di LINO SPADACCINI
Riccio de Parma
In un volume pubblicato agli inizi del ‘600, sono
riepilogate le posizioni degli storici in merito alla patria di Riccio da
Parma: “Riccio da Parma dal Cantalicio:
il Riccio Parmigiano è chiamato dal Guicciardini: Riccio da Parma, dal Giovio:
Capo il Riccio da Parma da Mambrino: da Bonaventura Angeli Ferrarese, nel primo
libro dell’Historia della città di Parma, è chiamato Riccio Parmigiano, e in
questo libro è detto Pietro Riczio da Parma”. Troppe le discordanze che non
aiutano a far chiarezza. In questa confusione generale, in mancanza di dati
certi, e magari spinti dalla voglia di fregiarsi della paternità di un eroe, si
è cercato da più parti, di mostrare i propri documenti inoppugnabili per
avvalorare le proprie tesi.
avvalorare le proprie tesi.
Prima di soffermarci sulle ragioni vastesi, analizziamo
quelle di Soragna, in quanto godono di maggior credito.
Secondo alcuni storici, Riccio da Parma è riconducibile a
Domenico De’ Merenghi. Il suo nome di cavaliere gli deriva dal padre Pietro,
noto come “Riccio da Soragna” o “Riccio da Parma”. Molto probabilmente, proprio
insieme al padre, nel 1495, ha preso parte alla battaglia di Fornovo. C’è chi
afferma che abbia combattuto nel 1487 alla battaglia di Pescocostanzo. Al
servizio di Ludovico Sforza, prese parte alla battaglia di Novara, al fianco di
Bartolomeo Colleoni, col nome di “Riccio da Parma”. Successivamente si trasferì
a Roma al servizio di Prospero Colonna, all’epoca alleato degli spagnoli. Nel
1505, dopo la Disfida di Barletta, tornò a Parma. Fu per alcuni anni al
servizio del marchese di Mantova Francesco II Gonzaga, combattendo con lui come
capitano di diverse truppe armate. Nel 1521 partecipò alla difesa di Parma
assediata dalle truppe francesi e veneziane, come testimonia lo stesso
Francesco Guicciardini, all’epoca “governatore speciale” della città assediata.
Morì poco dopo stroncato da un’epidemia di peste.
Per onorarne la
memoria il Comune di Parma nel 1882 gli intitolò una via e lo stesso fece
quello di Soragna, dedicando al suo nome le scuole elementari del capoluogo e
la piazzetta attigua a piazza Garibaldi, mentre in seguito a una pubblica
sottoscrizione, nel 1888, fu collocata una lapide marmorea con la
seguente epigrafe:
SORAGNA / RICORDA CON ORGOGLIO / DOMENICO DI PIETRO DE’
MERENGHI / DETTO RICCIO DA PARMA / CHE ILLUSTRO’ QUESTA TERRA / NELLA CELEBRE
DISFIDA DI BARLETTA / 13 FEBBRAIO 1503 / TRA I TREDICI CAMPIONI / CHE AL
COSPETTO DI FRANCIA E SPAGNA / VINCITORI ALZARONO / IL PATRIOTTICO GRIDO / VIVA
L’ITALIA VIVANO GLI ITALIANI / 1888.
“Alta voce leverò
contro la usurpazione, che alla gloria de’ Vastesi nel militar rinome si farà”.
Con queste parole lo storico Luigi Marchesani, introduceva, nella sua “Storia di Vasto”, la figura del valoroso
cavaliere. Tutti gli storici vastesi parlano di “saldi documenti”, vediamo
quali sono.
Virgilio Caprioli, archeologo e giureconsulto, che nacque
nel 1548, ricordando nei suoi manoscritti la clamorosa vittoria degli italiani,
affermava che alcune persone ancora viventi, avevano conosciuto il Riccio nel
Vasto e che Parma era il suo cognome, come cantò nel “De bis recepta
Parthenope Gonsalviae” (Napoli, 1506) il Cantalicio, poeta
descrittore del combattimento: “Riccius e
Parma insignis, qui gloria Vasti”. Bisogna ricordare che lo stesso Virgilio
Caprioli, avrebbe potuto ricevere oralmente le notizie del valoroso guerriero e
della giostra cavalleresca, da Costantino, suo zio, che all’epoca aveva 13
anni, oppure da Tullio suo padre, che all’epoca ne aveva nove.
Lo storico Nicola Alfonso Viti, vissuto a Vasto nel 1644,
apprese le notizie dagli scritti del Caprioli e dalla tradizione, ritenendo
anch’egli essere stato il Riccio cittadino vastese, confortato dalle notizie
riportate sul libro di Estimo della nostra Università, nel quale erano
annotate, tra i beni di Carlo Bassano, alcune calcare di embrici alla marina, quae fuerunt Riccii de Parma. Gian Battista Pacichelli, nel 1640, ne Il Regno di Napoli in prospettiva, scrisse essere stato Riccio de
Parma “generoso cittadino vastese, di
famiglia Parma”.
Ma la prova evidente la troviamo nel libro matrimoniale
della Parrocchia di S. Pietro, dove al foglio 97, si legge: “A di 4 maggio 1602. Io D. Giulio Cesare de
Gregoriis, Preposto di S. Pietro del Vasto, ho affidato e sposato con dargli la
sacerdotal Benedizione della Messa, Pietro figlio di Paulo di Riccio de Parma,
et Aurelia figlia di Bartolomeo di Giurra di Ortona, non essendoci stato
impedimento alcuno Canonico conforme al Santo Concilio Tridentino, presenti
Gio: Tommaso Pelliccia, Pietro figlio d’Alfonso Stanziano, Sante di Fratenozze,
Gio: Antonio Maglione di Lanciano Sacristano et altri”. Ovviamente non è
detto che essendo vastese il nipote, debba esserlo anche l’avo ma, come ricorda
Pietro De Luca, in uno scritto in dimostrazione che Riccio de Parma sia
vastese, “Ed in vero chi voglia perdere
la pazienza di leggere tutti gli atti di matrimonio registrati nel su citato
libro parrocchiale, chiaramente vedrà che di rado il Prevosto faccia menzione
del nome del padre di chi si sposava, non mai di quello dell’avo. Ora perché,
diciam noi, il Signor de Gregoriis con tanta precisione ricorda nel sol
matrimonio di Pietro da Parma, il di costui padre Paolo e l’avo Riccio?”.
La motivazione è che abbia voluto ricordarlo in omaggio alla memoria del
valoroso guerriero, che tanto lustro aveva dato alla comune terra natia.
Lino Spadaccini
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| Corso de Parma agli inizi del 900, da S. Giuseppe. La via fu allargata demolendo le case a destra, nella foto. (Da Vastocard di Ida Candeloro) |

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