastesi, ho dei parenti che mi aiutarono le
prime settimane del mio soggiorno, per potermi stabilizzare, cercare un lavoro
e poi una casa o appartamento da affittare, e cosi fu. Il 10 Marzo partii da
Buenos Aires verso l’Australia, con un visto di 1 anno (working holiday), con
scalo a Sydney prima, poi 3 giorni a Melbourne, e poi ancora fisso a Perth per
iniziare la nuova avventura. Anche li l’inizio non é stato facile, abituato al
caos della grande metropoli ai ritmi più calmi di una città più piccola;
soprattutto il trovare lavoro, in un settore di mia competenza, quello del
trasporto e commercio internazionale, non é stato semplice. Dopo 1 mese di
ricerche, mi offrirono un contratto per 10 mesi presso una azienda di logistica
e commercio internazionale, la
CTI Logistics (dove uno dei direttori é figlio di Vastesi, di
grande aiuto!), lavorando come coordinatore logistico per una grande azienda
australiana. E, sinceramente, questa é stata una esperienza di lavoro che mi ha
fatto maturate tantissimo, non solo perchè ci si alzava alle 5 del mattino per
iniziare alle 6, ma anche per il fatto di trovarsi in un ambiente di lavoro
completamente diverso dal precedente, dove le 8 ore si lavorano piene,
seriamente, con dei colleghi disponibilissimi e una organizzazione invidiabile.
Purtroppo per me, i direttori dell’azienda non hanno avuto l’opportunità di
cambiarmi il visto dal vacanza-lavoro, ad uno permanente, e quindi, sapendo ciò,
iniziai a cercare qualcos’altro, sia in Australia, che all’estero.
E scaduto il visto di un anno per l’Australia, sei approdato alla IATA
in Canada.
In effetti quando mi ritrovai
senza un visto permanente in Australia, senza una persona che volesse
sponsorizzarmi, decisi di mandare CV ad altre compagnie internazionali, senza
badare troppo alla locazione geografica, ed dopo un paio di mesi, iniziarono le
chiamate con la IATA
dagli uffici di Montreal. La selezione é stata lunga, più di un mese, però ne é
valsa la pena, dato che ho realizzato uno dei miei sogni, lavorare nell’ambito
dell’aviazione. In verità già in passato avevo mandato dei curriculum, quando
vivevo in Argentina, alla IATA (Associazione Internazionale del Trasporto
Aereo), ed ebbi anche un colloquio che non fu positivo. Però questa volta era
differente. Io ero cresciuto, maturato sia come persona che come professionale,
e sentivo che probabilmente, una seconda chance per accedere ad un colloquio ci
sarebbe stata, e cosi é successo. Mi chiamarono per dei colloqui telefonici,
poi si trasformarono in video conferenze, poi iniziarono a chiedere delle
referenze, e per ultimo, incredibilmente, arrivò l’offerta di lavoro! Quando
feci la domanda, il posto di lavoro era a Montreal, in Canada, e il lavoro
consisteva nell’essere un Rappresentante di Marketing e Servizi commerciali con
delle esperienze nel settore cargo (fatte in precedenza nel primo lavoro a
Buenos Aires, dove feci vari corsi di cargo). Contentissimo, ricordo aver
svegliato mia madre in piena notte italiana per informarla della buona notizia,
e da lì le cose cambiarono radicalmente. L’organizzazione pensò a tutto: il
visto di lavoro, ottenuto più o meno in un mese, e poi mi mandarono un
biglietto solo andata in classe business per Montreal. Non riuscivo a credere
cosa stesse succedendo. Però in fondo, penso che dopo i tanti sacrifici e
kilometri fatti, me lo ero anche meritato. Arrivai in Canada il 24 maggio 2011,
ed il giorno dopo ci fu la mia presentazione in ufficio, dove mi ricevettero
molto cordialmente facendomi sentire a mio agio, come se fossimo già colleghi
da tanto tempo. Una volta in IATA, mi ritrovai in un mondo completamente
differente, lavorando in un grattacielo altissimo, 6 piani tutti per
l’organizzazione, più di 300 impiegati nell’ufficio di Montreal ed altri 1000
per il mondo, fatto di professionisti di alto livello, di tutte le culture e
razze, ed il mio dipartimento non é l’eccezione. La mia manager é polacca, i
miei colleghi sono cinesi, indiani, sudamericani, canadesi o franco-canadesi,
come piacciono essere chiamati qui nello stato del Quebec, europei, africani,
di tutto insomma. Non sono l’unico Italiano, anche se nel mio team, o meglio,
nel mio piano, lo sono.
