venerdì 13 aprile 2012

Carlo d'Aloisio da Vasto, pittore e incisore, a 120 anni dalla nascita


di Lino Spadaccini

Centoventi anni fa, il 13 aprile 1892 da Luigi e Lucia Jecco, nasceva il pittore e incisore Carlo D’aloisio da Vasto.
A breve distanza dalla ricorrenza del 40° della morte, nel novembre scorso, torniamo nuovamente sulla figura di questo grande artista del ‘900, vanto della nostra città e, in un certo senso, grande promotore del nome e dell’immagine di Vasto, innanzitutto attraverso quel “da Vasto” aggiunto alla firma, segno inequivocabile delle sue origini, e in secondo luogo attraverso le sue tante opere, conservate in musei e collezioni private, che ritraggono, ed esaltano, la nostra bella città, il nostro territorio, il nostro Abruzzo, da lui tanto amato “come un figlio ama la propria Madre”.
Sin da ragazzo, Carlo si dedica con
passione all’arte da autodidatta, seguendo il suo istinto, il suo temperamento, le sue emozioni. I risultati sono egregi e il giovane artista ha modo di esibire il frutto di quei primi anni in due mostre, a Castellamare Adriatico (Pescara) e Ortona.
Anche la sua città, patria dei Palizzi, Smargiassi e Laccetti, segue con interesse i passi e i progressi del promettente artista, tanto che nel 1909, con il D’Aloisio appena sedicenne, il periodico Istonio, diretto da Emilio Monacelli, si esprime in questi termini: “Il giovanetto Carlo D’Aloisio, figlio dell’ing. Luigi, di Vasto, animato dal suo vivo sentimento artistico, e senz’altro maestro che la natura, si è da qualche tempo dedicato  ̶  nel silenzio delle pareti domestiche, o nella solitudine dei campi, o dinanzi alla solennità maestosa del mare  ̶  alla riproduzione di fiori, di piante, d’animali, di figure, di paesaggi, di marine, ad acquerello, a pastello colorato, a penna con una virtù assimilatrice ed una facilità di esecuzione quasi meravigliosa in un autodidatta appena sedicenne. Ora il bravo giovinetto, che prenderà quanto prima anche il pennello, è venuto nella determinazione di aprire una mostra de’ suoi lavori in Castellamare Adr., nel padiglione La Venere. E bene ha pensato, perché egli, che ama l’arte con tutto l’entusiasmo vergine e fervido della sua età, sbocciante all’opera della vita, non potrà non attrarre e fermare su di sé, e sulla sua volontà, e sulle sue attitudini, e sui quadretti in cui raccolgonsi tutti i palpiti e tutti i sogni della sua anima giovanile, assetata di bellezza, l’attenzione della eletta colonia del più aristocratico centro balneare del litorale abruzzese”.
Dopo i primi incoraggianti esordi espositivi, il giovane artista lascia la sua casa di Vasto alla volta di Roma, dove maggiori sono le possibilità di successo e di lavoro. D’Aloisio cerca di affinare, con costante impegno, le varie tecniche e sente parlare per la prima volta dell’incisione su legno. Incuriosito, chiede spiegazioni al suo professore d’italiano, e prova egli stesso ad incidere, utilizzando alcune rotelline ritagliate dai piedi di un vecchio tavolino di sua casa. In questo modo, nel 1910, nascono opere come “Prima neve”, “Gregge sotto la pineta”, “Uscita di barche”, “Vela latina” e “Natale d’Abruzzo”. Prime opere e primi successi, che gli valgono il lasciapassare per la collaborazione con riviste quali “Il Romanzo dei piccoli”, “La rivista d’oggi” e “L’Attualità”.
Grazie ad un eccellente gusto decorativo e all’innata disposizione per il disegno, gli consentono di realizzare pregevoli disegni a penna e xilografie per libri e riviste. Di questo periodo ricordiamo “Le vele” (1914), “La lampada” (1913), “Gli invalidi del mare” (1916) e le diverse copertine realizzate nel 1916 per l’Emporium (fig.1, 2). Sempre per la nota rivista d’arte, a corredo di un interessante articolo dedicato a Vasto, dal titolo “L’arte medievale in una bella cittadina d’Abruzzo”, pubblica i disegni di due simboli della sua città natale: quello del portale della chiesa di San Pietro e quello della cattedrale di San Giuseppe (fig.3, 4).
Molto interessanti le due caricature satiriche pubblicate alla fine del 1915 per il numero unico “A beneficio delle famiglie dei richiamati”, curato, tra gli altri, da Nicola D’Aloisio, fratello maggiore di Carlo. Nel primo (fig.5), due marinai, con la pipa in bocca, scambiano un breve dialogo:
        Così non si sono fatte più vive le navi austriache?
        Eh, la paura di cadere in bocca al lupo, le à fatte rinchiudere nelle bocche… di Cattaro! (insenature della costa dalmata del Montenegro).
Nel secondo (fig.6),  per la poesia “Stornelli di guerra” del poeta romano, Trilussa, un allegro bersagliere impugna il suo fucile come una chitarra, tra le pallottole  che gli volano intorno.
Per il fratello Nicola, Carlo D’Aloisio realizza, nel 1919 la copertina per la monografia dedicata al poeta e critico letterario Fausto Maria Martini.
Nel 1918 raccoglie in un album dodici incisioni su legno da motivi di guerra, e due anni più tardi, realizza dodici xilografie, raccolti in cartella, in cento esemplari tirati a mano e acquerellati, dedicati alla “Terra d’Abruzzo”: molto suggestive e di rara bellezza “La comara”, “La vela”, “Scanno”, “Il pastore”, “I promessi sposi”, “Il ritorno” e “L’arcolaio”, che oltre ad esprimere il grande amore per la propria regione, evidenziano una decisa maturazione della tecnica. Alle prime dodici xilografie, se ne può aggiungere di diritto una tredicesima, “I pellegrini”, molto bella è suggestiva.
Negli anni venti il D’Aloisio vince due importanti concorsi artistici: uno per la testata del nuovo bisettimanale “Le Forze Armate” (fig.7), diretto dal Generale Guerrini del Ministero della Guerra; l’altro per il marchio editoriale della Società Editrice “Unitas” di Milano: su duecento concorrenti, ai cinque premi stabiliti dalla commissione aggiudicatrice, si classifica al terzo posto. Altro prestigioso incarico ricevuto è quello di illustratore ufficiale dello Studio Editoriale Genovese. Di particolare bellezza sono il disegno per la copertina, e per la quarta di copertina, realizzati per il romanzo “Calcutta nell’intimità”, di G.F. Checcacci (fig.8, 9), e la copertina per “Verdi raggi e penombre” di Aldo Martinelli.

Lino Spadaccini
fig.1

fig.2

fig 3

fig. 4

fig. 5

fig. 6

fig.7

fig 8


fig. 9

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