Quali lingue parli e
come le hai imparate?
Per fortuna sono sempre stato
portato, fin da bambino, forse per curiosità, ma ho la fortuna di poter parlare
5 lingue. L’italiano come lingua madre, anche se ultimamente faccio fatica
(chiedere ad amici e genitori) l’inglese e lo spagnolo come lingue fluenti, e
francese e portoghese come lingue basiche. Iniziai a studiare anche l’arabo, ma
ultimamente non ho molto tempo a disposizione, e quindi ho lasciato con una
conoscenza pari a zero. Le lingue, come sempre dico, si imparano sul posto;
ovvio che anni di scuola o università aiutano, però se non si é a contatto
tutti i giorni con la lingua, poi si perde e si fa fatica a ricordare ciò che é
stato studiato nell’ora di lezione a scuola. Ho avuto la fortuna di viaggiare a
più riprese in Australia quando ero ragazzino, quindi li gia iniziai a
masticare l’inglese in maniera decente, poi perfezionato con l’ultima
esperienza nel 2010, e cosi é stato per lo spagnolo. Gli anni in Argentina sono
stati di grande aiuto per poter migliorare e perfezionare sia il lessico che
l’accento (quando parlo spagnolo tutti mi scambiano per un argentino ed i miei
amici mi prendo in giro). Per quanto riguarda il francese, lo studiai 5 anni
nella scuola superiore, ed ora qui a Montreal lo parlo quasi tutti i giorni,
per i negozi o con le persone del posto, dato che vivo nel Canada francofono, e
piano piano sta migliorando. Il portoghese non l’ho mai studiato, ne ho vissuto
in Brasile o Portogallo, però quando hai basi solide di italiano e spagnolo, si
capisce e in qualche modo riesci a comunicare con le persone o clienti, nel mio
caso qui in ufficio. Oggigiorno essere poliglotta puó essere visto come un
vantaggio se si é in cerca di lavoro, e qui nel mio lavoro me ne sono reso
conto alla perfezione.
In che cosa consiste il
tuo lavoro ?
Come già accennato in
precedenza, il mio posto, tradotto in italiano, é come rappresentante o “coordinatore
di marketing e servizi commerciali”, una delle tante divisioni che
costituiscono IATA. Il mio lavoro consiste in una comunicazione giornaliera con
le compagnie aeree o clienti privati a riguardo delle varie pubblicazioni che la IATA offre, annualmente o
mensilmente, per lo più riguardanti regolamenti su merci pericolose, manuali per piloti o
personale dell’aeroporto, data, informazioni sul traffico aereo, e cosi via
(abbiamo più di 70 pubblicazioni in lista). Il lavoro può essere tradotto anche
come “Agente di vendita”. Però ho anche altre responsabilità che sono : prendere
parte a vari progetti; aiutare colleghi di altri dipartimenti, soprattutto nel
training, mettendomi in comunicazione con istituti soci della IATA per diverse
proposte di collaborazione; insegnare il lavoro a nuovi colleghi di lavoro; comunicazione
intensiva con il dipartimento di finanze ecc. Diciamo che é un lavoro dinamico,
con un team di lavoro efficiente ed amichevole, dove non ci si annoia mai e
soprattutto si cerca sempre di non abbassare mai la guardia e di metterci tanta
passione.
Il tuo è un ambiente
internazionale, da italiano come ti trovi?
Mi trovo bene, lo devo
ammettere. Essere stato fuori tanto tempo mi ha aiutato per poter integrarmi
alla perfezione in questo ambito internazionale di alto livello. A volte
ovviamente ci si trova meglio con un altro italiano, parlando di tutto, o si
cerca di fare amicizia con persone che comunque hanno qualcosa in comune con
te, che sia il calcio, la lingua o altre piccolezze, però alla fine, ci si
rispetta tutti di egual maniera, senza fare caso al colore della pelle, lingua,
accento, ecc. Ho fatto amicizia con tante persone, con alcuni ci si vede fuori
per una birra o per andare a vedere un evento sportivo o per un incontro il
fine settimana per passare il tempo e non solo parlare di lavoro. Sono contento
sotto questo punto di vista, ed é impagabile perché si ha una mente più aperta
e c’e più tolleranza.
Tu lavori in un campo
particolare, come hai fatto per acquisire le giuste competenze?
Le giuste competenze sono state
acquisite attraverso delle varie esperienze precedenti al mio approdo alla
IATA; é stato importante aver seguito dei corsi di commercio internazionale, gestione
di merci pericolose e di carga aerea quando ero a Buenos Aires, con rilascio di
certificati internazionali, e poi aver lavorato per una azienda di alto profilo
in Australia, avendo l’opportunità di gestire cose e persone. Tutto ciò fa si
che il CV cresca di valore, e che anche grandi organizzazioni internazionali,
come IATA, buttino un occhio sulle abilità e caratteristiche. Nel mio caso, il
fattore passione per l’aviazione commerciale, ha anche avuto un ruolo
determinante. Era uno dei miei sogni lavorare qui, e forse, le persone che mi
fecero il colloquio, se n’erano accorte.
Che progetti hai
per il tuo futuro?
Non lo so ancora. Per il
momento continuerò qui per un altro anno e mezzo almeno (per mia fortuna il mio
contratto di lavoro é permanente), però devo essere sincero, vivere qui in
Canada é dura soprattutto quando arriva l’inverno e le temperature scendono a
-30 gradi con 1 metro
dei neve fuori e ghiaccio sui marciapiedi per quasi 6 mesi. Il progetto di
tornare in Australia é sempre presente, ed ora con questa esperienza di lavoro
qui alla IATA, avrei forse piu possibilitá nell’ottenere un visto di lavoro,
però bisogna andare piano, organizzarsi bene e prefissarsi priorità. Una cosa é
certa, non penso tornare in Italia, mi dispiace ammetterlo, però in questo
momento non c’e un futuro roseo e le opportunità sono scarse.
E con Vasto come la
metti?
Vasto é sempre nei miei
pensieri, a volte meno, a volte di più, é la città dove sono nato, cresciuto e
dove ho i miei genitori, nonni ed amici. Il Natale scorso ho avuto un piccolo
shock, quando tornai a casa dopo quasi 3 anni, mi ero abituato nello stare
solo, lontano dagli affetti vastesi, e lontano da occhi indiscreti. Però tornai
felice, ero contento riabbracciare tutti, e soprattutto passare un Natale in
famiglia dopo tanto tempo. Poi ci ho preso gusto e sono tornato proprio a fine
giugno per 8 gg; la costa soleggiata con tutti gli ombrelloni aperti che si
vede dal belvedere, é un immagine che porterò sempre nei miei ricordi, e che
difficilmente potrò ritrovare in un altro posto nel mondo.
Cosa consigli ai giovani
che intraprendono l’università o sono in cerca di lavoro?
il mio consiglio é quello di
mettercela tutta per inseguire i vostri sogni, di non pensare che sia troppo
difficile, o troppo lontano, o troppo rischioso; le opportunità vanno e vengono
ma quelle che contano sono veramente poche. Per raggiungere mete importanti
bisogna fare dei sacrifici grandi, organizzarsi, avere voglia, osare.
L’università é un trampolino di lancio sempre più corto, non basta a volte per
ottenere un buon lavoro o fare carriera, pero le esperienza di vita si contano
molto, e se si ha la voglia di provare fuori, non bisogna aver paura ma farsi
coraggio e sapere che un giorno quei sacrifici sono valsi la pena ed hanno dato
i loro frutti. Sono a conoscenza delle difficoltà ttuali per chi cerca lavoro,
pero l’unica cosa che posso dire, é di non scoraggiarsi, di continuare a
cercare, rimboccarsi le maniche quando sia necessario ed in questo modo
costruirsi esperienze che possono valere qualcosa di piùimportante in futuro.
Antonio La Verghetta è l'esempio concreto di una persona dinamica che cerca di farsi strada nel difficile mondo del lavoro. Un motivo ricorrente in queste interviste è che all'estero se sai fare un lavoro ed hai voglia di impegnarti, prima o poi vieni premiato. Auguri Antonio!
NICOLA
D’ADAMO

1 commento:
Chi esce riesce. Bravo Antonio!
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